Dal Vajont all’India, nuovo slancio per il film girato tra memoria e paesaggio a Erto
Il documentario di Alessandro Negrini conquista due premi al Thilsri Film Festival e porta a 15 i riconoscimenti ottenuti nel circuito internazionale.
La storia di Erto continua a viaggiare lontano, questa volta fino all’India. Il documentario “La Luna sott’acqua”, firmato da Alessandro Negrini e costruito attorno alla memoria del dopo Vajont, ha aggiunto due nuovi risultati al suo cammino nei festival internazionali.
Alla rassegna Thilsri International Film Festival l’opera ha ricevuto i premi per il miglior documentario lungometraggio e per la miglior regia. Un esito che rafforza la presenza del film fuori dai confini italiani e riporta al centro una vicenda che appartiene anche alla memoria del nostro territorio.
Con questi due nuovi trofei, il bilancio complessivo sale a 15 premi raccolti all’estero e a 30 selezioni ufficiali. Per il lavoro di Negrini si tratta inoltre del terzo riconoscimento arrivato da festival ospitati in India.
Un racconto che parte da Erto e parla a pubblici lontani
Il cuore del film è il post Vajont e il tentativo di cancellare Erto, non solo materialmente ma anche simbolicamente. Nel documentario emergono i luoghi, le persone e le tracce lasciate da una tragedia che ha segnato in modo profondo l’area montana tra Friuli e Veneto.
Il racconto si concentra sul rapporto tra comunità, memoria e territorio, seguendo il modo in cui un paese continua a misurarsi con ciò che è accaduto. È proprio questa dimensione, radicata in una vicenda locale ma capace di allargarsi a temi universali, ad aver trovato ascolto in contesti culturali molto diversi.
La squadra del film
“La Luna sott’acqua” è una coproduzione tra Italia e Slovenia realizzata da Incipit Film e Casablanca Film. La scrittura porta la firma di Alessandro Negrini insieme a Fabrizio Bozzetti.
Tra gli elementi artistici più riconoscibili c’è la fotografia di Oddgeir Sæther, direttore della fotografia norvegese noto anche per la collaborazione con David Lynch. La voce narrante è invece quella di Maria Pia Di Meo, nome storico del doppiaggio italiano.
Un percorso festivaliero che continua
Il doppio premio ottenuto al Thilsri Film Festival conferma l’attenzione verso un’opera documentaria indipendente che, tappa dopo tappa, si sta ritagliando uno spazio stabile nel circuito internazionale. Il film affronta ferite storiche, identità collettiva e resistenza delle comunità, temi che continuano a trovare riscontro nelle rassegne dedicate al cinema d’autore.
Secondo Negrini, la forza del progetto sta proprio nella capacità di superare i confini del singolo evento storico e di parlare della possibilità di restare, ricordare e immaginare un futuro anche dopo una frattura profonda. È una lettura che aiuta a comprendere perché una storia nata tra le montagne del Vajont riesca oggi a incontrare spettatori così lontani.
Per il territorio pordenonese è anche un segnale culturale importante: un’opera legata a Erto continua a portare nel mondo una pagina complessa della nostra storia, trasformandola in cinema e mantenendo viva una memoria che, a distanza di decenni, resta attuale.