Nordest a 4 zampe, emozioni e impegno nella 4ª puntata: protagonista Zampette Cormonesi | VIDEO

La quarta puntata di Nordest a 4 zampe su Nordest24 accende i riflettori su Zampette Cormonesi e sul lavoro per i gatti.

11 marzo 2026 12:12
Nordest a 4 zampe, emozioni e impegno nella 4ª puntata: protagonista Zampette Cormonesi | VIDEO -
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CORMONS – Ieri sera, martedì 10 marzo 2026, è andata in onda la quarta puntata di “Nordest a 4 zampe, il format di Nordest24 dedicato alle storie degli animali che hanno trovato una nuova occasione dopo abbandoni, rinunce di proprietà e situazioni di sofferenza. Il programma, condotto da Silvia Zanella, prosegue così il suo percorso nel territorio raccontando il lavoro quotidiano di associazioni, volontari e realtà che si occupano concretamente di tutela animale.

Dopo le prime tre tappe già pubblicate da Nordest24 – dal debutto al Cat Café di Martignacco alla puntata a Rive d’Arcano, fino all’appuntamento dalla Cuccia ODV di Staranzano – il programma ha acceso stavolta i riflettori su una delle realtà più attive del Friuli Venezia Giulia nel soccorso felino. Le precedenti puntate hanno confermato una linea editoriale precisa: dare voce al volontariato, mostrare il dietro le quinte dei rifugi e sensibilizzare il pubblico sulle adozioni consapevoli e sul rispetto degli animali.

In questa nuova puntata, il racconto si è concentrato su Stefano Zanuttin, presidente di Zampette Cormonesi, associazione nata come progetto di cittadinanza attiva collegato a TOCS di Cormons e diventata, nel corso degli anni, un riferimento operativo sempre più esteso sul territorio regionale. Attraverso il dialogo con Silvia Zanella, è emerso un quadro fatto di numeri importanti, emergenze quotidiane, sacrifici silenziosi e una rete di persone che ogni giorno interviene dove spesso altri non riescono ad arrivare.

La forza di “Nordest a 4 zampe” sta nella sua formula semplice ma diretta: entrare nei luoghi del volontariato, ascoltare le testimonianze di chi opera sul campo e restituire al pubblico storie vere, senza filtri. La puntata di ieri ha avuto un tono intenso, concreto, spesso toccante. Non solo per le immagini e i racconti, ma per la capacità di trasformare temi spesso percepiti come marginali in una questione sociale, sanitaria e culturale. Il mondo del randagismo felino, delle colonie, delle cucciolate abbandonate e delle emergenze veterinarie è stato descritto come una realtà quotidiana che richiede organizzazione, collaborazione e una presenza costante.

Nel corso dell’intervista, Stefano Zanutin ha ricostruito la storia di Zampette Cormonesi, spiegando che l’associazione nasce nel 2018 come realtà inizialmente concentrata sulla gestione delle colonie feline del territorio di Cormons. Un impegno partito in modo graduale, quasi sottovoce, ma che con il tempo si è ampliato ben oltre i confini comunali.

Con il passaparola e con l’aumento delle richieste di intervento, l’associazione ha progressivamente esteso la propria attività ai comuni vicini e poi a una fetta sempre più ampia del Friuli Venezia Giulia. Dal 2020, ha raccontato Zanuttin, la struttura organizzativa si è fatta più solida: registri, tracciamento dell’attività, microchippatura dei gatti e una gestione molto più precisa dei casi seguiti.

Il dato più forte emerso durante la puntata riguarda proprio i numeri: quasi 3.000 gatti raccolti in sei anni e 1.707 adozioni già concluse. Numeri che restituiscono da soli la misura del fenomeno e la portata del lavoro svolto. Dietro queste cifre, però, non c’è soltanto un’attività di recupero. C’è soprattutto la volontà di restituire dignità e identità ad animali che, altrimenti, avrebbero avuto davanti solo randagismo, sofferenza o morte.

Uno dei passaggi più forti della quarta puntata è stato quello dedicato al tema della microchippatura obbligatoria e della sterilizzazione dei gatti. Zanuttin ha ricordato di essere stato tra i promotori di questa battaglia, spiegando con chiarezza il senso della norma e il suo impatto futuro.

Nel corso del confronto con Silvia Zanella è stato ribadito che, dal 1° luglio 2026, il microchip sarà obbligatorio per i gatti, con intestazione a un proprietario oppure, in mancanza, al Comune di riferimento. Per quanto riguarda la sterilizzazione, l’obbligo riguarderà i gatti con libero accesso all’esterno, cioè quelli che possono muoversi fuori dall’abitazione e che, se non controllati, possono contribuire alla nascita di nuove cucciolate destinate al randagismo.

