A 25 anni è titolare del locale e tra i migliori al mondo nella pizza: Manolo a Nordest24 | VIDEO

Il 12 marzo 2026 Manolo è stato ospite in diretta a Nordest24: passione, pizza, sacrifici e sogni internazionali.

15 marzo 2026 14:58
A 25 anni è titolare del locale e tra i migliori al mondo nella pizza: Manolo a Nordest24 | VIDEO -
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Giovedì 12 marzo 2026, alle 20.30 in diretta su Nordest24, è stato ospite Manolo Kollovic, giovane imprenditore friulano che, a soli 24 anni, ha già costruito un percorso professionale di grande rilievo nel mondo della pizza e della ristorazione. Una chiacchierata intensa, concreta e piena di spunti, che ha permesso di raccontare non solo una storia di impresa, ma anche una visione moderna del lavoro, del sacrificio e della valorizzazione del territorio.

Nel corso della trasmissione, Manolo si è presentato come una delle giovani realtà più interessanti del Friuli nel settore food, capace di unire tradizione, ambizione e spirito imprenditoriale. Il suo nome è già conosciuto ben oltre i confini regionali: ha aperto una pizzeria a suo nome in età giovanissima, ha partecipato più volte al Campionato mondiale della pizza di Parma e oggi porta avanti anche attività di consulenza e formazione in Italia e all’estero.

Durante la diretta, Manolo ha spiegato come il suo amore per questo mestiere abbia radici profonde e familiari. La passione per la pizza, infatti, nasce osservando da vicino il padre e seguendolo in tutte le fasi della sua attività imprenditoriale legata alla ristorazione e alla formazione professionale.

Un legame costruito giorno dopo giorno, tra laboratori, corsi, fiere e trasferte, che lo ha portato a respirare il mestiere sin da giovanissimo. Proprio quel contatto quotidiano con il lavoro di famiglia ha acceso una consapevolezza destinata poi a trasformarsi in una scelta di vita.

Manolo ha ricordato come un momento decisivo sia arrivato a 16 anni, con il suo primo viaggio intercontinentale in Messico, esperienza che gli ha fatto capire in modo chiaro quale strada desiderasse intraprendere. In quell’occasione, seguendo il padre, ha preso parte a corsi di formazione per pizzaioli organizzati in alcune delle città più importanti del Paese, da Città del Messico a Guadalajara fino a Monterrey.

È stato proprio lì, ha raccontato, che ha sentito di aver trovato la sua direzione. Da quel momento la pizza non è stata più soltanto una passione ereditata, ma è diventata una prospettiva concreta, un progetto da costruire e sviluppare nel tempo.

Nel corso dell’intervista, Manolo ha raccontato che la vera svolta imprenditoriale è maturata nel 2019, in un periodo che per tanti giovani è coinciso con incertezza e stop forzati. Lui era all’ultimo anno delle scuole superiori, in piena fase di maturità, quando l’emergenza sanitaria ha cambiato improvvisamente la quotidianità di tutti.

Mentre molte esperienze tipiche di quell’età si fermavano, per lui si apriva invece una fase nuova. Con la sospensione della scuola in presenza, ha iniziato a lavorare ogni giorno nella pizzeria di famiglia in viale Palmanova a Udine, oggi ancora sede della scuola di formazione e laboratorio per gli impasti.

Pranzo e cena, tutti i giorni, senza sosta: così ha preso forma una vera scuola sul campo. In quel periodo è cresciuta l’idea di aprire un proprio locale in una zona più centrale e visibile della città, un’attività personale che potesse rispecchiare la sua identità e il suo modo di intendere la pizza.

Una scelta maturata tra lavoro e responsabilità, che lo ha portato a entrare molto presto nel mondo dell’impresa, con tutto ciò che questo comporta in termini di impegno, rinunce e capacità di tenere il peso di un progetto proprio.

Uno dei passaggi più sinceri della diretta è stato quello dedicato ai sacrifici richiesti da un’attività come la sua. Manolo ha parlato con grande franchezza della dimensione quotidiana del suo lavoro, chiarendo che fare impresa nella ristorazione significa spesso rinunciare a molte cose che per altri coetanei sono normali.

Lavorare sette giorni su sette, tra pranzo e cena, vuol dire non avere weekend liberi, non condividere con continuità aperitivi, serate o cene del venerdì e del sabato, e dover spiegare anche alle persone vicine che il lavoro, in molte fasi, viene inevitabilmente prima di tutto.

Ha raccontato che questo pesa nelle relazioni, nelle amicizie e nella vita privata, ma allo stesso tempo rappresenta la base su cui si costruisce un percorso solido. Il lavoro, per lui, è sacrificio ma anche adrenalina, crescita e spinta continua a migliorare.

Non sono mancate, ha ammesso, le difficoltà e gli errori. In quattro anni di attività ha ricevuto soddisfazioni ma anche tante “bastonate”, come le ha definite lui stesso, che però considera fondamentali per fortificarsi e maturare come professionista e come persona.

