Monica, la bimba simbolo del sisma morta a 7 anni. A Nordest24 il fratello Giulio | VIDEO

Su Nordest24 la puntata del 18 maggio condotta da Patrick Ganzini dedicata alla memoria del terremoto del Friuli.

22 maggio 2026 15:13
Monica, la bimba simbolo del sisma morta a 7 anni. A Nordest24 il fratello Giulio | VIDEO -
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Una puntata carica di memoria e di emozione, quella trasmessa da Nordest24 il 18 maggio, con la conduzione di Patrick Ganzini. Al centro della serata, andata in onda nel consueto appuntamento delle 20:30, una testimonianza profonda legata al terremoto del Friuli del 6 maggio 1976, alla ferita ancora viva di una terra colpita dalla tragedia e alla storia di Monica Ragalzi, bambina diventata negli anni uno dei simboli più toccanti di quella pagina dolorosa.

La trasmissione ha accompagnato il pubblico in un racconto che non si è limitato alla cronaca storica, ma ha dato spazio al vissuto personale, al dolore familiare, alla memoria collettiva e alla capacità del Friuli di rialzarsi dopo una devastazione che cambiò per sempre intere comunità.

Una puntata dedicata alla memoria del 6 maggio

Durante la puntata, Patrick Ganzini ha introdotto il tema partendo da un’immagine capace di riaprire ricordi profondi per molti friulani: il necrologio di Monica Ragalzi, scomparsa bambina nel sisma che devastò il Friuli. Una presenza che, anno dopo anno, è rimasta impressa nella memoria di tante persone, diventando non solo il ricordo di una vita spezzata, ma anche il volto di tutti i bambini vittime del terremoto.

Il racconto ha riportato gli spettatori a quella sera del 6 maggio 1976, quando il Friuli fu travolto dall’Orcolat. La figura di Monica è stata presentata come parte della memoria più dolorosa della regione, ma anche come simbolo della capacità di non dimenticare, di tenere viva una storia personale diventata patrimonio emotivo di un’intera comunità.

La testimonianza del fratello Giulio

Ospite della puntata è stato Giulio, fratello di Monica, che ha condiviso una testimonianza forte e delicata. Le sue parole hanno permesso di entrare nel cuore di una vicenda familiare segnata per sempre dal terremoto: Monica aveva 7 anni, lui ne aveva 10. Due bambini, una famiglia normale, una quotidianità interrotta in pochi istanti.

Giulio ha ricordato la vita a Gemona, il centro storico, la casa di famiglia e quella sera in cui tutto cambiò. Ha raccontato l’assenza, l’attesa, la confusione dei primi momenti, il rientro in un paese irriconoscibile e la difficoltà di comprendere, da bambino, la portata della tragedia.

Gemona devastata e una famiglia spezzata

Il racconto ha restituito tutta la drammaticità di quelle ore. Le macerie travolsero Monica, mentre la madre rimase ferita sotto i resti degli edifici. La donna fu salvata anche grazie ai rumori prodotti nel tentativo di farsi sentire dai soccorritori, in un contesto di distruzione, paura e incertezza.

Giulio ha spiegato come il terremoto abbia segnato una linea netta tra un prima e un dopo. Una frase, questa, spesso usata da chi ha vissuto quei giorni: prima del terremoto e dopo il terremoto. Per molte famiglie friulane non si trattò soltanto della perdita della casa o dei beni materiali, ma della frattura definitiva di un equilibrio umano, affettivo e sociale.

Il Friuli dei bambini e delle famiglie divise

Uno dei passaggi più intensi della puntata ha riguardato l’infanzia spezzata. Il terremoto non distrusse solo edifici, strade e piazze, ma anche le reti quotidiane dei più piccoli: gli amici del cortile, i vicini di casa, le abitudini di ogni giorno.

Giulio ha raccontato come, dopo il sisma, anche pochi chilometri diventassero una distanza enorme per un bambino. Gli amici non erano più accanto, le famiglie venivano sfollate, i paesi si svuotavano e il tessuto sociale si disgregava insieme alle case crollate. Una ferita invisibile, ma profonda, che ha accompagnato un’intera generazione.

I soccorsi, la solidarietà e la forza della ricostruzione

La puntata di Nordest24 ha dato spazio anche al tema dei soccorsi e della solidarietà. Nel racconto sono emersi i ricordi dei primi aiuti arrivati dall’esterno, compresi quelli dei soccorritori stranieri e dei volontari giunti da diverse parti d’Italia.

Ma il cuore della rinascita, secondo la testimonianza raccolta, fu soprattutto la collaborazione tra friulani. Famiglie, vicini e conoscenti si aiutarono concretamente nella ricostruzione: chi sapeva fare un muro aiutava chi doveva sistemare casa, chi era capace di piastrellare ricambiava il favore. Una rete di sostegno pratico, quotidiano e silenzioso, che contribuì in modo decisivo alla ripartenza.

Il necrologio di Monica e il legame con il Friuli

Particolarmente toccante il passaggio dedicato al necrologio di Monica, pubblicato per molti anni e tornato nel 2026, in occasione del cinquantesimo anniversario del terremoto. Quel volto, per tanti friulani, è diventato un appuntamento della memoria: un’immagine capace di riportare alla mente il dolore del 1976, ma anche il percorso di ricostruzione compiuto dal Friuli.

Giulio ha raccontato l’affetto ricevuto in questi giorni, i messaggi, le telefonate, le testimonianze di persone che, pur non conoscendo direttamente Monica, hanno sentito quella bambina come parte della propria storia. Un simbolo intimo e collettivo allo stesso tempo, capace di attraversare generazioni.

Una serata di racconto e memoria su Nordest24

Con la puntata del 18 maggio, Nordest24 ha scelto di offrire al pubblico non solo un’intervista, ma uno spazio di memoria condivisa. La conduzione di Patrick Ganzini ha accompagnato il dialogo con rispetto, lasciando emergere la forza della testimonianza e il valore umano di un racconto che riguarda l’intero Friuli.

Il video integrale della puntata consente agli spettatori di rivedere una pagina televisiva intensa, dedicata al ricordo, al dolore e alla rinascita. Una serata che conferma l’impegno di Nordest24 nel raccontare il territorio attraverso le voci di chi ha vissuto sulla propria pelle gli eventi che hanno segnato la storia della regione.

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