Da Azzano e Fiume Veneto al Bois du Cazier: Pordenone ricorda i suoi morti di Marcinelle

Nel 70° anniversario della strage in Belgio, EFASCE ha riportato al centro anche i nomi di Ferruccio Pegorer e Pietro Basso, legati al territorio pordenonese.

11 agosto 2026 14:00
Da Azzano e Fiume Veneto al Bois du Cazier: Pordenone ricorda i suoi morti di Marcinelle -
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Nel ricordo di Marcinelle c’è anche una pagina che riguarda da vicino il Pordenonese. Tra i 262 minatori morti l’8 agosto 1956 nel disastro del Bois du Cazier figuravano infatti due uomini originari dell’attuale provincia di Pordenone: Ferruccio Pegorer, di Azzano Decimo, e Pietro Basso, di Fiume Veneto.

A settant’anni da quella tragedia, EFASCE Pordenonesi nel Mondo ha preso parte alle celebrazioni ufficiali in Belgio, riportando l’attenzione su una ferita che tocca non solo la storia dell’emigrazione italiana, ma anche quella di molte famiglie friulane e pordenonesi.

La delegazione era guidata dal presidente Angioletto Tubaro e si è unita ai corregionali residenti in Belgio per un omaggio al monumento dedicato ai lavoratori italiani scomparsi nella miniera. Un gesto semplice, ma dal forte valore simbolico, per tenere vivi nomi e storie che appartengono anche alla memoria locale.

Marcinelle, a 70 anni il ricordo dei 7 friulani morti nella miniera

Due nomi che parlano al territorio

Nel lungo elenco delle vittime italiane, 136 in tutto, sette erano friulane. Per il nostro territorio il richiamo è particolarmente diretto, perché Pegorer e Basso provenivano da comuni che ancora oggi riconoscono in quella vicenda un passaggio doloroso della propria storia collettiva.

Marcinelle resta infatti uno dei simboli più forti dell’emigrazione del dopoguerra: uomini partiti in cerca di lavoro, spesso dopo anni già segnati da guerra e povertà, e finiti in ambienti durissimi, con tutele fragili e rischi altissimi. È una memoria che nel Pordenonese conserva un peso preciso, perché intreccia partenze, sacrifici e legami familiari mai del tutto interrotti.

Non solo commemorazione: il tema del lavoro resta aperto

Durante l’iniziativa in Belgio, Tubaro ha richiamato anche il significato attuale della ricorrenza. Il disastro minerario, ha sottolineato, non appartiene soltanto al passato: richiama ancora oggi il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro e quello dei diritti di chi lascia il proprio Paese per cercare occupazione altrove.

Il presidente di EFASCE ha ricordato le condizioni in cui molti emigrati friulani furono costretti a vivere e lavorare: miniere segnate da fatica estrema, incidenti frequenti e malattie professionali come la silicosi, che colpì anche chi riuscì a salvarsi dagli infortuni. A questo si aggiungevano sistemazioni precarie, spesso ricavate in strutture nate per altri usi.

Da quei sacrifici, ha osservato l’associazione, passarono però anche una parte dello sviluppo economico del Belgio e il sostegno a tante famiglie rimaste in Italia grazie alle rimesse inviate dagli emigrati.

La presenza del Friuli Venezia Giulia alle cerimonie

Accanto a EFASCE erano presenti anche altri enti regionali impegnati nel mantenere vivo il rapporto con le comunità emigrate. Hanno partecipato Ente Friuli nel Mondo con Luigino Papais, Giuliani nel Mondo con la vicepresidente Pamela Rabaccio e l’Unione Emigranti Sloveni del Friuli Venezia Giulia con il vicepresidente Mariano Zufferli.

Alla missione hanno aderito inoltre una rappresentanza degli Alpini guidata dallo storico Guido Aviani, il presidente regionale delle ACLI FVG Nicola Fadel, la docente di Diritto del lavoro dell’Università di Udine Marina Brollo, il presidente del Consiglio comunale di Codroipo Alberto Soramel e la segretaria generale di AICCRE FVG Silvia Caruso. L’iniziativa ha ricevuto il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia.

Tra convegno e cerimonia sul luogo della strage

Il programma in Belgio si è articolato su due giornate. Il 7 agosto 2026 si è tenuto a Monceau Sur Sambre, nella sede ACLI, un incontro dedicato all’emigrazione dal Friuli Venezia Giulia e ai diritti dei lavoratori all’estero, a settant’anni da Marcinelle.

Il giorno successivo la delegazione ha partecipato alla commemorazione ufficiale nel sito del Bois du Cazier, dove la tragedia si consumò. In quel contesto il ricordo delle vittime si è intrecciato con una riflessione che rimane attuale anche per il nostro territorio: la dignità del lavoro e la sua sicurezza non possono essere considerate temi del passato.

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Per Pordenone e per i suoi comuni, i nomi di Ferruccio Pegorer e Pietro Basso non sono soltanto una nota d’archivio. Restano il segno concreto di una stagione di emigrazione dura, che merita ancora oggi memoria, rispetto e attenzione civile.

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