Montagna friulana, il gallo cedrone arretra: censimenti regionali accendono l’attenzione

Dai rilievi svolti nel 2025 emerge una presenza ridotta del tetraonide simbolo delle foreste alpine. Il monitoraggio continuerà anche il prossimo anno.

12 maggio 2026 16:21
Montagna friulana, il gallo cedrone arretra: censimenti regionali accendono l’attenzione -
Condividi

Le foreste di montagna del Friuli Venezia Giulia stanno restituendo un segnale che pesa anche per il territorio pordenonese: il gallo cedrone compare sempre meno. Il quadro emerso dal primo monitoraggio primaverile condotto su scala regionale indica una presenza fragile di questa specie, considerata tra le più rappresentative degli ambienti alpini maturi.

Per le aree montane della regione, e quindi anche per il sistema naturale che guarda alla fascia pordenonese più vicina alla montagna, il dato ha un valore che va oltre la singola specie. Il gallo cedrone, infatti, è legato a habitat molto specifici e la sua rarefazione viene letta come un campanello d’allarme sullo stato di salute degli ecosistemi forestali.

Un indicatore dello stato dei boschi

Classificato come specie vulnerabile nella lista rossa degli uccelli nidificanti in Italia, il tetraonide risente in modo particolare dei cambiamenti del proprio ambiente. A incidere sono soprattutto la perdita di habitat adatti, il loro progressivo deterioramento e la frammentazione delle aree forestali, rese meno favorevoli dall’evoluzione dei popolamenti boschivi.

Proprio per questa sua sensibilità, il gallo cedrone viene considerato un indicatore ecologico prezioso. Dove fatica a sopravvivere, spesso emergono criticità che coinvolgono anche altre specie rare e ambienti naturali delicati tipici della montagna friulana.

I dati raccolti nel 2025

L’attività è stata coordinata dal Servizio Biodiversità della Direzione risorse agroalimentari, forestali e ittiche della Regione Friuli Venezia Giulia, con il coinvolgimento del Corpo forestale regionale, dei Carabinieri forestali di Tarvisio, del Progetto Lince Italia e dei due parchi naturali regionali.

Nel corso del 2025 sono state realizzate 31 uscite notturne in 16 aree di canto distribuite sul territorio montano regionale. Gli operatori hanno osservato complessivamente 22 maschi. In diversi siti non è stato registrato alcun esemplare, mentre in molte delle arene dove la specie era presente si è arrivati a contare in media appena uno o due maschi.

Un dato che appare significativo perché, nella fase riproduttiva primaverile, il comportamento naturale della specie porterebbe alla formazione di gruppi più consistenti. Tra i rilievi non sono comunque mancati segnali migliori, con un massimo di cinque maschi rilevati contemporaneamente in una stessa arena.

Come avviene il monitoraggio

Il lavoro sul campo non si limita alla primavera. Durante tutto l’anno i forestali percorrono le aree frequentate dal gallo cedrone cercando tracce utili a confermarne la presenza. Il periodo decisivo resta però quello primaverile, quando i maschi si ritrovano prima dell’alba nei luoghi del corteggiamento.

In queste zone, note come arene di canto, si svolgono le parate con cui gli animali cercano di attirare le femmine. Proprio perché si tratta di una fase molto delicata del ciclo biologico, le osservazioni vengono condotte con accorgimenti studiati per limitare al minimo il disturbo.

Perché la tutela riguarda anche le comunità di montagna

La diminuzione del gallo cedrone non rappresenta soltanto una questione faunistica. La sua eventuale scomparsa significherebbe perdere un elemento simbolico della montagna friulana, legato da tempo all’identità e alla memoria delle comunità che vivono questi territori.

Per questo la Regione ha già annunciato la prosecuzione del monitoraggio anche nel 2026. L’obiettivo è ampliare le aree censite e rendere ancora più efficace la raccolta dei dati, così da definire interventi di conservazione più mirati e utili a proteggere un patrimonio naturale che interessa l’intero Friuli Venezia Giulia.

Segui Diario di Pordenone