Il punto centrale del discorso non è stato presentato come un irrigidimento burocratico, ma come una risposta concreta a una situazione che sul territorio produce sofferenza e costi altissimi. Nella puntata è stato spiegato con grande nettezza che lasciare una gatta libera di partorire in giro significa spesso alimentare un circuito di cuccioli malati, nascosti in luoghi pericolosi, esposti a infezioni, incidenti e morte precoce.

Zanuttin ha anche voluto chiarire un aspetto spesso al centro del dibattito: l’obiettivo non è colpire chi possiede animali, ma costruire un percorso condiviso, in cui associazioni, volontari e istituzioni aiutino i cittadini ad adeguarsi alle regole. La legge, in questo senso, arriva dopo anni di sensibilizzazione e dopo molti tentativi di far comprendere quanto il problema non sia solo animalista, ma riguardi anche il bene collettivo.

Tra i momenti più incisivi della puntata c’è stato il racconto delle conseguenze del randagismo. Un racconto duro, che ha evitato qualsiasi abbellimento. Nelle parole di Zanutin è emersa tutta la fatica di chi si trova a intervenire su gatti feriti, malati, denutriti, appena nati o abbandonati in condizioni estreme.

Il presidente di Zampette Cormonesi ha ricordato che una parte enorme dei cuccioli nati all’esterno non sopravvive. Non si tratta, ha sottolineato, di un processo “naturale” da accettare passivamente, ma di una spirale di sofferenza che oggi può essere contrastata grazie a strumenti, competenze veterinarie e modelli organizzativi ormai consolidati.

Molto forte anche il passaggio sui gatti maschi. Nella puntata si è parlato delle ferite dovute agli scontri, delle malattie trasmesse, degli ascessi e delle conseguenze che possono diventare devastanti fino a rendere necessaria la soppressione dell’animale. Un richiamo netto a un tema spesso sottovalutato: la prevenzione salva vite, anche quando non si vedono subito i danni che derivano dalla mancata sterilizzazione.

Un altro tema affrontato con grande efficacia nella quarta puntata è stato quello della collaborazione. Per Zampette Cormonesi, ha spiegato Zanuttin, fare rete non è un valore astratto ma una necessità concreta. Senza volontari, senza associazioni, senza amministrazioni disponibili al dialogo e senza veterinari pronti a intervenire, i risultati raggiunti non sarebbero stati possibili.

L’associazione collabora oggi con 10 realtà veterinarie sul territorio regionale, tra studi e cliniche. Un elemento decisivo, soprattutto quando si presentano emergenze che impongono interventi rapidi e massicci. L’esempio raccontato in trasmissione è stato eloquente: 13 gatti catturati in un solo giorno e sterilizzati nell’arco di due giorni grazie alla disponibilità della veterinaria di riferimento.

Un dato che fa capire quanto il lavoro sul campo richieda non solo buona volontà, ma una visione comune. Senza questa condivisione, ha spiegato Zanutin, ogni operazione si rallenterebbe fino a diventare inefficace. È qui che la quarta puntata ha colpito nel segno: mostrando che il volontariato non è improvvisazione, ma una macchina complessa fatta di competenze, tempi, procedure e responsabilità.

Tra le parti più emozionanti della puntata c’è stato il focus sulla rete balie, un progetto nato con il sostegno del Gattile di Trieste e sviluppato per affrontare una delle emergenze più delicate: quella dei gattini in allattamento rimasti senza madre.

Il racconto ha restituito immagini durissime: cuccioli trovati nei tombini, nei canali, nei bidoni, nei sacchetti di plastica, sui cigli delle strade. Una realtà che, ascoltata in tv, scuote e lascia il segno. Ma proprio da qui emerge il valore di una rete formata da persone preparate, capaci di sostituirsi nei primi giorni alla mamma gatta con un’assistenza continua, fatta di latte ogni due ore, controlli, pulizia, sorveglianza e competenze specifiche.

Zanutin ha spiegato che non si tratta di una pratica da improvvisare. Al contrario, un errore nelle procedure può significare la morte del cucciolo. Ed è proprio per questo che la rete balie è stata presentata come una struttura organizzata, formata e indispensabile.

I numeri raccontati nel corso della trasmissione sono stati molto significativi: da un primo gruppo che seguiva circa 25 gattini si è passati nel tempo a oltre 200 gatti allattati, con una mortalità scesa fino al 7% negli ultimi anni. Dati che mostrano con forza quanto un sistema di accoglienza competente possa fare la differenza tra la vita e la morte.

La quarta puntata di Nordest a 4 zampe ha svelato anche una novità destinata a far parlare. Per la prima volta pubblicamente, è stata annunciata la donazione di un terreno molto grande, in parte edificabile, destinato all’associazione. Non un lascito, ma una donazione fatta da una persona ancora in vita, volontaria del gruppo, che ha scelto di destinare una parte importante del proprio patrimonio al futuro del progetto.

