Anna Chiti, il dolore del padre a Nordest24: «Voglio verità e giustizia» | VIDEO

A Nordest24 il papà di Anna Chiti racconta il dolore, il ricordo della figlia e la richiesta di verità e giustizia.

09 aprile 2026 21:27
Anna Chiti, il dolore del padre a Nordest24: «Voglio verità e giustizia» | VIDEO -
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Mercoledì 8 aprile 2026, alle 20.30 su Nordest24, è andata in onda una puntata intensa e carica di emozione che ha riportato al centro dell’attenzione pubblica una delle vicende più dolorose degli ultimi tempi. Nel corso della trasmissione, Patrick Ganzini ha intervistato il padre di Anna Chiti, Umberto Chiti, dando voce a un dolore che, a quasi un anno dalla tragedia, resta immenso e impossibile da colmare.

L’intervista ha ripercorso la storia di Anna, la ragazza morta a soli 17 anni durante il suo primo giorno di lavoro su un catamarano a Venezia. Una vicenda che aveva sconvolto l’opinione pubblica fin dai primi momenti e che ancora oggi solleva interrogativi, richieste di verità e una forte domanda di giustizia.

Nel corso della puntata, Patrick Ganzini ha ricostruito i fatti che portarono alla morte della giovane. Era un sabato pomeriggio di maggio del 2025, quando Anna si trovava a bordo di un catamarano nella laguna veneziana. Secondo quanto ricostruito, la ragazza aveva in mano una cima mentre l’imbarcazione si stava avvicinando al pontile.

In quei momenti concitati, Anna sarebbe finita in acqua. La ragazza era riuscita a riemergere e a tentare di avvicinarsi nuovamente alla barca, ma la cima che teneva con sé si sarebbe attorcigliata al corpo e sarebbe stata poi agganciata dall’elica in movimento, trascinandola sott’acqua. L’autopsia, come ricordato in trasmissione, ha poi stabilito che la causa della morte fu l’annegamento.

Una dinamica terribile, che ha lasciato aperti molti interrogativi e che continua a pesare profondamente su una famiglia distrutta.

I passaggi più toccanti dell’intervista sono arrivati quando a parlare è stato Umberto Chiti, accolto in studio con grande rispetto e partecipazione. Le sue parole hanno restituito in modo diretto e doloroso il vuoto lasciato dalla perdita della figlia.

Il padre di Anna ha raccontato come, da quel giorno, la sua esistenza sia cambiata per sempre. Non una vita nuova, non una vita diversa, ma semplicemente una condizione di sopravvivenza quotidiana, segnata dall’assenza e dall’impossibilità di trovare pace.

Con voce rotta dall’emozione, ha ricordato come Anna fosse vicina ai suoi 18 anni, un compleanno che stava già immaginando e preparando con entusiasmo. Invece della festa, la famiglia si è ritrovata a portare in cimitero palloncini e fiori, con il blu del mare scelto come simbolo di un legame fortissimo che la ragazza aveva sempre avuto con l’acqua.

Uno dei temi centrali emersi durante l’intervista è stato il rapporto profondo tra Anna e il mare. Non si trattava di una semplice passione adolescenziale, ma di qualcosa di radicato nella sua storia familiare.

Umberto Chiti ha spiegato che la loro è una famiglia di sommozzatori professionisti e operatori subacquei. Anna era cresciuta in questo ambiente, seguendo il padre fin da piccola, vivendo il mare come una dimensione naturale della propria vita. Proprio per questo, ha raccontato il genitore, risulta ancora più difficile accettare una morte avvenuta in quel contesto.

Il padre ha ricordato che Anna era anche apneista e un’ottima nuotatrice. Pensare che sia morta annegata resta per lui un pensiero insopportabile, qualcosa che non gli dà pace e che rende ancora più profonda la ferita.

Tra i momenti più intensi della serata c’è stato anche il ricordo del loro legame. Patrick Ganzini ha chiesto a Umberto Chiti di raccontare il rapporto con la figlia, e da lì è emersa l’immagine di un rapporto fortissimo, aperto, confidenziale.

