Pordenone, alle Giornate del Cinema Muto il ritorno di “Una pagina di follia” con benshi e musica dal vivo

Mercoledì 7 ottobre al Teatro Verdi il film di Teinosuke Kinugasa sarà proposto con benshi e tre musicisti dal vivo.

06 ottobre 2026 14:40
Pordenone, alle Giornate del Cinema Muto il ritorno di “Una pagina di follia” con benshi e musica dal vivo -
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PORDENONE - Il nuovo restauro di Kurutta Ippēji (*Una pagina di follia*), capolavoro del cinema muto giapponese firmato da Teinosuke Kinugasa, arriva alle Giornate del Cinema Muto con una proiezione speciale in programma mercoledì 7 ottobre alle 21 al Teatro Verdi. Per il pubblico è uno degli appuntamenti centrali della giornata: il film sarà narrato dal benshi Ichiro Kataoka e accompagnato dal vivo dai musicisti Makia Matsumura al piano, Kisayo Katada alle percussioni e Nobuakira Kiyomoto allo shamisen.

L’evento rientra nel percorso dedicato all’arte del benshi, la figura del narratore che nel cinema muto giapponese dava voce ai personaggi, descriveva e commentava l’azione e instaurava un rapporto diretto con la sala, fino a influenzare il ritmo e in alcuni casi la stessa drammaturgia del film.

La storia di Una pagina di follia si apre in una notte di tempesta, con una ballerina che danza in un ospedale psichiatrico. Il marito, che in passato l’aveva abbandonata quando faceva il marinaio, lavora come inserviente nello stesso ospedale per starle vicino, segnato dal senso di colpa.

Il film restaurato e la sua storia

L’opera di Kinugasa è considerata una delle vette del cinema d’avanguardia giapponese, capace di unire sperimentazione e racconto, tradizione nipponica, modernismo letterario e suggestioni del grande cinema europeo. Per quasi mezzo secolo il film fu ritenuto perduto, distrutto nell’incendio di uno studio. Solo nel 1971 lo stesso regista ritrovò una copia nella sua vecchia casa, anche se non completa rispetto all’originale.

Il restauro digitale presentato al festival è stato realizzato dal National Film Archive of Japan su commissione di Yanai Initiative, progetto che coinvolge UCLA e Waseda University con il sostegno del filantropo Tadashi Yanai. Questa nuova versione restituisce anche l’originaria imbibizione blu del 1926.

Dal punto di vista stilistico, Kurutta Ippēji è indicato come la massima espressione cinematografica dello Shinkankakuha, la Scuola della nuova percezione, movimento aperto alle avanguardie. Il film è costruito con montaggio rapidissimo, sovrimpressioni, doppie esposizioni, inquadrature oblique, immagini deformate e continue variazioni di fuoco. Alla realizzazione collaborarono in modo diretto attori, scrittori e tecnici: cast e troupe costruirono e dipinsero insieme le scenografie, si alternarono anche nello spingere il carrello della macchina da presa e lavorarono senza una rigida divisione dei ruoli.

La sceneggiatura porta la firma di Yasunari Kawabata, che nel 1968 sarebbe diventato il primo giapponese a vincere il Nobel per la letteratura. Come assistente al direttore della fotografia compare inoltre un giovanissimo Eiji Tsuburaya, poi destinato a diventare uno dei grandi nomi degli effetti speciali e l’inventore di Godzilla.

Giornate del Cinema Muto, a Pordenone il 7 ottobre il nuovo restauro di Una pagina di

Anche il percorso di Kinugasa resta significativo: aveva iniziato la carriera come attore in ruoli femminili e, da regista, concentrò la sua fase più sperimentale in due titoli, Kurutta Ippēji e Jujiro (*Incroci*), uscito due anni dopo e rimasto per decenni il film muto giapponese più conosciuto in Occidente. In seguito tornò a un cinema narrativo più commerciale; nel 1953 La porta dell’inferno vinse il Gran Premio al Festival di Cannes e l’Oscar per il miglior film straniero.

