A Palazzo Ricchieri il Novecento di Mario Moretti: Pordenone gli dedica una retrospettiva

Nel museo civico un percorso tra dipinti, sculture e disegni dell’artista pordenonese. La mostra resta aperta fino al 21 settembre con due date straordinarie.

07 luglio 2026 22:45
A Palazzo Ricchieri il Novecento di Mario Moretti: Pordenone gli dedica una retrospettiva -
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Palazzo Ricchieri riporta al centro della scena culturale cittadina una figura che ha segnato in modo profondo l’arte pordenonese del secolo scorso. Nelle sale del Museo Civico d’Arte è stata allestita la retrospettiva “Mario Moretti. L’estro disciplinato dall’arte. Pitture, sculture, disegni”, visitabile fino al 21 settembre.

Per Pordenone si tratta di un appuntamento che ha anche un valore identitario: la mostra rilegge il lavoro di un artista legato alla città fin dalla giovinezza e ne ripercorre la ricerca attraverso tecniche e stagioni diverse, dalle prove iniziali degli anni Trenta agli esiti più maturi.

L’iniziativa è promossa dal Comune e prodotta dall’Archivio Moretti. Si inserisce nel cammino con cui la città continua a costruire il proprio profilo culturale in vista del 2027, riportando l’attenzione su un autore che appartiene in modo pieno alla storia artistica locale.

Un itinerario tra pittura, scultura e disegno

La rassegna, curata da Giancarlo Pauletto, Riccardo Moretti e Patrizio De Mattio, mette insieme i diversi linguaggi frequentati dall’artista. Il percorso è costruito per mostrare la coerenza del suo lavoro, capace di tenere uniti slancio creativo e controllo della forma.

Nelle sale trovano spazio dipinti, opere plastiche e fogli che restituiscono la varietà della sua produzione. Il titolo scelto per l’esposizione richiama proprio questa cifra: una libertà espressiva sempre accompagnata da disciplina compositiva.

Tra i nuclei più intensi figurano i lavori eseguiti durante la prigionia nei campi di concentramento tedeschi nella Seconda guerra mondiale. Disegni e acquerelli nati in quel periodo vengono proposti come testimonianza diretta di una vicenda umana drammatica, ma anche come segno della funzione dell’arte nella memoria personale.

Le aperture del museo nei primi giorni

Per consentire al pubblico di visitare subito l’esposizione, il museo ha programmato due giornate aggiuntive di apertura mercoledì 8 e giovedì 9 luglio, dalle 15 alle 19. Al di fuori di queste date, Palazzo Ricchieri segue il consueto calendario con accesso il venerdì, il sabato e la domenica.

La scelta punta a favorire una partecipazione più ampia in una fase iniziale della mostra, in un’estate che per i Musei Civici di Pordenone prevede anche altri appuntamenti tra visite guidate, laboratori e iniziative rivolte al pubblico.

Il progetto video e la rete cittadina

Accanto alle opere è stato inserito anche un contenuto multimediale dedicato alla biografia e al percorso artistico di Moretti. Si tratta di un video-podcast proiettato in una sala vicina a quelle espositive e realizzato dall’Istituto Flora nell’ambito del progetto “La cultura che cura”.

Al lavoro hanno partecipato il Centro diurno disturbi alimentari e la Pediatria dell’Ospedale di Pordenone. Fanno parte della rete anche Asfo, Cro e lo stesso Istituto Flora, insieme al Teatro sociale di comunità, alla Scuola in Ospedale del Soroptimist, all’Usci e all’Adao, dentro il quadro dei progetti territoriali collegati al dossier per Pordenone 2027.

Alla realizzazione del contributo hanno collaborato inoltre la dottoressa Mariaelena Porzio della Fondazione Radio Magica, il professor Giuseppe Losapio dell’Istituto Kennedy e la professoressa Paola Danelon del Liceo artistico Galvani con i loro studenti. La voce del video è di Martina Mazzini.

Un ritorno alla memoria culturale della città

Nel corso dell’inaugurazione è stato letto anche un ricordo dedicato a Mario Moretti, firmato da Alessandra Merighi, che si affianca ai materiali raccolti per il progetto audiovisivo. Un ulteriore tassello che accompagna il visitatore oltre la semplice visione delle opere.

La mostra rappresenta così non solo una retrospettiva d’arte, ma anche un’occasione per rileggere un pezzo della storia culturale di Pordenone attraverso uno dei suoi interpreti più riconoscibili. Per chi frequenta il centro storico in queste settimane, Palazzo Ricchieri diventa uno dei luoghi in cui la città prova a raccontare sé stessa partendo dai suoi artisti.

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