Anna, ha spiegato il padre, lo considerava il suo “supereroe”. Era a lui che si rivolgeva per sentirsi protetta, rassicurata, accompagnata nelle esperienze della vita. Un rapporto che oggi rende il dolore ancora più lacerante, perché a mancare non è soltanto una figlia, ma una presenza quotidiana, piena di fiducia, amore e futuro.

Le parole del padre, interrotte più volte dalla commozione, hanno dato il segno di una sofferenza ancora totalmente viva, che il tempo non è riuscito ad attenuare.

Durante la trasmissione è stato affrontato anche uno degli aspetti più delicati dell’intera vicenda: il motivo per cui Anna si trovasse quel giorno su quella barca e quale ruolo dovesse realmente svolgere.

Secondo quanto riferito dal padre, la ragazza sarebbe dovuta essere lì solo per fare da interprete, grazie alla sua ottima conoscenza delle lingue straniere. Anna, infatti, parlava quattro lingue e aveva una preparazione notevole in inglese, con certificazioni e competenze che la rendevano perfettamente in grado di svolgere quel compito.

Umberto Chiti ha spiegato di aver sempre pensato che la figlia fosse stata coinvolta per un supporto linguistico, considerato che a bordo c’era un gruppo di turisti stranieri. Da qui il suo sconcerto nel vedere poi che Anna si trovasse invece impegnata in manovre operative a bordo, con una cima in mano durante le fasi di attracco.

Nel corso dell’intervista, Patrick Ganzini ha toccato anche il tema del contratto di lavoro, evidenziando come uno degli aspetti emersi nelle indagini riguardasse l’eventuale assenza di una posizione regolare.

Su questo punto Umberto Chiti ha preferito mantenere prudenza, spiegando che la vicenda è seguita dagli avvocati della famiglia e che molti aspetti dell’istruttoria sono ancora coperti dal lavoro legale in corso. Una posizione comprensibile, che però non ha cancellato il peso delle domande rimaste sospese.

Il padre ha comunque lasciato trasparire tutto il proprio disagio davanti a una situazione che, a suo giudizio, presenta ancora troppi punti da chiarire.

Tra i passaggi più drammatici del racconto c’è quello legato alla telefonata ricevuta quel giorno. Il padre ha spiegato che inizialmente la famiglia aveva pensato a un incidente, anche serio ma non irreparabile. La chiamata della Capitaneria di Porto parlava infatti di un incidente nautico, senza chiarire subito la reale gravità.

Solo una volta arrivati all’ospedale di Venezia, Umberto Chiti e i familiari si sono trovati davanti alla verità più devastante: Anna era morta.

Il padre ha descritto quel momento come un fulmine a ciel sereno, un’esperienza che non augurerebbe a nessuno. Parole semplici, ma potentissime, che hanno reso evidente la portata di uno shock rimasto intatto nella memoria della famiglia.

Uno dei punti più forti dell’intervista ha riguardato il modo in cui, secondo la famiglia, sarebbe stata gestita l’emergenza. Umberto Chiti ha espresso con fermezza il proprio pensiero, sottolineando come, a suo avviso, una tragedia simile poteva essere evitata.

Ha parlato della necessità di avere più personale a bordo per un’imbarcazione di quelle dimensioni, soprattutto in presenza di turisti e durante manovre delicate. Secondo il padre, non è pensabile che una barca venga gestita in modo improvvisato o con persone che non dovrebbero trovarsi a svolgere certi compiti.

Ancora più netto il suo giudizio sulla presenza di una persona in acqua con il motore attivo. Da uomo di mare, ha ricordato che una delle prime regole che si imparano è che, in caso di uomo a mare, i motori vanno immediatamente spenti. Per lui, quella sarebbe stata la prima manovra da compiere, senza esitazioni.

Nel corso della trasmissione è stato ricordato anche che lo skipper era stato iscritto nel registro degli indagati per omicidio colposo. Patrick Ganzini ha chiesto al padre se nel frattempo ci fossero stati sviluppi concreti o contatti diretti.