Il programma del pomeriggio al Teatro Verdi

La giornata di mercoledì 7 ottobre al Teatro Verdi comincerà già dalle 16.45 con un programma dedicato all’avanguardia ceca. Il focus parte dalla nascita della Cecoslovacchia nel 1918, dopo la dissoluzione dell’impero austro-ungarico, e dal clima di forte sviluppo industriale e apertura culturale che favorì l’incontro fra fotografia, cinema, teatro e pubblicità.

Un passaggio chiave, in questo percorso, è l’esposizione di Stoccarda Film und Foto del 1929, che influenzò profondamente Alexander Hackenschmied, pioniere del cinema e della fotografia ceca, prima della sua emigrazione negli Stati Uniti nel 1938. Nel programma trova spazio anche Praga nello sfavillio delle luci, film del 1928 di Svatopluk Innemann che racconta la modernizzazione e l’elettrificazione della città.

Per questa pellicola il direttore della fotografia era Václav Vích, che in seguito lavorò anche con Gustav Machaty in Erotikon e costruì una carriera apprezzata in diversi paesi europei, fino a vincere in Italia nel 1947 il Nastro d’argento per la miglior fotografia per Daniele Cortis di Mario Soldati.

La Jonathan Dennis Memorial Lecture

Alle 18.15 è in programma anche la Jonathan Dennis Memorial Lecture, l’annuale conferenza in memoria del fondatore del New Zealand Film Archive. L’intervento di quest’anno è affidato ad Allyson Nadia Field, docente di Cinema e Media all’Università di Chicago e direttrice del Film Studies Center.

La studiosa terrà la relazione intitolata Rediscovering Black Film, Rewriting Film History, dedicata alla riscoperta del cinema afroamericano fin dalle origini della settima arte e alla necessità di ripensare la storia del cinema americano. Tra i casi richiamati c’è Something Good - Negro Kiss del 1898, indicato come il primo film conosciuto con un bacio appassionato fra due attori afroamericani, diventato virale sui social.PORDENONE - Il nuovo restauro di *Kurutta Ippēji* (*Una pagina di follia*), capolavoro del cinema muto giapponese firmato da Teinosuke Kinugasa, arriva alle Giornate del Cinema Muto con una proiezione speciale in programma mercoledì 7 ottobre alle 21 al Teatro Verdi. Per il pubblico è uno degli appuntamenti centrali della giornata: il film sarà narrato dal benshi Ichiro Kataoka e accompagnato dal vivo dai musicisti Makia Matsumura al piano, Kisayo Katada alle percussioni e Nobuakira Kiyomoto allo shamisen.

L’evento rientra nel percorso dedicato all’arte del benshi, la figura del narratore che nel cinema muto giapponese dava voce ai personaggi, descriveva e commentava l’azione e instaurava un rapporto diretto con la sala, fino a influenzare il ritmo e in alcuni casi la stessa drammaturgia del film.

La storia di *Una pagina di follia* si apre in una notte di tempesta, con una ballerina che danza in un ospedale psichiatrico. Il marito, che in passato l’aveva abbandonata quando faceva il marinaio, lavora come inserviente nello stesso ospedale per starle vicino, segnato dal senso di colpa.

Il film restaurato e la sua storia

L’opera di Kinugasa è considerata una delle vette del cinema d’avanguardia giapponese, capace di unire sperimentazione e racconto, tradizione nipponica, modernismo letterario e suggestioni del grande cinema europeo. Per quasi mezzo secolo il film fu ritenuto perduto, distrutto nell’incendio di uno studio. Solo nel 1971 lo stesso regista ritrovò una copia nella sua vecchia casa, anche se non completa rispetto all’originale.