Accanto alla gestione del locale, Manolo ha spiegato di essersi costruito nel tempo un percorso parallelo che lo ha portato a lavorare anche come consulente, formatore e tecnico per un’azienda di forni di Verona. Un’esperienza che gli ha aperto nuove opportunità professionali e, soprattutto, lo ha portato a viaggiare molto.

Negli ultimi anni ha lavorato e fatto dimostrazioni in diverse aree del mondo, in particolare in America Latina, dove il fatto di parlare spagnolo gli ha consentito di muoversi con facilità e di instaurare contatti professionali diretti.

Tra i Paesi citati durante la diretta figurano Repubblica Dominicana, Honduras, Messico ed Ecuador, tappe che hanno ampliato il suo bagaglio non soltanto lavorativo ma anche umano. Per un ragazzo così giovane, ha spiegato, viaggi di questo tipo rappresentano esperienze che cambiano il modo di vedere il mestiere e il mondo.

Ed è proprio questo uno degli aspetti emersi con più forza: la volontà di portare la pizza italiana fuori dai confini nazionali, ma senza mai perdere il legame con la propria terra e con i prodotti del Friuli. Un’attenzione per il territorio che si ritrova anche in altre esperienze di promozione delle eccellenze locali, come la Festa regionale del vino friulano inaugurata a Bertiolo, esempio concreto di quanto il Friuli sappia raccontarsi attraverso gusto e identità.

Uno dei passaggi più curiosi e significativi dell’intervista ha riguardato proprio la percezione dell’italiano all’estero, soprattutto quando si parla di pizza. Manolo ha raccontato che in diversi Paesi dell’America Latina il pizzaiolo italiano viene accolto con un entusiasmo enorme, quasi come una figura simbolica.

Ha parlato di richieste di foto, autografi, interviste, podcast, articoli e apparizioni televisive, spiegando come la pizza continui a essere uno dei prodotti più amati e riconoscibili del made in Italy nel mondo. In quei contesti, il fatto di essere italiano e di saper raccontare bene il proprio lavoro diventa un valore aggiunto fortissimo.

Ma i viaggi gli hanno lasciato anche una consapevolezza più profonda. Durante la diretta ha sottolineato di aver visto da vicino situazioni di vera povertà, molto lontane dalla realtà italiana, e di aver compreso quanto spesso qui si dia per scontato ciò che altrove manca del tutto.

Un’esperienza che gli ha insegnato anche il valore dei rapporti umani e dell’apprezzamento autentico, rendendolo ancora più consapevole della fortuna di poter fare un mestiere che ama in una regione come il Friuli.

Nel corso della trasmissione si è parlato a lungo anche del Campionato mondiale della pizza di Parma, appuntamento di riferimento assoluto per chi lavora in questo settore. Manolo lo conosce da sempre, perché da ragazzo accompagnava il padre come assistente, imparando dall’interno il funzionamento della manifestazione.

Ha spiegato che si tratta del primo e più importante campionato riconosciuto a livello mondiale, capace di richiamare ogni anno centinaia di concorrenti provenienti da tutto il pianeta. Le categorie sono numerose, dalla pizza classica alla pala, dalla teglia alla napoletana fino ad altre specialità, e ogni partecipante può scegliere una o più sezioni in cui mettersi in gioco.

Lui gareggia ufficialmente dal 2023 e ha raccontato con soddisfazione i risultati ottenuti. All’esordio è riuscito a entrare tra i migliori, mentre nell’edizione successiva ha raggiunto addirittura la top 10, sfiorando il podio.

Un traguardo importante, soprattutto considerando il livello altissimo della competizione e il numero dei partecipanti. Ma ciò che conta di più, ha precisato, non è soltanto vincere: eventi di questo tipo servono anche per farsi conoscere, crescere professionalmente e dare visibilità al proprio lavoro.

Altro tema centrale della diretta è stato il legame tra le sue creazioni e il territorio friulano. Manolo ha spiegato di portare a Parma ogni anno una pizza diversa, costruita però sempre attorno a ingredienti del Friuli, con l’obiettivo di creare una proposta che abbia una forte identità regionale.

La sua idea è quella di assemblare sapori e materie prime locali in modo coerente, offrendo una pizza che sappia raccontare il territorio con equilibrio e personalità. Un modo per fare promozione gastronomica, ma anche per dare lustro a una terra piccola nelle dimensioni e grande nella qualità delle sue produzioni.

Questa attenzione alla valorizzazione delle eccellenze locali si inserisce bene in un clima culturale che in questi mesi ha visto numerosi appuntamenti dedicati al Friuli e alle sue energie, dalla Filologica friulana in assemblea a Udine fino alla crescita di eventi che puntano a mettere al centro identità, cultura e partecipazione.

