Barcis, si chiude il triennio della Scuola della montagna: oltre 450 domande per 12 corsi
Nel comune della Valcellina concluso il percorso dell’Università di Udine: 223 partecipanti e una rete di 58 realtà del territorio coinvolte.
Da Barcis arriva il bilancio finale di un’esperienza che, nel giro di tre anni, ha portato nel cuore della Valcellina studenti, docenti e operatori impegnati a discutere il futuro delle terre alte. La Scuola della montagna–Dolomiti friulane ha concluso il proprio percorso con 223 partecipanti complessivi, chiudendo un ciclo formativo nato per dare strumenti concreti a chi guarda alla montagna come luogo di vita e di lavoro.
Per il territorio della provincia di Pordenone il progetto ha rappresentato anche un punto di incontro tra formazione universitaria e comunità locali. A Barcis si sono svolti 12 corsi residenziali, mentre le richieste di ammissione hanno superato quota 450, segnale di un interesse che è andato oltre i posti disponibili.
L’iniziativa, avviata nel 2024 dall’Università di Udine nell’ambito della Strategia nazionale Aree interne, era rivolta soprattutto ai giovani delle zone montane. Ogni corso durava una settimana, con partecipazione gratuita e gruppi contenuti, fino a un massimo di 20 iscritti per percorso. Al termine veniva rilasciato un attestato utilizzabile anche per il riconoscimento di tre crediti formativi universitari.
Una scuola diffusa tra competenze e territorio
Il programma ha toccato ambiti molto diversi, ma tutti legati alla vita nelle aree montane: produzioni alimentari locali, agricoltura, allevamento, bosco, salute, turismo, energia, strumenti digitali, dati, intelligenza artificiale, tradizioni, sport e rigenerazione dei territori. Una proposta ampia, pensata per mettere in relazione conoscenze accademiche e bisogni reali delle comunità.
Nel consuntivo finale è emerso anche il peso della rete costruita attorno alla Scuola: 58 realtà territoriali coinvolte e quasi 200 relatori ed esperti chiamati a contribuire alle attività didattiche. Numeri che raccontano un progetto non limitato all’aula, ma sviluppato in stretto contatto con chi in montagna opera ogni giorno.
La giornata conclusiva nel comune della Valcellina
Il punto conclusivo è stato tracciato il 26 settembre 2026 a Barcis, alla presenza del direttore della Scuola Andrea Guaran, del sindaco Claudio Traina, anche presidente della Magnifica Comunità di Montagna Dolomiti Friulane, Cavallo e Cansiglio, del delegato del rettore per la sede di Gemona Andrea Cafarelli, del presidente Roberto Sonego e del direttore Pier Giorgio Sturlese del Gal Montagna Leader, del presidente della Comunità di Montagna delle Prealpi Friulane Orientali Giuliano Cescutti e di Mauro Pascolini, già direttore della Scuola.
Secondo Guaran, i dati raccolti nel triennio mostrano una proposta ormai riconoscibile, capace di avvicinare Università e comunità montane e di intercettare in particolare studenti e giovani adulti. Tra gli elementi messi in evidenza ci sono l’alto numero di candidature, la varietà delle materie affrontate e la consistenza della rete di esperti coinvolti, base che potrebbe favorire ulteriori sviluppi.
La formula residenziale e il legame con le Dolomiti friulane
Uno degli aspetti più rimarcati durante il percorso è stato il valore della didattica residenziale. Cafarelli ha sottolineato come il territorio sia diventato esso stesso spazio di apprendimento, affiancando lezioni, laboratori e confronto diretto con operatori locali. Una modalità che ha permesso di misurare sul campo le questioni legate allo sviluppo delle aree montane.
La Scuola della montagna è nata dentro il progetto Cantiere Friuli dell’Ateneo friulano ed è stata realizzata insieme a Regione Friuli Venezia Giulia, Gal Montagna Leader, Magnifica Comunità di montagna Dolomiti friulane, Cavallo e Cansiglio, Comunità di montagna delle Prealpi Friulane Orientali e Dipartimento di Lingue e letterature, comunicazione, formazione e società.
Un’esperienza che lascia un patrimonio di relazioni
Nel bilancio conclusivo Mauro Pascolini ha letto questa esperienza come una verifica concreta del valore della Strategia nazionale Aree interne nelle Dolomiti friulane e del lavoro costruito assieme agli attori locali. Il progetto, in questa prospettiva, ha mostrato quanto la coprogettazione possa incidere quando si parla di futuro della montagna.
Per Barcis e per l’area montana pordenonese si chiude così un triennio che ha unito formazione, presenza sul territorio e confronto tra istituzioni, studiosi e comunità. Restano i numeri finali — 12 corsi, 223 partecipanti e oltre 450 candidature — ma soprattutto l’indicazione di un interesse reale attorno ai temi della vita e dello sviluppo nelle terre alte.