Electrolux, da Pordenone il caso arriva in Europa: Ciriani porta la vertenza in commissione ITRE
Nel corteo a sostegno dei lavoratori l’eurodeputato di Fratelli d’Italia collega il futuro dello stabilimento pordenonese alle scelte industriali dell’Unione.
Il futuro di Electrolux a Pordenone viene ormai letto anche oltre i confini del territorio. Nella manifestazione sindacale dedicata alla difesa degli stabilimenti italiani del gruppo, l’eurodeputato di Fratelli d’Italia Alessandro Ciriani ha indicato nella vertenza un passaggio che riguarda non solo l’occupazione locale, ma il ruolo stesso dell’industria europea.
Per la realtà pordenonese il tema resta concreto: posti di lavoro, tenuta dell’indotto e prospettive per uno dei distretti manifatturieri più rilevanti del Friuli occidentale. Ma nel suo intervento Ciriani ha allargato il quadro, sostenendo che il nodo Electrolux sia legato a un sistema produttivo europeo che fatica a reggere costi, regole e concorrenza internazionale.
La mobilitazione, che nei giorni scorsi ha portato in strada oltre 2mila persone tra Porcia e Pordenone, continua così a tenere insieme due livelli: la tutela immediata dei siti produttivi e il confronto politico sulle condizioni in cui operano le imprese del continente.
Il peso della vertenza per il territorio pordenonese
Nel capoluogo e nell’area vicina la partita viene seguita con particolare attenzione perché attorno a Electrolux non ci sono soltanto i dipendenti diretti. La discussione coinvolge famiglie, fornitori e una rete produttiva che da anni rappresenta una parte importante dell’economia locale.
È su questo punto che l’intervento politico ha cercato di insistere: la crisi del gruppo, nella lettura di Ciriani, non può essere ridotta a una decisione aziendale isolata, ma si inserisce in una difficoltà più larga che tocca diversi comparti industriali europei.
Le critiche alle regole Ue e il passaggio a Bruxelles
L’eurodeputato ha richiamato in particolare alcune misure comunitarie ritenute penalizzanti per il manifatturiero. Tra quelle citate ci sono ETS e CBAM, strumenti che a suo giudizio hanno aumentato il peso dei costi e degli adempimenti per chi produce in Europa.
Nel suo intervento ha anche annunciato un appuntamento istituzionale vicino: la prossima settimana, in commissione ITRE del Parlamento europeo, è prevista la discussione sulla modifica del CBAM. È lì, secondo Ciriani, che si può aprire uno spazio per correggere regole considerate poco favorevoli alla competitività industriale.
La sua posizione è che senza una revisione di questo impianto normativo diventi più difficile difendere filiere strategiche oggi esposte alla pressione dei concorrenti extraeuropei, in particolare cinesi, americani e coreani.
Non solo elettrodomestici: il segnale che arriva da Pordenone
Nel ragionamento proposto durante il corteo, il caso Electrolux è stato affiancato alle difficoltà che interessano anche altri settori, dall’acciaio alla ceramica fino all’automotive. L’idea espressa è che il problema non riguardi un solo stabilimento, ma un equilibrio industriale che in Europa appare sempre più fragile.
Per questo Pordenone diventa, nelle parole di Ciriani, uno dei luoghi simbolici in cui si misura la capacità dell’Unione di proteggere produzione e occupazione. Il confronto aperto sul futuro degli stabilimenti italiani del gruppo assume così un valore che va oltre la singola vertenza.
Intanto sul territorio restano al centro la continuità produttiva e la salvaguardia del lavoro. La mobilitazione prosegue insieme al percorso istituzionale già avviato, mentre da Bruxelles si attende di capire se alle dichiarazioni seguiranno scelte capaci di incidere davvero sul destino dell’industria pordenonese.