Pordenone, nelle scuole prende forma SpazioPonte: un supporto per gli studenti nei momenti più difficili
Presentato in città il progetto che affianca bambini e ragazzi con Adhd e fragilità educative per favorire il ritorno in classe senza interrompere il percorso scolastico.
Nel sistema scolastico cittadino si prova a intervenire prima che una crisi personale diventi rottura con la classe. A Pordenone è stato presentato SpazioPonte, un progetto pensato per accogliere temporaneamente alunni e studenti che attraversano fasi emotive e comportamentali complesse, aiutandoli a ritrovare un equilibrio e a rientrare nel gruppo scolastico.
L'iniziativa è stata illustrata alla Biblioteca comunale di Pordenone. Al centro c'è un'idea precisa: offrire una risposta educativa dedicata ai bambini e ai ragazzi con Adhd e ad altre fragilità che rendono difficile la permanenza quotidiana in aula, evitando che il disagio si trasformi in esclusione.
Alla presentazione è intervenuto anche l'assessore regionale alla Salute, Politiche sociali e Disabilità Riccardo Riccardi, che ha richiamato il valore di interventi capaci di leggere i bisogni in anticipo, quando sono ancora affrontabili sul piano educativo e sociale. Il progetto è sostenuto dall'associazione Calzini Spaiati e si inserisce in un lavoro di rete che coinvolge più soggetti del territorio.
Una rete che parte da Pordenone
Il tratto più significativo dell'esperienza pordenonese sta proprio nella collaborazione tra scuole, istituzioni pubbliche e terzo settore. Accanto agli istituti scolastici ci sono infatti la Regione, gli ambiti dei Comuni e i servizi coinvolti nel sostegno ai minori, con l'obiettivo di costruire un percorso condiviso nei passaggi più delicati.
Tra i partner compare anche il Servizio di Neuropsichiatria infantile e dell'adolescenza, chiamato a contribuire a un collegamento stabile tra versante clinico, attività educative e vita scolastica. L'idea è quella di non lasciare sole né le famiglie né le scuole quando emergono situazioni difficili da gestire.
I primi casi seguiti nei mesi di prova
Prima della presentazione pubblica, SpazioPonte è stato sperimentato tra aprile e maggio in due diversi istituti del Comune di Pordenone. La fase iniziale ha riguardato due studenti: uno della scuola primaria e uno della secondaria di secondo grado, entrambi in una condizione che rendeva impraticabile, in quel momento, la normale presenza in classe.
Il lavoro impostato ha previsto un accompagnamento personalizzato, cucito sulla situazione dei singoli ragazzi. In parallelo, con l'accordo delle scuole, è stata attivata la didattica a distanza, così da non spezzare il legame con il percorso formativo: lezioni seguite, verifiche svolte e valutazioni mantenute nel quadro del normale cammino scolastico.
Questo passaggio viene indicato come uno degli elementi più rilevanti del progetto: proteggere la continuità didattica mentre si affronta la crisi, evitando che il periodo di difficoltà produca un arretramento più profondo o una separazione dal contesto educativo di riferimento.
Un modello che guarda oltre la sperimentazione
Il progetto punta ora a consolidarsi e a diventare un esempio esportabile anche in altri contesti, a partire da quei territori dove esiste già una comunità educante capace di mettere insieme competenze diverse. La prospettiva emersa durante l'incontro è quella di una risposta coordinata, in cui ciascun soggetto mantiene il proprio ruolo ma lavora in sintonia con gli altri.
Secondo Riccardi, proprio questa alleanza può evitare conseguenze pesanti nella vita di un giovane quando una situazione critica non trova ascolto tempestivo. Per Pordenone, SpazioPonte rappresenta così un banco di prova concreto: un intervento locale che prova a tenere insieme scuola, cura educativa e inclusione, con l'obiettivo di riportare gli studenti nel loro ambiente di classe in modo stabile e sostenibile.