Primo maggio tra partenze e turni: in Friuli Venezia Giulia 150 mila in viaggio, oltre 81 mila al lavoro

Il ponte muove migliaia di residenti verso mare, montagna e città d’arte, ma una parte consistente della regione resta operativa anche nei festivi.

02 maggio 2026 10:56
Primo maggio tra partenze e turni: in Friuli Venezia Giulia 150 mila in viaggio, oltre 81 mila al lavoro - Le manifestazioni a Trieste (Ansa)
Le manifestazioni a Trieste (Ansa)
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Il lungo fine settimana del Primo maggio porta con sé due immagini molto diverse del Friuli Venezia Giulia. Da una parte ci sono gli spostamenti per qualche giorno di pausa, con circa 150 mila residenti pronti a muoversi tra località balneari, zone di montagna e centri storici. Dall’altra resta in piedi la macchina dei servizi, sostenuta da oltre 81 mila lavoratori impegnati anche durante la festività.

È un passaggio che segna, come accade ogni anno, uno dei primi momenti forti della mobilità primaverile. Il ponte festivo si conferma infatti un banco di prova importante per il turismo regionale, con flussi distribuiti sul territorio e una domanda che interessa più tipologie di destinazione.

Le mete scelte per il weekend lungo

Secondo le stime, il Primo maggio continua a essere un’occasione molto utilizzata dai residenti per concedersi una breve vacanza. Le preferenze si concentrano soprattutto sul mare, sulle aree montane e sulle città d’arte, in una combinazione che riflette bene la varietà dell’offerta del Friuli Venezia Giulia.

Per il territorio pordenonese questo scenario si inserisce in un contesto regionale più ampio, dove gli spostamenti non riguardano una sola direttrice ma si distribuiscono tra località turistiche, poli culturali e luoghi tradizionalmente frequentati nei ponti di primavera.

La regione che continua a lavorare

Accanto a chi parte, c’è però una quota rilevante di persone che nei giorni festivi resta al proprio posto. In Friuli Venezia Giulia sono circa 81.500 gli addetti che, anche nel weekend del Primo maggio, devono garantire la continuità delle attività lavorative.

Il dato arriva da una stima elaborata dall’Ufficio studi CGIA su dati Istat e fotografa una realtà molto ampia. Non si parla soltanto di alberghi, bar e ristoranti, ma anche di trasporti, sanità, commercio, informazione, intrattenimento, agricoltura, allevamento e di tutti quei comparti che non possono interrompersi nei giorni di festa.

I settori coinvolti nei turni festivi

Tra le categorie operative rientrano anche gli addetti alla sicurezza e all’ordine pubblico, il personale delle industrie a ciclo continuo, gli operatori della logistica, i lavoratori dei servizi essenziali e le figure tecniche chiamate a garantire manutenzioni e presidi. A questi si aggiungono i professionisti impegnati in musei, spettacoli e strutture di accoglienza.

In altre parole, mentre una parte della popolazione si sposta per il ponte, un’altra rende possibile il funzionamento quotidiano della regione. È un equilibrio che si regge su turnazioni, reperibilità e organizzazione, spesso invisibile agli occhi di chi vive la festività come momento di riposo.

Il confronto con il resto d’Italia

Su scala nazionale, i lavoratori dipendenti in servizio anche durante le festività sono circa 3,5 milioni. La Lombardia è la regione con il numero più alto di addetti, oltre 567.700, seguita da Lazio e Veneto.

Guardando invece all’incidenza percentuale, i valori maggiori si registrano in Sardegna con il 25,2%, nel Lazio con il 23,2% e in Molise con il 22,6%. Il Friuli Venezia Giulia si colloca in una fascia intermedia della graduatoria, con un’incidenza del 19,2%.

Il dato italiano nel quadro europeo

Nel confronto con gli altri Paesi dell’Unione Europea, l’Italia resta sotto la media comunitaria. Il dato italiano si attesta al 17,8%, mentre la media Ue è del 20,3%.

Numeri più alti si osservano, tra gli altri, nei Paesi Bassi, a Malta e in Danimarca. Il quadro conferma quindi che il lavoro festivo è una componente strutturale dell’economia anche oltre i confini nazionali, pur con intensità differenti da Paese a Paese.

Il ponte del Primo maggio, insomma, racconta una regione divisa tra il desiderio di partire e la necessità di non fermarsi. Se il turismo apre la stagione degli spostamenti, sono migliaia di lavoratori a garantire che servizi, assistenza e attività essenziali continuino a funzionare senza interruzioni.

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