Cavasso Nuovo, un volume ripercorre la rinascita dei paesi colpiti dal sisma del ’76
Presentato il libro dedicato a 21 Comuni tra montagna e Pedemontana: immagini, documenti e scelte urbanistiche che hanno segnato la ricostruzione.
A Cavasso Nuovo la memoria del terremoto del 1976 è tornata al centro con la presentazione di un libro che guarda a uno dei passaggi più delicati della storia recente del territorio: la ricostruzione dei paesi della montagna e della Pedemontana friulana.
Il volume si intitola “Il recupero nel segno dell’identità: dal Livenza all’Arzino a 50 anni dal terremoto” e raccoglie in 123 pagine materiali tecnici, fotografie storiche e immagini attuali per raccontare come 21 Comuni abbiano affrontato il dopo-sisma senza perdere il legame con il proprio volto originario.
L’iniziativa è stata ospitata nella sala polifunzionale del paese. La presentazione è nata su impulso del Comune con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia, dentro un percorso di appuntamenti che accompagna l’avvicinamento al cinquantesimo anniversario del sisma.
Un racconto che parte dai borghi e dalle case
Il cuore del lavoro editoriale è il recupero dell’identità edilizia locale. Nel libro trovano spazio borghi storici, corti rurali e case a ballatoio, osservati come elementi centrali di un paesaggio costruito che, dopo il terremoto, è stato oggetto di scelte non solo tecniche ma anche culturali.
L’opera punta infatti a mostrare in che modo il recupero degli edifici abbia cercato di tenere insieme sicurezza, continuità storica e riconoscibilità dei luoghi. Un tema che nel Pordenonese resta particolarmente sentito, soprattutto nelle aree che più hanno pagato il prezzo del sisma.
I 21 Comuni coinvolti nel volume
La pubblicazione prende in esame Polcenigo, Aviano, Montereale Valcellina, Maniago, Fanna, Cavasso Nuovo, Arba, Vivaro, Andreis, Barcis, Claut, Frisanco, Meduno, Tramonti di Sotto, Tramonti di Sopra, Sequals, Travesio-Toppo, Clauzetto, Castelnovo del Friuli, Pinzano al Tagliamento e Vito d’Asio.
Ne esce una geografia ampia, che attraversa vallate, centri pedemontani e piccoli nuclei abitati dove la ricostruzione non ha riguardato soltanto i muri, ma anche il modo di abitare e riconoscersi in un territorio.
Le voci emerse durante l’incontro
A introdurre il libro è stato l’architetto Giampiero Calligaro, autore dell’apertura del volume, con un richiamo alla necessità di progettare il nuovo senza cancellare ciò che rende un luogo diverso da un altro. Il sindaco Michele Bier ha invece affidato all’opera il compito di trasmettere memoria alle generazioni più giovani, ricordando chi contribuì a sanare “le crepe nei muri e degli animi”.
Nel prologo compare anche l’intervento dell’assessore regionale alle Infrastrutture e Territorio Cristina Amirante, che indica il patrimonio edilizio storico come una leva strategica per uno sviluppo sostenibile. Durante la serata sono intervenuti inoltre Lucia Buna e Markus Maurmair: la prima ha sottolineato il valore testimoniale del libro, il secondo ha richiamato il sostegno arrivato anche dall’emigrazione friulana e dai fondi statunitensi destinati alla ricostruzione.
Rudy De Zorzi, vicepresidente dell’Associazione Sindaci, ha posto l’accento sul modello amministrativo friulano e sul lavoro svolto anche sul fronte della ricerca per la sicurezza antisismica. Ancilla Canderan, assessore alla cultura di Cavasso Nuovo, ha definito il volume uno strumento destinato a restare nel tempo, non una semplice pubblicazione celebrativa.
Tra risultati raggiunti e ferite ancora visibili
Un passaggio importante del confronto ha riguardato il rapporto tra ricostruzione e identità locale. Giuliano Cescutti, presidente della Comunità di montagna delle Prealpi friulane orientali, ha richiamato il principio del “dove era e come era”, mentre il vicesindaco Emanuele Zanon ha ricordato che accanto agli interventi riusciti restano anche gli effetti di demolizioni compiute troppo in fretta.
Zanon ha richiamato anche il ruolo dell’articolo 8 della legge regionale 30 del 1997, norma che ha introdotto il riferimento al recupero e alla valorizzazione dei criteri storici ed etnici, contrastando processi di delocalizzazione e uniformazione edilizia. In questa lettura, l’edilizia tradizionale non è solo materia per tecnici, ma parte della storia culturale e paesaggistica del Friuli.
Nel libro trova spazio anche il contributo dell’ingegnere Piermarino Francescon, che si sofferma sulle tecniche di consolidamento e di adeguamento strutturale sviluppate nel tempo. L’attenzione va agli interventi che hanno permesso di salvare una quota significativa del patrimonio esistente, evitando in molti casi la perdita definitiva dell’impianto originario dei paesi.
Il progetto editoriale e la chiusura della serata
La pubblicazione è stata realizzata da City Advertising di Elena Iuri, che ha condotto anche l’incontro pubblico, con la redazione di Esplora&Ama. Il coordinamento editoriale è di Lucia Braida, il progetto grafico e l’impaginazione di Francesco Pesante, mentre la fotografia di copertina è firmata da Ferdi Terrazzani.
Nella parte finale dell’appuntamento è stato dato spazio alle testimonianze di due vigili del Contingente di Soccorso del 1976, che hanno riportato all’attenzione del pubblico l’esperienza vissuta nei giorni del terremoto. Accanto al libro è stata proposta anche la mostra fotografica collettiva “Apocalisse” di Andrea Schettin e Riccardo Brunetti, curata da Boris Brollo e presentata da Annamaria Poggioli, ulteriore tassello di una riflessione che nel territorio resta ancora molto viva.