Patrocinio negato alla Uaar, il Tar ribalta la scelta del Comune di Pordenone
La decisione del tribunale amministrativo riapre il confronto cittadino su criteri, inclusione e pluralismo nel percorso verso il 2027.
La discussione su chi possa entrare, con quale riconoscimento istituzionale e a quali condizioni, nel percorso di Pordenone verso il 2027 torna al centro del dibattito cittadino. Il Tar ha infatti accolto il ricorso dell’Unione atei, agnostici e razionalisti contro il rifiuto opposto dal Comune al patrocinio e all’utilizzo del logo legato a Pordenone Capitale Italiana della Cultura 2027.
La pronuncia è stata commentata dal consigliere regionale di Open Sinistra Fvg, Furio Honsell, che legge la vicenda come un passaggio significativo sul terreno delle libertà culturali e della rappresentanza delle diverse sensibilità presenti nella vita pubblica.
Una sentenza che pesa sul clima del 2027
Il punto non riguarda soltanto un simbolo grafico o un via libera formale. Attorno al patrocinio negato si è infatti concentrata una questione più ampia, che tocca il modo in cui una città chiamata a interpretare un ruolo nazionale intende rapportarsi al pluralismo delle idee.
Secondo Honsell, la decisione del tribunale amministrativo conferma proprio questo aspetto: una programmazione culturale credibile non può restringere gli spazi sulla base dell’identità dell’associazione proponente, soprattutto quando si parla di iniziative inserite nel confronto pubblico.
Il commento di Open Sinistra Fvg
Nella nota diffusa il 2 settembre 2026, l’esponente di Open Sinistra Fvg ha espresso soddisfazione per l’esito del giudizio, sostenendo di condividere le motivazioni adottate dal Tar. Nella sua lettura, il pronunciamento richiama due cardini: la tutela della libertà di pensiero e l’autonomia della magistratura amministrativa rispetto alle scelte del potere politico.
Honsell definisce inoltre il precedente diniego del Comune una scelta non condivisibile, anche alla luce del fatto che la Uaar, ricorda, aveva partecipato alla fase di costruzione della proposta poi premiata con il titolo di Capitale italiana della Cultura 2027.
Il nodo: logo e patrocinio per le iniziative
La controversia nasceva da due richieste precise avanzate dall’associazione: ottenere il patrocinio comunale e poter usare il logo ufficiale collegato al riconoscimento del 2027 per alcune proprie attività. Su questi due punti il Comune aveva opposto un rifiuto, poi finito davanti ai giudici amministrativi.
L’accoglimento del ricorso rimette ora al centro un interrogativo che a Pordenone ha inevitabilmente un peso politico e culturale: quali criteri devono guidare l’accesso agli strumenti istituzionali collegati a un evento che coinvolge l’intera comunità?
Un tema che riguarda direttamente la città
Anche se il commento politico arriva da Trieste, gli effetti della sentenza toccano in modo diretto Pordenone. Il caso si inserisce infatti nella discussione locale su inclusione, regole e partecipazione attorno al programma culturale che accompagnerà la città verso il 2027.
Nel ragionamento proposto da Honsell, il significato più netto del pronunciamento del Tar sta nel richiamo a una cultura pubblica aperta al confronto e non selettiva rispetto alle convinzioni espresse dai soggetti coinvolti. Un tema destinato a restare presente nel dibattito cittadino, perché riguarda non solo questa singola vicenda ma anche l’immagine con cui Pordenone si presenterà nel percorso verso il suo anno più esposto sul piano nazionale.