Pozzuolo del Friuli rilancia il Centro Alfio Nazzi: nuove attività archeologiche per scuole e famiglie
Nel centro dedicato alla preistoria arrivano un percorso rinnovato, una capanna neolitica ricostruita e laboratori pensati anche per le classi del territorio.
Per le scuole del Friuli, e quindi anche per quelle del Pordenonese interessate a uscite didattiche legate alla storia antica, a Pozzuolo del Friuli torna a pieno regime uno spazio costruito attorno all’archeologia e alla divulgazione. Il Centro Didattico Storico Archeologico “Alfio Nazzi”, in via delle Scuole 4, riapre con un allestimento aggiornato e una proposta rivolta soprattutto ai più giovani.
Il progetto mette al centro il racconto della preistoria regionale, partendo dal sito di Sammardenchia e arrivando fino all’età dei metalli. L’idea è quella di offrire un’esperienza concreta, fatta non solo di pannelli e materiali espositivi, ma anche di attività pratiche e ricostruzioni capaci di rendere più immediata la comprensione delle comunità antiche.
Dal 1° ottobre 2026 la gestione dello stabile è stata affidata dal Comune al Gruppo di Ricerche Storiche Aghe di Poç. Si tratta di un passaggio che rafforza un rapporto già consolidato negli anni con l’associazione, che proprio in questa fase raggiunge i 45 anni di attività tra studi, mostre, pubblicazioni e iniziative per il mondo scolastico.
Un museo didattico che guarda ai ragazzi
Il centro è stato pensato in particolare per classi, studenti e visitatori in età scolare. Le proposte vengono adattate in base all’età degli alunni e ai programmi affrontati in aula, con formule che possono comprendere la visita alle sale, laboratori e percorsi costruiti su misura.
Tra le attività previste ci sono esperienze dedicate alla ceramica, alla tessitura, alla pittura rupestre, all’evoluzione umana e alla scoperta dei metalli. È prevista anche la possibilità di cimentarsi con lo sbalzo su lamina di rame, mentre alcuni laboratori possono essere organizzati direttamente nelle scuole.
La capanna neolitica è la novità più evidente
L’elemento che colpisce di più nel nuovo percorso è la ricostruzione di una capanna neolitica. Serve a mostrare in modo diretto come potevano abitare i primi agricoltori e allevatori della zona, quali materiali utilizzavano e in che modo trasformavano le risorse disponibili in strumenti e oggetti per la vita quotidiana.
Alla realizzazione hanno contribuito archeologi e volontari. Per l’allestimento della capanna hanno collaborato, insieme al presidente Mauro Duca, Francesca Ciroi, Giovanni Carlo Fiappo, Sergio Salvador, Paolo Lirussi e Marco del Piccolo.
Lo stesso Duca sottolinea il valore del lavoro condiviso dietro ogni ricostruzione e indica proprio nella nuova capanna uno dei risultati più significativi dell’impegno dell’associazione. Nel richiamare i 45 anni di Aghe di Poç, il presidente evidenzia anche l’obiettivo di trasmettere alle nuove generazioni la memoria del territorio.
Dal sito di Sammardenchia ai castellieri friulani
Il percorso espositivo non si limita al villaggio neolitico di Sammardenchia, uno dei riferimenti archeologici più noti dell’area friulana. Una parte del centro approfondisce infatti anche il castelliere di Pozzuolo, insediamento dell’età del Bronzo e del Ferro che ha restituito tracce legate alle attività artigianali e alle pratiche funerarie.
Accanto a questo, trova spazio anche la bioarcheologia, con un’area dedicata a ciò che lo studio dei resti ossei può raccontare sulla vita delle comunità del passato. Il centro si inserisce così in una lettura più ampia del patrimonio protostorico friulano, in dialogo anche con il progetto Terre dei Castellieri che coinvolge 17 Comuni.
La sede rinnovata e il ruolo del Comune
La riapertura del centro arriva dopo il recupero della Sede delle Associazioni, inaugurata il 27 settembre 2025, con interventi che hanno interessato anche gli spazi interni e la copertura. Il rilancio del polo archeologico si lega quindi a un intervento più ampio sugli ambienti destinati alle realtà associative locali.
Il sindaco Gabriele Bressan collega questa nuova fase alla volontà di dare stabilità e prospettiva a un luogo che possa essere frequentato soprattutto da scuole e ragazzi. L’obiettivo indicato è far conoscere oltre i confini comunali la ricchezza archeologica di Pozzuolo e di Sammardenchia, valorizzando un patrimonio che può diventare meta di visite anche per gli istituti della provincia di Pordenone.
Il centro porta il nome di Alfio Nazzi, tra gli scopritori del sito neolitico di Sammardenchia. Per molti alunni era il “Nonno Litico”: ricostruiva utensili preistorici e li presentava nelle scuole, puntando sull’osservazione diretta e sull’esperienza pratica. È da quell’eredità che riparte oggi il nuovo allestimento, con un racconto lungo settemila anni pensato per avvicinare i più giovani alla storia del territorio.