Pordenone, le Giornate del Cinema Muto chiudono con sale affollate e pubblico da 42 Paesi

Bilancio finale per la 45ª edizione: più di mille accrediti, 250 film in programma e un ultimo appuntamento domenica 11 ottobre con The Iron Horse.

10 ottobre 2026 15:01
Pordenone, le Giornate del Cinema Muto chiudono con sale affollate e pubblico da 42 Paesi -
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Per otto giorni Pordenone ha parlato molte lingue, ma con un unico centro: il cinema muto. La 45ª edizione delle Giornate si archivia con un risultato che conferma il peso internazionale della manifestazione, capace di richiamare oltre mille accreditati provenienti da 42 Paesi e di trasformare ancora una volta la città in un punto di riferimento per studiosi, appassionati e professionisti del settore.

Il festival, guidato dal direttore Jay Weissberg e presieduto da Livio Jacob, ha messo in fila proiezioni, incontri, lezioni e musica eseguita dal vivo, mantenendo alta la partecipazione nelle sale e attorno agli appuntamenti collaterali. Per il territorio pordenonese è una conferma importante: l'evento continua a portare nel cuore della città una rete culturale che supera ampiamente i confini regionali.

Un bilancio che rafforza il ruolo della città

Tra i dati finali, il primo riguarda la composizione del pubblico accreditato. L'Italia rappresenta il 38% delle presenze, mentre dall'estero si distinguono soprattutto Stati Uniti con oltre il 13%, Regno Unito con l'8% e Germania con il 6%. Presenze consistenti anche da Spagna e Giappone, nazioni che hanno avuto un rilievo specifico nel programma di quest'anno.

Alla partecipazione in presenza si aggiungono più di 400 abbonati che hanno seguito la proposta online attraverso MYmovies. Nelle giornate del festival, inoltre, il sito della manifestazione ha totalizzato 125 mila pagine visualizzate, altro segnale della capacità dell'appuntamento pordenonese di tenere insieme pubblico sul posto e visibilità internazionale.

I titoli, le sezioni e le serate più seguite

L'edizione 2026 ha proposto 250 opere tra lunghi e corti, arrivate da 67 archivi di 19 Paesi. Accanto alle proiezioni, il calendario ha compreso anche i Dialoghi del Collegium, le Pordenone Masterclasses rivolte ai musicisti, incontri editoriali, conferenze e gli spazi della FilmFair.

Tra i momenti che hanno richiamato più pubblico al Teatro Verdi ci sono stati l'apertura con Don Q, Son of Zorro, la proiezione del giapponese Una pagina di follia con benshi e accompagnamento di tre musiciste giapponesi, Pest in Florenz di Otto Rippert e la serata finale con The Iron Horse di John Ford. Grande attenzione anche per la Jonathan Dennis Memorial Lecture affidata ad Allyson Nadia Field e per la Costume Lecture tenuta dal premio Oscar Mark Bridges.

Buona la risposta del pubblico pure per i percorsi dedicati al cinema giapponese, al cinema tedesco del primo dopoguerra e al western americano. Interesse anche per i programmi sulle origini del cinema, per “A colpi di note”, per la sezione incentrata sulla follia femminile e per l'omaggio al regista statunitense Marshall Neilan.

Fra i film che hanno attirato maggiore curiosità figurano Her Wild Oat con Colleen Moore e M’liss con Mary Pickford, presentato in una nuova versione restaurata. Ha avuto riscontro anche il percorso su Weimar, destinato a proseguire nel 2027, così come la seconda parte dell'approfondimento su Italia Almirante Manzini, arrivata fino alla prima mondiale del restauro di L’arzigogolo.

Giornate del Cinema Muto, a Pordenone oltre mille accreditati da 42 Paesi

Nello spazio dedicato a riscoperte e restauri sono comparsi anche The Humming Bird di Sidney Olcott e Sadie Thompson di Raoul Walsh, entrambi con Gloria Swanson, scelta come immagine simbolo del manifesto di questa edizione.

La musica dal vivo resta il segno distintivo

Uno degli elementi che continuano a caratterizzare le Giornate è il rapporto tra schermo e accompagnamento musicale. Anche quest'anno il festival ha puntato su una presenza ampia di interpreti e linguaggi sonori, confermando una formula che per il pubblico non è accessoria, ma parte integrante dell'esperienza.

Accanto alla squadra storica composta da Neil Brand, Frank Bockius, Günter Buchwald, Philip Carli, Mauro Colombis, Stephen Horne, Meg Morley, José María Serralde Ruiz, Donald Sosin, John Sweeney, Gabriel Thibaudeau e Daan van den Hurk, si sono esibiti altri musicisti coinvolti nelle varie proiezioni. Nelle serate più attese, proprio la componente dal vivo ha inciso in modo evidente sulla partecipazione e sull'atmosfera in sala.

L'ultimo appuntamento e lo sguardo al 2027

Il programma non è del tutto concluso. Per chi non ha trovato posto o vuole rivedere il film finale, domenica 11 ottobre alle 16.30 è prevista la replica di The Iron Horse, titolo del 1924 presentato con l'Orchestra da Camera di Pordenone diretta da Ben Palmer.

Le prossime Giornate del Cinema Muto sono già in calendario dal 2 al 9 ottobre 2027. L'anno coinciderà con Pordenone Capitale italiana della Cultura e porterà con sé anche nuove iniziative: il proseguimento della retrospettiva su Weimar, un focus sulla Campania, un omaggio a Florence Turner e quattro appuntamenti distribuiti nelle stagioni in collaborazione con il Teatro Verdi. È atteso inoltre il primo Concorso di composizione musicale per film muti, con una nuova partitura che sarà presentata durante la 46ª edizione.

Intanto una selezione dei film passati da Pordenone, curata da Jay Weissberg, sarà riproposta a novembre alla Fondation Seydoux-Pathé di Parigi e, per la prima volta, anche alla Cinemateca Brasileira di San Paolo. Un altro segnale di come il festival nato in città continui a proiettare il nome di Pordenone ben oltre il suo palcoscenico locale.

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