Ampio spazio è stato dedicato anche alla sua attività a Udine, la pizzeria 20 e 20, e in particolare alla filosofia che guida il suo lavoro sugli impasti. Manolo ha spiegato con chiarezza che il suo obiettivo non era aprire l’ennesima pizzeria uguale alle altre, ma costruire una proposta distintiva, capace di emergere in una città dove le pizzerie sono tante e la concorrenza è forte.

La sua scelta è stata quella di puntare su un unico impasto, senza varianti “facili” o scorciatoie commerciali. Un impasto multicereali, ottenuto con farine integrali, semi-integrali, grani antichi e una lavorazione che prevede tempi molto lunghi.

Ha raccontato infatti che la lievitazione media delle sue pizze va dai cinque ai sette giorni, con punte anche superiori in alcuni casi particolari. Una lavorazione impegnativa, che richiede pianificazione, attenzione costante e una conoscenza tecnica precisa delle farine e dei tempi di riposo.

Il risultato, ha spiegato, è un prodotto altamente digeribile, più equilibrato, con una gestione degli zuccheri completamente diversa rispetto agli impasti più rapidi. A questo si aggiungono ingredienti selezionati, dal pomodoro bio al fior di latte friulano, oltre a una proposta di pizze gourmet che viene periodicamente aggiornata.

Un altro punto molto interessante della diretta è stato quello relativo alla figura del titolare. Manolo ha voluto sfatare con decisione l’idea che chi gestisce un locale si limiti ad aprire, stare in cassa e incassare.

Ha spiegato che la realtà è ben diversa: la giornata comincia presto, spesso già alle 8 del mattino, e prosegue senza pause vere tra appuntamenti in banca, commercialista, spesa, preparazioni, impasti, gestione del personale, organizzazione e poi servizio pranzo e cena.

In sostanza, le ore di apertura al pubblico rappresentano solo una piccola parte del lavoro complessivo. Tutto il resto è fatto di responsabilità continue, problemi da risolvere, decisioni rapide e attenzione costante a ogni dettaglio.

È proprio questo il messaggio che oggi Manolo cerca di trasmettere anche attraverso i social: dare un’immagine più reale, più professionale e meno superficiale della figura del ristoratore e del titolare di un’attività. Una narrazione seria, che metta in luce il lato imprenditoriale di un mestiere troppo spesso banalizzato.

Guardando avanti, durante la diretta del 12 marzo su Nordest24 Manolo ha spiegato di avere idee chiare e obiettivi ambiziosi. Da una parte c’è la volontà di delegare di più, strutturando meglio l’attività per riuscire a liberare energie da investire in nuovi progetti.

Dall’altra c’è il sogno di realizzare aperture all’estero, sfruttando proprio il grande apprezzamento che il prodotto italiano continua a ricevere in molti mercati internazionali. Non tanto per trasferirsi stabilmente fuori, quanto per costruire una rete di attività che possano essere seguite e coordinate con una visione più ampia.

Accanto a questo, vuole continuare a viaggiare per consulenze, fiere e formazione, portando avanti quel percorso internazionale che negli ultimi anni gli ha già dato tanto.

Ha inoltre anticipato l’idea di rafforzare ulteriormente la sua presenza social e ha accennato anche a un altro progetto in cantiere: la scrittura di un libro, non come punto di arrivo ma come strumento di crescita personale, posizionamento e costruzione di una visione.

Una traiettoria che si intreccia bene con un territorio che sta valorizzando sempre più giovani, formazione e talenti, come dimostrano eventi dedicati alle nuove generazioni quali Student Day 2026 dell’Università di Udine e appuntamenti culturali capaci di dare spazio a nuovi protagonisti come la giovane poesia friulana a Pagnacco.

Nel finale della diretta, Manolo ha voluto lasciare un messaggio molto diretto ai ragazzi della sua età e a chi oggi si sente incerto rispetto al proprio futuro. Ha detto di vedere tanti giovani in difficoltà, spesso bloccati dal non sapere quale strada prendere, e ha invitato tutti ad avere pazienza.

Secondo lui non bisogna forzare le cose, ma cercare con sincerità ciò che rende davvero felici. Il punto non è soltanto trovare un lavoro, ma arrivare al momento in cui ci si sveglia la mattina contenti di quello che si andrà a fare durante la giornata.

Un concetto semplice ma potente, che nella sua esperienza prende forma concreta. Alla domanda finale se a lui questo lavoro piaccia davvero, la risposta è stata immediata: , gli piace così tanto da essere diventato quasi una droga, nel senso più positivo del termine.

La diretta del 12 marzo 2026 alle 20.30 su Nordest24 ha così restituito il ritratto di un giovane professionista che ha già costruito molto, ma che ha ancora fame di crescita, di sfide e di futuro. Un talento friulano che parte da Udine, valorizza il territorio e guarda lontano, con la pizza come mestiere, linguaggio e passaporto verso il mondo.

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