Pordenone, alle Giornate del Cinema Muto il Jean Mitry 2026 a due studiose dell’Eye Filmmuseum

Il riconoscimento del festival sarà assegnato il 9 ottobre al Teatro Verdi a Catherine Cormon ed Elif Rongen-Kaynakçi, protagoniste nel lavoro su archivi e cinema delle origini.

A cura di Web Team Web Team
08 ottobre 2026 17:09
Pordenone, alle Giornate del Cinema Muto il Jean Mitry 2026 a due studiose dell’Eye Filmmuseum -
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Le Giornate del Cinema Muto confermano ancora una volta il loro ruolo centrale nel panorama internazionale della ricerca e della conservazione filmica. L’edizione numero 45 del festival di Pordenone ospiterà infatti la consegna del Premio Jean Mitry 2026 a Catherine Cormon ed Elif Rongen-Kaynakçi, due figure di primo piano dell’Eye Filmmuseum di Amsterdam.

L’appuntamento è fissato per venerdì 9 ottobre alle 21 al Teatro Verdi, uno dei luoghi simbolo della manifestazione che ogni anno richiama in città studiosi, archivisti, programmatori e appassionati del cinema delle origini. Alla cerimonia parteciperà anche il presidente di Fondazione Friuli, l’avvocato Bruno Malattia.

Per Pordenone e per il suo festival si tratta di una scelta che rafforza il legame con il grande lavoro internazionale svolto attorno al recupero delle pellicole, alla tutela dei materiali più fragili e alla diffusione della cultura cinematografica. Il premio, sostenuto da Fondazione Friuli, viene attribuito a personalità o istituzioni che hanno lasciato un segno concreto nella salvaguardia del patrimonio filmico.

Un riconoscimento che parla al cuore del festival

Il Jean Mitry non è un titolo formale, ma uno dei momenti più rappresentativi delle Giornate del Cinema Muto. Nato nel 1986 per iniziativa della Provincia di Pordenone, dal 1989 porta il nome dello storico, teorico e regista francese Jean Mitry, che fu anche il primo presidente onorario della rassegna.

Negli anni il premio si è affermato come un riferimento per il mondo delle cineteche e degli archivi, proprio perché intercetta il lavoro spesso poco visibile ma decisivo di chi rende possibile la sopravvivenza e la riscoperta del cinema del primo Novecento.

Chi sono le premiate attese a Pordenone

Catherine Cormon ed Elif Rongen-Kaynakçi operano entrambe all’Eye Filmmuseum, ma con compiti differenti. Cormon segue la gestione delle collezioni in nitrato, un ambito delicatissimo per la natura stessa dei materiali, mentre Rongen-Kaynakçi è la conservatrice responsabile del settore dedicato al cinema muto.

Il loro profilo si inserisce perfettamente nello spirito del festival pordenonese: da una parte la cura tecnica delle pellicole e dei supporti storici, dall’altra la ricerca, la valorizzazione e la restituzione al pubblico di opere che rischierebbero di restare invisibili.

Il percorso di Catherine Cormon

La carriera di Catherine Cormon è legata in modo stretto al cinema analogico. I primi passi sono stati nel montaggio, in Svizzera, con collaborazioni accanto a registi come Krzysztof Kieślowski e Jean-Luc Godard. Con l’avanzare della transizione al digitale ha scelto di concentrare il proprio lavoro sulla conservazione della pellicola.

Nel 1998 ha completato la formazione alla Selznick School of Film Preservation della George Eastman House, oggi George Eastman Museum, risultando anche la prima destinataria della borsa Haghefilm Fellowship. Dopo l’esperienza in Svizzera al centro Memoriav, è arrivata nel 2002 al Netherlands Filmmuseum, oggi Eye Filmmuseum.

Ad Amsterdam ha ricoperto vari incarichi nell’area del patrimonio filmico, fino a coordinare l’accesso alla collezione analogica del museo, composta da 250.000 pezzi. Tra i campi in cui è maggiormente riconosciuta c’è quello delle pellicole in nitrato, fondamentali per la storia del cinema ma estremamente complesse da custodire e trattare.

Il lavoro di Elif Rongen-Kaynakçi tra ricerca e riscoperte

Elif Rongen-Kaynakçi ha costruito il suo percorso tra studio accademico e pratica archivistica. Dopo la laurea in Letteratura inglese all’Università di Boğaziçi di Istanbul e la specializzazione in Storia del cinema e della televisione all’Università di Amsterdam, nel 1998 ha preso parte al programma Archimedia, dedicato alla promozione del patrimonio cinematografico.

Dal 1999 lavora all’Eye Filmmuseum, dove ha contribuito alla scoperta, al restauro e alla presentazione di molti titoli ritenuti perduti. Una parte importante del suo lavoro ha riguardato anche interpreti meno noti al grande pubblico, come Rosa Porten, Sessue Hayakawa, Tsuru Aoki, Valeria Creti e Little Chrysia.

Fra i risultati più rilevanti del suo percorso c’è anche il coordinamento che ha portato all’iscrizione nel Registro Internazionale della Memoria del Mondo dell’UNESCO della Collezione Desmet nel 2011 e della raccolta dei film Mutoscope e Biograph in 68 mm nel 2025.

Il suo nome è inoltre legato da tempo ai principali appuntamenti del settore, comprese le stesse Giornate del Cinema Muto e il Cinema Ritrovato. Ha fatto parte del comitato direttivo della Women and Film History International dal 2015 al 2022 e, tra le altre attività, è fra le curatrici del cofanetto “Cinema's First Nasty Women”, pubblicato nel 2022.

Il valore della manifestazione per la città

La scelta delle due premiate ribadisce la vocazione internazionale di un festival che a Pordenone continua a essere un punto d’incontro tra studio, divulgazione e tutela del patrimonio culturale. Non solo proiezioni, dunque, ma anche riconoscimento di quelle professionalità che permettono ai film del passato di essere ancora visti, studiati e compresi.

Le Giornate del Cinema Muto sono organizzate con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, del Ministero della Cultura - Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, del Comune di Pordenone, della Camera di Commercio Pordenone-Udine, della Fondazione Friuli e con la partecipazione di BCC Pordenonese e Monsile. Anche attraverso appuntamenti come questo, il festival consolida il legame tra la città e una rete culturale che guarda ben oltre i confini locali.

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