Prata di Pordenone, Le Monde apre Wine Garden: nuovo spazio per degustazioni ed eventi in cantina
Debutta oggi il progetto della famiglia Maccan: a Prata un’area pensata per accoglienza, wine experience e valorizzazione dei sapori friulani.
A Prata di Pordenone prende forma un nuovo tassello dell’enoturismo locale. Si chiama Wine Garden ed è lo spazio inaugurato oggi dalla famiglia Maccan all’interno della realtà Le Monde, con l’idea di affiancare alla produzione vinicola un luogo dedicato all’incontro, alla degustazione e alle esperienze legate al territorio.
Il progetto mette insieme i vini di Le Monde e quelli di La Ponca, l’altra cantina di famiglia sulle colline di Scrió, in un contesto pensato per accogliere visitatori, appassionati e ospiti interessati a conoscere più da vicino il lavoro che ruota attorno alle due etichette. Non solo calici, quindi, ma anche proposte gastronomiche ispirate alla tradizione friulana e appuntamenti costruiti attorno al racconto del vino.
Per un comune come Prata, dove la presenza della cantina è da anni un riferimento riconoscibile, l’apertura del nuovo spazio rappresenta anche un segnale di investimento sull’ospitalità legata al mondo agricolo e vitivinicolo. L’obiettivo dichiarato dalla proprietà è trasformare la visita in cantina in un’esperienza più ampia, da vivere con tempi distesi e con un rapporto diretto con il paesaggio.
Un progetto che parte dall’identità della cantina
Alex Maccan e Marta Paladin Furlan descrivono Wine Garden come un ambiente da abitare prima ancora che da attraversare: un luogo in cui far conoscere i vini di famiglia, ma anche il contesto umano e territoriale da cui nascono. L’idea è quella di uno spazio capace di cambiare durante l’anno, seguendo stagioni, luci e ritmi della campagna.
In questa impostazione si inseriscono degustazioni, momenti conviviali ed eventi che dovranno accompagnare l’attività ordinaria della cantina. Il progetto, dunque, non si presenta come un semplice punto vendita, ma come una formula più articolata, costruita per tenere insieme accoglienza, scoperta e relazione con il pubblico.
Architettura e paesaggio al centro dell’intervento
La parte progettuale è firmata dall’architetto Alessandro Isola, fondatore di uno studio multidisciplinare con sede a Londra. L’intervento punta a definire un equilibrio tra disegno geometrico e componenti naturali, con un giardino organizzato attorno a due vasche d’acqua rettangolari pensate come fulcro visivo e sensoriale.
L’acqua, nelle intenzioni del progettista, non ha soltanto una funzione estetica: riflette la luce, accompagna il percorso e introduce una dimensione di calma che prepara all’esperienza della degustazione. Attorno a questo nucleo si distribuiscono essenze stagionali, graminacee e arbusti scelti per lasciare che lo spazio muti aspetto nel corso dei mesi, senza restare immobile in una forma sempre uguale.
Uno degli elementi più riconoscibili è il lungo tavolo che attraversa l’area esterna e collega le varie parti del giardino. È insieme arredo e segno architettonico, pensato per favorire la condivisione e per rendere collettivo un momento che spesso, nelle visite in cantina, resta individuale.
La soglia tra strada e spazio dell’esperienza
Il progetto comprende anche una rete metallica leggera che delimita gli ambienti senza chiuderli in modo netto. La sua funzione è accompagnare il passaggio dall’esterno alla zona dedicata al vino, mantenendo continuità visiva e alleggerendo il confine con la strada. Accanto a questo elemento trova posto una zona lounge coperta, pensata per l’attesa, l’aperitivo e la conversazione.
Anche gli interni seguono la stessa linea. L’area di vendita e assaggio riprende infatti il dialogo con il giardino attraverso richiami al verde e una parete espositiva scandita da fasce verticali, un rimando astratto ai filari e all’ordine del paesaggio vitato.
Con Wine Garden, la famiglia Maccan apre così una nuova fase per la propria presenza a Prata di Pordenone: non soltanto produzione, ma anche un luogo in cui raccontare il vino come parte di una cultura materiale fatta di terra, stagioni, relazioni e memoria locale. Per il territorio, è un’apertura che guarda alla qualità dell’accoglienza e alla capacità di far conoscere il Pordenonese attraverso una delle sue espressioni più riconoscibili.