Petrolio e gas alle stelle, stangata sulle bollette: «in Friuli Venezia Giulia +200 milioni» | VIDEO

Prezzi delle materie prime stabili dopo il conflitto in Iran, ma gas e petrolio volano. In FVG bollette più care fino a 200 milioni.

14 marzo 2026 09:33
Petrolio e gas alle stelle, stangata sulle bollette: «in Friuli Venezia Giulia +200 milioni» | VIDEO -
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A quindici giorni dall’inizio del conflitto in Iran, i mercati internazionali delle materie prime mostrano un quadro complessivamente stabile. Tuttavia, a registrare forti aumenti sono soprattutto petrolio e gas, con conseguenze dirette sui costi energetici e sulle bollette delle famiglie.

Secondo le stime dell’Ufficio studi della CGIA, in Friuli Venezia Giulia il rincaro complessivo per luce e gas potrebbe arrivare a circa 200 milioni di euro, un impatto significativo sui bilanci domestici della regione.

L’analisi delle quotazioni delle principali commodity evidenzia una situazione sorprendentemente stabile. Molti metalli industriali hanno addirittura registrato lievi riduzioni di prezzo nelle due settimane successive allo scoppio del conflitto.

Tra le materie prime monitorate si osservano cali per nickel (-2,2%), rame (-2,3%), zinco (-2,7%), piombo (-2,9%) e stagno (-7,8%). Si tratta di segnali che indicano come i mercati internazionali e le catene di approvvigionamento globali stiano reagendo con una certa resilienza alla fase di tensione geopolitica.

L’assenza di aumenti generalizzati rappresenta un elemento positivo per l’economia europea, già provata negli ultimi anni da shock energetici e instabilità dei prezzi, come emerso anche nel dibattito economico e industriale regionale legato alle imprese e allo sviluppo del territorio, ad esempio durante la visita istituzionale raccontata nell’articolo Maniago, Fedriga alla Mould Solutions: “PMI innovative pilastro dell’economia regionale”.

Diversa la situazione per il comparto energetico. Tra la dozzina di materie prime analizzate, infatti, solo i combustibili fossili mostrano aumenti molto consistenti.

Il gas naturale ha registrato una crescita del 59,4%, mentre il petrolio è salito del 42% nelle prime due settimane di conflitto. Incrementi che risultano persino superiori a quelli registrati nello stesso periodo dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022.

Si tratta di dinamiche legate alla forte sensibilità del mercato energetico alle tensioni geopolitiche, soprattutto quando coinvolgono aree strategiche per la produzione e il trasporto delle risorse.

Nonostante i forti aumenti nel settore energetico, la situazione attuale appare comunque molto diversa rispetto a quella registrata quattro anni fa dopo l’inizio della guerra in Ucraina.

Nel febbraio 2022 lo shock sui mercati fu immediato e molto più ampio. Dopo soli quindici giorni dall’inizio del conflitto, i prezzi delle materie prime subirono aumenti record: nickel +93,8%, gas +48%, granoturco +30,3% e frumento +29,2%. Anche energia e metalli industriali registrarono forti tensioni, con petrolio +16,3% e alluminio +8,3%.

Quel fenomeno fu determinato dal ruolo centrale di Russia e Ucraina nelle catene globali di approvvigionamento, soprattutto per energia, metalli e cereali.

Il contesto mediorientale presenta invece caratteristiche differenti e, almeno nella fase iniziale, sembra esercitare pressioni più limitate sui mercati delle materie prime.

Naturalmente molto dipenderà dall’evoluzione del conflitto: durata e intensità della crisi potrebbero modificare rapidamente lo scenario economico internazionale.

Gli effetti più concreti per le famiglie si registrano però sul fronte delle bollette energetiche.

Secondo le stime di Nomisma Energia, le famiglie italiane potrebbero subire un aumento medio annuo di circa 350 euro tra luce e gas. Applicando questo dato alle 570.410 famiglie del Friuli Venezia Giulia, l’Ufficio studi della CGIA stima un aggravio complessivo vicino ai 200 milioni di euro.

La distribuzione dell’aumento sul territorio regionale sarebbe la seguente:

  • Udine: 86,1 milioni di euro

  • Pordenone: 48,2 milioni

  • Trieste: 41,9 milioni

  • Gorizia: 23,4 milioni

Un aumento che rischia di pesare ulteriormente sul potere d’acquisto delle famiglie e sui costi delle imprese locali.

L’aumento del prezzo di gas e petrolio ha avuto conseguenze immediate anche sui carburanti alla pompa.

Negli ultimi quindici giorni la benzina è salita dell’8,7%, mentre il diesel ha registrato un incremento ancora più forte, pari al 18,2%. Un rincaro che incide direttamente sulle categorie che lavorano quotidianamente con i veicoli, tra cui autotrasportatori, taxi, autobus turistici, pescatori e agricoltori.

Il caro carburante rappresenta quindi una pressione significativa su interi settori economici e produttivi, con effetti indiretti anche sui prezzi dei beni e dei servizi.

Secondo gli analisti, per attenuare l’impatto dei rincari servono interventi su più livelli.

Nel breve periodo il governo potrebbe agire sulla leva fiscale, riducendo temporaneamente accise e IVA sui carburanti o modulando l’IVA sulle bollette energetiche. Un altro intervento possibile riguarda la riduzione degli oneri di sistema, che incidono in modo significativo sul costo finale di luce e gas.

Accanto agli interventi fiscali, sarebbe necessario rafforzare anche la regolazione del mercato energetico, aumentando i controlli contro eventuali speculazioni lungo la filiera.

Nel medio periodo, invece, la strategia più efficace resta la diversificazione delle fonti energetiche. Investimenti nelle energie rinnovabili, nello stoccaggio energetico e nelle infrastrutture di rete potrebbero contribuire a ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e a stabilizzare i prezzi nel lungo periodo.

Il tema della sostenibilità energetica e dello sviluppo economico resta infatti uno dei nodi centrali per il futuro dell’economia europea e regionale, come emerge anche nei dibattiti pubblici e nelle iniziative di confronto su innovazione e territorio, tra cui eventi e progetti dedicati allo sviluppo sostenibile e alla mobilità del futuro nel Nordest.

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