Aviano, un milione di euro per la ricerca sul mesotelioma: il Cro guiderà il nuovo percorso regionale
Presentato al Campus di Aviano il progetto dedicato ai malati e a chi ha lavorato a contatto con l’amianto: coinvolte rete oncologica, Università di Ferrara, Anmil e Fincantieri.
Dal territorio pordenonese parte uno dei tasselli più rilevanti della nuova strategia regionale sul mesotelioma pleurico. Il Cro di Aviano avrà infatti il compito di coordinare uno studio clinico rivolto sia ai pazienti colpiti dalla malattia sia alle persone che, per motivi di lavoro, in passato sono state esposte all’amianto.
Il progetto può contare su un finanziamento della Regione Friuli Venezia Giulia pari a un milione di euro ed è stato presentato al Campus dell’Irccs avianese. L’obiettivo è duplice: da una parte migliorare l’individuazione precoce della patologia, dall’altra rafforzare la ricerca su strumenti diagnostici e prospettive terapeutiche per una malattia che resta tra le più complesse da affrontare.
Il Cro di Aviano al centro del progetto
Per Aviano e per l’area pordenonese il dato più significativo è proprio il ruolo affidato al Cro, chiamato a guidare il lavoro scientifico insieme all’Università degli studi di Ferrara. A collaborare saranno anche i gruppi di ricerca del professor Paolo Pinton e del professor Mauro Tognon.
Lo studio nasce per affinare la presa in carico clinica delle persone malate e, allo stesso tempo, dare maggiore consistenza all’attività di sorveglianza sanitaria sugli ex esposti. Durante la presentazione sono intervenuti, tra gli altri, il direttore generale del Cro Giuseppe Tonutti, il direttore scientifico Gustavo Baldassarre, Alessandra Bearz per l’area Tumori polmone e pleura, Fernando Della Ricca di Anmil Trieste e Paolo Pinton dell’ateneo ferrarese.
Una rete che coinvolge tutta la regione
Accanto al centro di Aviano, il programma si appoggerà all’intera rete oncologica del Friuli Venezia Giulia. Le strutture di Udine, Gorizia e Trieste parteciperanno infatti al protocollo, così da permettere ai pazienti di entrare nello studio senza affrontare spostamenti lunghi rispetto alla propria zona di residenza.
Tra i risultati indicati c’è anche la costruzione di una biobanca regionale dedicata, passaggio ritenuto importante per ampliare l’osservazione sulla popolazione a rischio e verificare in modo rigoroso nuovi biomarcatori utili a riconoscere la malattia nelle fasi più precoci.
Il nodo amianto e il valore per il territorio
Il tema ha una ricaduta concreta anche per il Pordenonese, perché il coordinamento affidato ad Aviano colloca il territorio in una posizione centrale su un fronte sanitario che incrocia prevenzione, lavoro e ricerca. Il mesotelioma pleurico continua infatti a rappresentare una patologia legata a esposizioni professionali pregresse e richiede una risposta che tenga insieme medicina, monitoraggio e sostegno alle persone coinvolte.
Nel corso dell’incontro, l’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi ha richiamato la scelta politica che ha portato all’avvio dell’iniziativa, collegandola agli investimenti maturati negli ultimi anni in ambito oncologico e al percorso definito dalla Regione insieme al presidente Massimiliano Fedriga.
Associazioni, sanità e impresa nello stesso tavolo
Uno degli aspetti messi in evidenza durante la presentazione è il carattere trasversale del progetto. Accanto alle strutture scientifiche e al sistema sanitario regionale siedono infatti anche Anmil Fvg e Fincantieri, in un assetto che punta a far dialogare ricerca, mondo del lavoro e rappresentanza sociale.
Secondo Riccardi, questa impostazione consente di affrontare il rischio amianto con un approccio più ampio e non limitato al solo ambito ospedaliero. Nella stessa occasione è stato ricordato come il progetto si inserisca in un quadro regionale più esteso, segnato anche da nuovi strumenti di accesso ai servizi sanitari.
La partenza dello studio viene letta dalla Regione come il passaggio da una fase preparatoria a una stagione di ricerca clinica applicata. Per Aviano significa consolidare un ruolo già riconosciuto nel panorama oncologico; per i pazienti e per gli ex lavoratori esposti, invece, significa avere un nuovo percorso costruito intorno a prevenzione, diagnosi tempestiva e sviluppo di conoscenze più solide su una malattia ancora priva di una cura risolutiva.