Da Maniago al mondo, Miriam Ferrarin si racconta al Verdi il 17 ottobre
La viaggiatrice del Pordenonese rientra in Friuli dopo 27 mesi fuori dall’Italia: incontro pubblico a Pordenone con EFASCE.
Una partenza pensata per pochi mesi si è trasformata in un lungo itinerario attraverso più continenti. Sabato 17 ottobre Miriam Ferrarin, originaria di Maniago, sarà a Pordenone per condividere con il pubblico il percorso compiuto negli ultimi 830 giorni, trascorsi interamente lontano dal Friuli Venezia Giulia.
L’incontro è in programma alle 18 nel Ridotto del Teatro Verdi, con ingresso libero, e porterà in città il racconto di una giovane donna del territorio che ha attraversato oltre trenta Paesi viaggiando da sola. Il titolo scelto per la serata è “Da Pordenone al Mondo in solitaria”.
L’appuntamento è promosso da EFASCE - Pordenonesi nel mondo, in un fine settimana che per l’associazione avrà un significato particolare anche per il confronto con le nuove forme della mobilità all’estero legate al Friuli occidentale.
A guidare la conversazione sarà Costanza Spocci, giornalista e conduttrice di Radio3 Mondo. È prevista inoltre la presenza di Federica Pivetta, guida di Pnleggebooklovers. L’iniziativa ha il patrocinio del Comune di Pordenone ed è sostenuta da Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Fondazione Friuli e Bcc Pordenonese e Monsile.
Una storia che parte dal Maniaghese
Per il territorio pordenonese il ritorno di Ferrarin ha anche un valore simbolico: il suo viaggio nasce infatti da una scelta radicale, quella di lasciare una vita già strutturata, compreso il lavoro a Londra in gruppi internazionali, per mettersi in cammino senza un programma rigido.
Quando era partita, il 30 giugno 2024, l’idea era quella di prendersi circa sei mesi. Il progetto si è allungato fino a coprire 27 mesi e a toccare aree molto diverse tra loro, dai Balcani al Medio Oriente, dalla Penisola Arabica all’Asia centrale, fino al Sud-est asiatico.
Tra le tappe non sono mancate destinazioni considerate complesse o poco frequentate dal turismo tradizionale. In questo quadro rientra anche l’Afghanistan, uno dei Paesi che più attirano attenzione quando si parla del suo itinerario.
Il racconto al pubblico di Pordenone
Nel corso della serata Ferrarin ripercorrerà episodi concreti vissuti lungo la strada: spostamenti improvvisati, notti in sistemazioni insolite, incontri costruiti tappa dopo tappa e la necessità di affrontare gli imprevisti senza riferimenti stabili.
Il cuore dell’incontro non sarà soltanto l’elenco dei luoghi visitati, ma il modo in cui l’esperienza ha cambiato il suo sguardo. Tra i temi annunciati c’è anche la distanza tra l’immagine di alcuni Paesi restituita dalle cronache e quella che emerge dal contatto diretto con le persone e con la vita quotidiana.
Ferrarin arriverà a Pordenone dall’est Europa, dopo essere passata nelle ultime settimane da Moldova, Transnistria, Romania e Bulgaria, territori che oggi occupano spesso lo spazio dell’attualità internazionale.
Un fine settimana legato ai pordenonesi nel mondo
L’incontro del 17 ottobre si inserisce nel programma del weekend del 17 e 18 ottobre, quando a Pordenone saranno presenti anche rappresentanti della nuova emigrazione collegati ai Segretariati all’Estero di EFASCE.
Come ha spiegato il presidente Angioletto Tubaro, l’associazione lavora da oltre un secolo accanto a chi è partito dal Friuli occidentale. Oggi, accanto all’emigrazione storica, si affacciano però percorsi più mobili e meno lineari, che comprendono esperienze professionali, permanenze temporanee e viaggi di lunga durata.
In questa prospettiva, la vicenda di Miriam Ferrarin viene letta come un esempio attuale di relazione con l’estero nata in provincia di Pordenone ma sviluppata in forme nuove. La due giorni servirà proprio a discutere come mantenere un dialogo con i corregionali che negli ultimi anni hanno scelto di vivere, lavorare o spostarsi fuori dall’Italia.
Per il pubblico pordenonese sarà l’occasione per ascoltare dal vivo una testimonianza che parte da Maniago e si allarga al mondo, riportando in città un’esperienza costruita lontano, ma con radici ben riconoscibili nel territorio.