Più utenti, meno burocrazia: Pordenone ridisegna i servizi sociali e prova i primi strumenti digitali
Il Comune riorganizza il lavoro dell’Ambito Noncello con il supporto di LEF e Polo Tecnologico. I primi test su domiciliarità e disabilità chiuderanno entro fine agosto 2026.
La pressione sui servizi sociali pordenonesi cresce e il Comune sceglie di intervenire prima di tutto sull’organizzazione interna. Il dato che orienta il progetto è l’aumento delle situazioni da seguire, con una crescita del 43% nell’assistenza domiciliare, uno degli indicatori che raccontano meglio come stiano cambiando i bisogni sul territorio.
Da qui prende forma il percorso presentato il 28 luglio 2026 in municipio insieme a LEF – Lean Experience Factory e al Polo Tecnologico Alto Adriatico: una revisione dei processi di lavoro dei Servizi sociali comunali e dell’Ambito Territoriale Noncello, pensata per ridurre i passaggi inutili e liberare tempo per l’attività rivolta alle persone.
Una riorganizzazione partita dai flussi di lavoro
L’impostazione scelta dall’amministrazione non parte dai software, ma dall’analisi di come si lavora ogni giorno negli uffici e nei servizi. L’obiettivo dichiarato è alleggerire gli adempimenti che pesano sugli operatori senza portare un beneficio diretto ai cittadini, così da rendere più lineare la gestione dei casi e più chiaro l’assetto organizzativo.
Nel percorso sono stati coinvolti direttamente operatori e operatrici, chiamati a individuare i punti in cui le procedure possono essere semplificate o rese più uniformi. La logica è quella di standardizzare ciò che può esserlo, lasciando invece maggiore attenzione professionale alla presa in carico e alla relazione con l’utenza.
Secondo quanto emerso durante la presentazione, il metodo dovrebbe aiutare a costruire un sistema più leggibile sia per chi lavora nei servizi sia per chi vi si rivolge. L’assessora alle Politiche sociali Guglielmina Cucci ha inquadrato il progetto come un passaggio strategico per migliorare efficacia e assetto del servizio.
I primi due cantieri digitali già aperti
La seconda fase è già cominciata e riguarda la digitalizzazione di alcune attività considerate prioritarie. In questa fase iniziale il lavoro si concentra su due percorsi pilota: l’assistenza domiciliare e gli interventi legati alla disabilità.
Il calendario indicato dal Comune prevede la chiusura di questa prima sperimentazione entro il 31 agosto 2026. Solo dopo i test e i collaudi dei due ambiti iniziali il modello sarà allargato gradualmente agli altri servizi che sono già stati presi in esame.
La scelta di procedere in questo modo risponde a un criterio preciso: evitare di introdurre piattaforme nuove su procedure ancora troppo complesse. Prima si semplifica il percorso amministrativo, poi si applicano gli strumenti digitali, con l’idea di ottenere un sistema più sostenibile nel tempo e più facile da gestire.
Il contributo di LEF e del Polo Tecnologico
Nel progetto pordenonese, LEF porta un metodo già sperimentato in altri contesti produttivi: osservare i processi, eliminare gli snodi superflui, rendere omogenee le attività e solo dopo passare alla digitalizzazione. Trasferito nei servizi alla persona, questo approccio viene adattato a un contesto pubblico dove l’efficienza deve convivere con la qualità della risposta sociale.
L’assessore all’Innovazione e Digitalizzazione Mattia Tirelli ha spiegato che il percorso non dovrebbe fermarsi ai servizi sociali. L’intenzione dell’ente è estendere progressivamente questo metodo anche ad altri settori comunali, insieme agli investimenti sulla formazione del personale rispetto alle nuove tecnologie e all’intelligenza artificiale.
Un modello che il Comune punta a far crescere
L’iniziativa è stata anche candidata al Premio NuovaPA FVG 2026, nell’Asse 2 dedicato ai servizi agli utenti e alla digitalizzazione. Tra gli elementi messi in evidenza ci sono il coinvolgimento diretto degli operatori, l’uso di un impianto metodologico misurabile e la possibilità di trasferire l’esperienza ad altri ambiti amministrativi.
Per Pordenone il senso dell’operazione è soprattutto locale e concreto: costruire servizi sociali più agili in una fase in cui le richieste aumentano e si fanno più articolate. Se la sperimentazione confermerà i risultati attesi, la revisione avviata nell’Ambito Noncello potrebbe diventare uno dei riferimenti organizzativi più rilevanti per i prossimi passaggi dell’amministrazione cittadina.