Dal Grigoletti ai social della Protezione civile: cinque ragazzi raccontano il Friuli del 1976

Nel liceo pordenonese prende forma “Se accadesse oggi?”, percorso che affida agli studenti il racconto del sisma e del volontariato civile.

A cura di Web Team Web Team
04 giugno 2026 19:23
Dal Grigoletti ai social della Protezione civile: cinque ragazzi raccontano il Friuli del 1976 -
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La memoria del terremoto del 1976, a Pordenone, passa anche attraverso lo sguardo di chi quel dramma lo conosce soltanto dai libri e dai racconti di famiglia. Al liceo Grigoletti è partito “Se accadesse oggi?”, progetto che mette al centro cinque studenti delle terze chiamati a seguire il cinquantenario del sisma friulano con il linguaggio della loro generazione.

L’iniziativa è stata presentata nell’istituto cittadino alla presenza dell’assessore regionale alla Protezione civile Riccardo Riccardi, della dirigente scolastica Ornalla Varin e del direttore centrale della Protezione civile del Friuli Venezia Giulia Amedeo Aristei. L’idea è semplice ma ambiziosa: trasformare i ragazzi in una piccola redazione capace di raccontare eventi, memoria e impegno civile.

I cinque studenti sono stati individuati dai docenti in base alle loro capacità comunicative e alla predisposizione a lavorare su contenuti divulgativi. Il loro compito è seguire gli appuntamenti organizzati per i 50 anni dal terremoto e produrre materiali destinati ai canali social della Protezione civile regionale.

Un progetto che parla ai coetanei

Il dato più immediato riguarda proprio la risposta del pubblico. Durante la presentazione è emerso che, nelle ultime settimane, le visualizzazioni dei social della Protezione civile del Friuli Venezia Giulia sono cresciute di oltre il 300 per cento. Un risultato che i promotori leggono come un segnale preciso: i ragazzi riescono a intercettare l’attenzione di altri giovani su temi spesso percepiti come lontani.

Nel lavoro affidato agli studenti c’è infatti un doppio obiettivo. Da una parte ricostruire una pagina decisiva della storia friulana; dall’altra avvicinare i coetanei al volontariato, alla prevenzione e a una forma concreta di cittadinanza attiva. Il racconto non si limita quindi alla commemorazione, ma prova a tradurre quell’esperienza nel presente.

Per una scuola come il Grigoletti, radicata nel contesto pordenonese, l’iniziativa assume anche il valore di un ponte tra formazione e territorio. La memoria del sisma diventa occasione per far entrare in classe temi pubblici, istituzioni e responsabilità collettive, con un approccio più vicino ai codici della comunicazione contemporanea.

Pordenone, al Grigoletti studenti reporter per raccontare il terremoto del Friuli
Pordenone, al Grigoletti studenti reporter per raccontare il terremoto del Friuli

Il terremoto come lezione civile

Nel suo intervento, Riccardi ha richiamato il significato più ampio del 1976 per il Friuli. Non solo una ferita profonda, ma anche l’origine di un modello di ricostruzione e partecipazione che ha lasciato un segno duraturo nel territorio e nel sistema della Protezione civile.

L’assessore ha sottolineato davanti agli studenti il valore del rapporto tra scuola e impegno civico, ringraziando il liceo, la dirigente e i ragazzi coinvolti. Il messaggio rivolto alle nuove generazioni è stato netto: capire il presente richiede anche la conoscenza di ciò che il Friuli ha vissuto, e di come da quella prova sia nata un’esperienza di volontariato organizzato diventata un riferimento nazionale.

Nel richiamare l’evoluzione della Protezione civile, Riccardi ha ricordato come questo sistema si sia confrontato negli anni con emergenze molto diverse, dalla pandemia agli eventi meteo estremi, senza trascurare il lavoro quotidiano sulla prevenzione dei rischi. Per questo, ha osservato, serve un ricambio generazionale che permetta a quel patrimonio di competenze e partecipazione di continuare.

È in questo quadro che il percorso avviato al Grigoletti acquista un significato che va oltre la scuola. Affidare agli studenti il racconto del cinquantenario vuol dire consegnare loro non soltanto una memoria da conservare, ma anche una responsabilità da comprendere e, forse, un domani da raccogliere in prima persona.

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