Pinzano, alla stazione il tributo ai volontari Ana e alla memoria del sisma del 1976

Nel Pordenonese una cerimonia ha riportato al centro il ruolo dei cantieri Ana e il ricordo delle 989 persone morte nel terremoto del Friuli.

03 maggio 2026 14:48
Pinzano, alla stazione il tributo ai volontari Ana e alla memoria del sisma del 1976 -
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A Pinzano al Tagliamento la memoria del terremoto del 1976 è tornata a intrecciarsi con quella della ricostruzione. Alla stazione del paese è stata infatti ospitata una commemorazione dedicata al Decimo Cantiere Ana, momento che ha richiamato il valore del lavoro svolto dai volontari alpini accanto alle comunità friulane ferite dal sisma.

L’iniziativa ha riproposto, in un luogo simbolico per il territorio, il peso di una tragedia che provocò 989 vittime e sconvolse il Friuli in pochi secondi. Il ricordo non si è fermato al dato storico, ma ha rimesso al centro anche la risposta collettiva arrivata subito dopo.

Il segno lasciato dal terremoto

Nel corso della cerimonia è intervenuto il consigliere regionale Markus Maurmair, esponente di Fratelli d’Italia, che ha richiamato anzitutto il dovere della memoria verso chi perse la vita e verso un territorio che da quella frattura uscì profondamente cambiato.

Nel suo intervento ha sottolineato come il rispetto per le vittime resti il punto di partenza di ogni commemorazione legata all’Orcolat. Accanto al dolore, ha ricordato anche la capacità delle popolazioni friulane di reagire con compostezza e determinazione in una fase durissima.

Il contributo dei cantieri Ana

Uno dei passaggi più significativi della mattinata ha riguardato proprio l’esperienza dei cantieri Ana, nati nei giorni immediatamente successivi al sisma. Maurmair ha richiamato l’avvio di quel percorso, partito il 20 maggio 1976 a Gorizia, appena due settimane dopo la scossa che devastò il Friuli.

Secondo i numeri ricordati durante la commemorazione, furono 15mila i volontari coinvolti per mesi nei lavori, distribuiti in 11 cantieri. Un’organizzazione ampia, sostenuta dal coordinamento di architetti, ingegneri, tecnici e geometri, che rese possibile un aiuto concreto alle famiglie rimaste senza casa.

La cerimonia di Pinzano ha così messo in evidenza non solo il valore simbolico delle penne nere, ma anche la dimensione pratica del loro intervento. Quel lavoro contribuì infatti a restituire abitazioni, stabilità e una prospettiva di ripartenza a migliaia di persone.

Un legame che resta vivo anche nel Pordenonese

Per il territorio pordenonese, appuntamenti come questo mantengono viva una memoria che non appartiene soltanto ai libri di storia. Pinzano ha rappresentato ancora una volta un punto di incontro tra il ricordo delle vittime e il ringraziamento verso chi, arrivando anche da lontano, scelse di mettersi al servizio delle comunità colpite.

Nel messaggio conclusivo è tornato il doppio filo che accompagna da decenni il racconto del terremoto del Friuli: da una parte il lutto per chi non c’è più, dall’altra il riconoscimento verso chi trasformò l’emergenza in un impegno quotidiano per ricostruire. Ed è proprio su questa eredità, fatta di memoria e responsabilità, che Pinzano ha voluto soffermarsi.

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