Su questo fronte, Umberto Chiti ha spiegato di non aver ricevuto aggiornamenti definitivi dall’inchiesta, ma ha espresso un’altra amarezza profonda: quella di non aver ricevuto neppure un gesto umano diretto da parte di chi si trovava alla guida della barca.

Il padre ha detto chiaramente che gli sarebbe bastato anche un messaggio, un segno di vicinanza, delle semplici condoglianze rivolte alla famiglia. Invece, ha raccontato, c’è stato silenzio assoluto, un silenzio che ha reso ancora più difficile il cammino del lutto.

L’intervista non si è fermata ai fatti giudiziari. Anzi, uno degli aspetti più forti della serata è stato proprio il ritratto umano di Anna.

Il padre l’ha descritta come una ragazza piena di vita, allegra, intelligente, legata agli amici, al fidanzato, alle passeggiate in spiaggia, alle uscite in barca, ai sogni costruiti giorno dopo giorno. Non una figura astratta dentro una vicenda di cronaca, ma una giovane con passioni concrete, entusiasmo, carattere e prospettive.

Frequentava l’Istituto Nautico di Venezia, dove aveva una media altissima, fino ad arrivare a essere indicata come una delle migliori della classe. Umberto Chiti ha raccontato con orgoglio che Anna aveva voti eccellenti ed era una studentessa brillantissima.

Aveva un sogno preciso: diventare comandante di lungo corso sulle grandi navi. Il mare, per lei, non era solo passione, ma progetto di vita.

Nel dialogo con Patrick Ganzini è emerso anche il ricordo del funerale e dell’abbraccio collettivo ricevuto dalla famiglia. Umberto Chiti ha ricordato come all’ultimo saluto si fosse fermata un’intera città: amici, compagni di scuola, insegnanti, dirigenti, lavoratori del porto, operatori marittimi, istituzioni e conoscenti.

Un sostegno corale che ha mostrato quanto la famiglia Chiti fosse conosciuta e stimata, e quanto Anna avesse lasciato un segno forte nel suo ambiente. Quel calore umano, pur non potendo cancellare il dolore, ha rappresentato una presenza importante nei giorni successivi alla tragedia.

Il padre ha parlato di una comunità che si è stretta attorno a loro con sincero affetto, riconoscendo il valore di una famiglia di lavoratori profondamente legata al porto e al mare.

Tra le frasi più intense dell’intervista c’è quella in cui Umberto Chiti ha spiegato che ogni padre che perde una figlia continuerà sempre a portarla con sé nel cuore. È un’immagine semplice, ma potente, che restituisce la dimensione di un legame che non si spezza neppure davanti alla morte.

Nel ricordo del padre, Anna resta viva nel suo sorriso, nei suoi sogni, nella sua energia, nella sua capacità di illuminare la vita di chi le voleva bene. E proprio questa dimensione interiore è diventata il filo più commovente della puntata andata in onda su Nordest24.

In chiusura dell’intervista, Patrick Ganzini ha chiesto a Umberto Chiti quale fosse oggi la sua speranza. La risposta è arrivata netta, senza giri di parole: “Voglio giustizia e verità”.

Una frase che ha racchiuso il senso dell’intera serata televisiva. Non soltanto il ricordo di una ragazza amata da tutti, non soltanto il racconto di una tragedia che ha sconvolto l’Italia, ma anche la volontà ferma di una famiglia di arrivare fino in fondo per capire cosa sia davvero accaduto e perché Anna non sia più tornata a casa.

La puntata andata in onda mercoledì 8 aprile 2026 su Nordest24, con l’intervista di Patrick Ganzini al padre di Anna Chiti, ha così acceso ancora una volta i riflettori su una storia dolorosa, umana e ancora aperta, restituendo al pubblico non solo i fatti, ma soprattutto il volto, i sogni e la memoria di una ragazza che a 17 anni aveva davanti tutta la vita.

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