Il restauro digitale presentato al festival è stato realizzato dal National Film Archive of Japan su commissione di Yanai Initiative, progetto che coinvolge UCLA e Waseda University con il sostegno del filantropo Tadashi Yanai. Questa nuova versione restituisce anche l’originaria imbibizione blu del 1926.

Dal punto di vista stilistico, *Kurutta Ippēji* è indicato come la massima espressione cinematografica dello Shinkankakuha, la Scuola della nuova percezione, movimento aperto alle avanguardie. Il film è costruito con montaggio rapidissimo, sovrimpressioni, doppie esposizioni, inquadrature oblique, immagini deformate e continue variazioni di fuoco. Alla realizzazione collaborarono in modo diretto attori, scrittori e tecnici: cast e troupe costruirono e dipinsero insieme le scenografie, si alternarono anche nello spingere il carrello della macchina da presa e lavorarono senza una rigida divisione dei ruoli.

La sceneggiatura porta la firma di Yasunari Kawabata, che nel 1968 sarebbe diventato il primo giapponese a vincere il Nobel per la letteratura. Come assistente al direttore della fotografia compare inoltre un giovanissimo Eiji Tsuburaya, poi destinato a diventare uno dei grandi nomi degli effetti speciali e l’inventore di Godzilla.

Giornate del Cinema Muto, a Pordenone il 7 ottobre il nuovo restauro di Una pagina di

Anche il percorso di Kinugasa resta significativo: aveva iniziato la carriera come attore in ruoli femminili e, da regista, concentrò la sua fase più sperimentale in due titoli, *Kurutta Ippēji* e *Jujiro* (*Incroci*), uscito due anni dopo e rimasto per decenni il film muto giapponese più conosciuto in Occidente. In seguito tornò a un cinema narrativo più commerciale; nel 1953 *La porta dell’inferno* vinse il Gran Premio al Festival di Cannes e l’Oscar per il miglior film straniero.

Il programma del pomeriggio al Teatro Verdi

La giornata di mercoledì 7 ottobre al Teatro Verdi comincerà già dalle 16.45 con un programma dedicato all’avanguardia ceca. Il focus parte dalla nascita della Cecoslovacchia nel 1918, dopo la dissoluzione dell’impero austro-ungarico, e dal clima di forte sviluppo industriale e apertura culturale che favorì l’incontro fra fotografia, cinema, teatro e pubblicità.

Un passaggio chiave, in questo percorso, è l’esposizione di Stoccarda *Film und Foto* del 1929, che influenzò profondamente Alexander Hackenschmied, pioniere del cinema e della fotografia ceca, prima della sua emigrazione negli Stati Uniti nel 1938. Nel programma trova spazio anche *Praga nello sfavillio delle luci*, film del 1928 di Svatopluk Innemann che racconta la modernizzazione e l’elettrificazione della città.

Per questa pellicola il direttore della fotografia era Václav Vích, che in seguito lavorò anche con Gustav Machaty in *Erotikon* e costruì una carriera apprezzata in diversi paesi europei, fino a vincere in Italia nel 1947 il Nastro d’argento per la miglior fotografia per *Daniele Cortis* di Mario Soldati.

La Jonathan Dennis Memorial Lecture

Alle 18.15 è in programma anche la Jonathan Dennis Memorial Lecture, l’annuale conferenza in memoria del fondatore del New Zealand Film Archive. L’intervento di quest’anno è affidato ad Allyson Nadia Field, docente di Cinema e Media all’Università di Chicago e direttrice del Film Studies Center.

La studiosa terrà la relazione intitolata *Rediscovering Black Film, Rewriting Film History*, dedicata alla riscoperta del cinema afroamericano fin dalle origini della settima arte e alla necessità di ripensare la storia del cinema americano. Tra i casi richiamati c’è *Something Good - Negro Kiss* del 1898, indicato come il primo film conosciuto con un bacio appassionato fra due attori afroamericani, diventato virale sui social.

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