Su quell’area, Zampette Cormonesi vuole realizzare un vero e proprio santuario per gatti. Non una struttura generica, ma uno spazio pensato per accogliere gli animali che non hanno alcuna possibilità concreta di trovare una casa o di essere reintrodotti sul territorio.

Si parla di gatti con gravi problemi sanitari, neurologici, comportamentali o fisici. Gatti che non camminano, che necessitano di assistenza continua, che devono essere aiutati anche per funzioni di base. Il progetto include anche una sezione dedicata alla gestione della parvovirosi, malattia con tassi di mortalità altissimi nei cuccioli e molto difficile da affrontare senza spazi e protocolli adeguati.

È uno dei passaggi più importanti dell’intera puntata, perché mostra una visione che va oltre l’emergenza quotidiana. Non soltanto recuperare e curare, ma costruire un luogo stabile per gli ultimi degli ultimi, gli animali che normalmente nessuno sceglierebbe e che rischiano di non avere altra prospettiva.

L’intervista ha messo in luce anche l’aspetto economico, spesso poco raccontato quando si parla di volontariato animalista. Zanuttin ha spiegato con chiarezza che i contributi pubblici esistono, ma non bastano a coprire i costi di un anno di attività. Nel caso di Zampette Cormonesi, ha detto, il sostegno regionale copre all’incirca un mese rispetto alle spese complessive.

Per questo l’associazione continua a cercare aiuto attraverso le donazioni, ma ha anche scelto una strada originale e coerente con la propria filosofia: dare una seconda vita agli oggetti, proprio come si prova a fare con gli animali salvati.

Sono così nati due negozi dell’usato solidale, uno a Cormons in Piazza Libertà e uno a Gorizia in via 9 Agosto. Abbigliamento, libri, accessori e oggetti per la casa vengono donati, selezionati, controllati e poi rimessi in circolo. I proventi servono a sostenere in particolare le spese veterinarie, spesso molto elevate quando si interviene su gatti arrivati in condizioni gravissime.

Nella puntata è emersa una filosofia precisa: non chiedere soltanto un aiuto economico, ma offrire anche un servizio, un gesto utile, una forma di economia circolare che unisce solidarietà, riuso e tutela animale. Un modello che aggiunge valore al progetto e che racconta bene la mentalità dell’associazione.

Uno dei meriti maggiori della trasmissione è stato quello di rendere visibile una realtà spesso nascosta. Dietro i recuperi, le cure e le adozioni c’è infatti una macchina composta da tantissimi volontari, spesso fuori dai riflettori.

Nella quarta puntata si è parlato delle persone che tengono i negozi aperti ogni giorno, di chi ospita i gatti in casa, di chi segue le staffette per portare gli animali in clinica, di chi si occupa della gestione quotidiana. Ma anche di una squadra dal nome tenerissimo e dal ruolo fondamentale: le “coccolatrici di gatti”, volontarie che lavorano sulla socializzazione degli animali più diffidenti o selvatici, per aiutarli a fidarsi e a trovare poi un’adozione.

È un lavoro silenzioso, paziente, continuo. E proprio per questo la parte finale dell’intervista ha assunto anche un valore simbolico. Silvia Zanella ha sottolineato come il volontariato animalista sia composto in larga parte da donne, lanciando anche un messaggio chiaro: c’è bisogno di più uomini disponibili a mettere mani, tempo ed energie in questo settore, soprattutto per tutte quelle attività pratiche che richiedono presenza fisica e manualità.

L’episodio andato in onda ieri sera ha aggiunto un tassello importante perché ha raccontato non solo la cura, ma anche il sistema umano che permette quella cura: associazioni, veterinarie, volontarie, staffette, balie, negozi, progetti futuri, leggi e battaglie culturali. Un mosaico complesso che il programma è riuscito a rendere comprensibile e vicino anche a chi non conosce fino in fondo il problema del randagismo felino.

In un panorama digitale dove spesso le notizie scorrono veloci, il format di Nordest24 sceglie invece di fermarsi sulle storie, di approfondirle e di far emergere il valore delle realtà locali. È questa forse la cifra più riuscita del programma condotto da Silvia Zanella: mostrare che dietro ogni animale salvato esiste una catena di gesti, sacrifici e competenze che meritano di essere raccontati.

La puntata può essere rivista su nordest24.it e sui canali social del giornale, come ricordato in chiusura della trasmissione. E dopo questo quarto appuntamento, il pubblico ha già un motivo in più per seguire il prossimo viaggio di “Nordest a 4 zampe” tra rifugi, oasi, associazioni e storie di riscatto che parlano al cuore ma anche alla coscienza collettiva.

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