Lupo sulle Alpi, nuovo patto tra Fvg, Veneto e aree confinanti: accordo firmato a Klagenfurt

L’intesa coinvolge anche il Friuli Venezia Giulia e punta a coordinare monitoraggi, regole e interventi a tutela di allevamenti e attività di montagna.

06 ottobre 2026 10:28
Lupo sulle Alpi, nuovo patto tra Fvg, Veneto e aree confinanti: accordo firmato a Klagenfurt -
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Per i territori montani del Friuli Venezia Giulia, e quindi anche per le aree più esposte ai temi dell’alpeggio e della zootecnia, la gestione del lupo entra in una fase nuova. A Klagenfurt è stato sottoscritto un memorandum che mette insieme amministrazioni e realtà dell’area alpina con l’obiettivo di affrontare il tema in modo condiviso.

L’accordo riguarda Carinzia, Slovenia, Provincia autonoma di Bolzano-Alto Adige, Regione Friuli Venezia Giulia, Regione Veneto e Provincia autonoma di Trento. Nel percorso è coinvolta anche Confagricoltura Fvg, che porta nel confronto le ricadute concrete su allevatori, pascoli e organizzazione delle attività in quota.

Un tema che tocca anche il Friuli occidentale

Per una provincia come quella di Pordenone, dove il rapporto tra montagna, pascolo e presidio del territorio resta centrale nelle aree più alte, il tema ha un riflesso diretto. Il punto da cui parte il memorandum è semplice: il lupo si muove oltre i confini amministrativi e le risposte separate, territorio per territorio, non sono considerate sufficienti.

Nel documento i firmatari richiamano il peso dell’agricoltura di montagna e dell’economia alpestre nella tenuta del paesaggio e nella cura delle aree montane. La crescita della presenza del predatore viene letta come un elemento che aumenta le difficoltà per chi lavora con il bestiame e gestisce gli alpeggi.

Cosa prevede l’intesa

Il memorandum individua alcune linee condivise. La prima è costruire una regia comune per la presenza del lupo lungo l’intero arco alpino. Accanto a questo obiettivo, i sottoscrittori indicano la necessità di salvaguardare in modo sostenibile l’attività pastorale, difendere il paesaggio culturale alpino e rendere più chiaro il quadro delle regole.

Tra i punti operativi compaiono il monitoraggio coordinato della popolazione, lo scambio di informazioni tra i territori aderenti e la definizione di strategie comparabili. L’intesa richiama anche la possibilità di ricorrere a prelievi mirati nei confronti degli esemplari ritenuti problematici o associati a danni.

I nodi aperti tra allevamenti e norme diverse

Tra le criticità segnalate ci sono le predazioni sugli animali domestici, le difficoltà crescenti per l’allevamento in montagna e la riduzione della presenza sui pascoli in quota. A questo si aggiunge un quadro normativo che cambia da un’area all’altra, rendendo più complessa una gestione uniforme del fenomeno.

Proprio per questo i partner chiedono di utilizzare pienamente gli strumenti previsti dall’Unione europea, con un riferimento preciso alla direttiva Habitat. Nel testo si sottolinea inoltre che la valutazione dello stato di conservazione del lupo dovrebbe essere letta su scala alpina e non solo all’interno dei singoli confini statali.

Le prossime mosse comuni

Il lavoro concordato prevede standard condivisi, una posizione unitaria verso le istituzioni europee e uno scambio costante di dati ed esperienze. L’idea è arrivare a decisioni più omogenee tra territori vicini, evitando interventi frammentati su una specie che si sposta liberamente lungo le Alpi.

Per il Friuli Venezia Giulia l’intesa rappresenta un quadro politico e operativo dentro cui collocare le richieste del mondo agricolo e della montagna. Anche per il Pordenonese, dove la tenuta delle attività in quota resta legata all’equilibrio tra tutela ambientale e lavoro degli allevatori, il memorandum apre una fase di coordinamento più stretta con le altre aree alpine coinvolte.

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