Enti di area vasta in Fvg, via alla raccolta firme: Pordenone nel nuovo ente del Friuli

Parte la raccolta firme per la proposta di legge popolare che istituisce due enti intermedi: uno per il Friuli con capoluogo ad Aquileia e uno per Trieste.

09 giugno 2026 06:37
Enti di area vasta in Fvg, via alla raccolta firme: Pordenone nel nuovo ente del Friuli -
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È iniziata la raccolta firme per la proposta di legge popolare che ridisegna gli enti intermedi in Friuli Venezia Giulia con due sole aree vaste. Per Pordenone il quadro previsto è quello dell’ente del Friuli, con capoluogo ad Aquileia e funzioni distribuite anche negli ex capoluoghi provinciali.

Il testo punta a ridisegnare il livello intermedio tra Regione e Comuni, superando l’attuale assetto fondato sugli Edr e immaginando soltanto due enti pubblici territoriali: uno per il Friuli e uno per Trieste. Per il territorio pordenonese, quindi, la novità starebbe nel rientro in una struttura friulana unica insieme alle altre aree dell’ex provincia di Udine e di Gorizia.

Che cosa cambierebbe per il territorio pordenonese

Nell’impianto proposto, il nuovo ente del Friuli avrebbe personalità giuridica pubblica piena e autonoma e si collocherebbe tra l’amministrazione regionale e i Comuni. Aquileia verrebbe scelta come capoluogo, ma il testo prevede che lo statuto disciplini una turnazione delle sedute degli organi collegiali e una distribuzione di sedi e uffici anche a Gorizia, Pordenone e Udine.

Per Pordenone questo significa che, pur senza essere capoluogo del nuovo ente, la città resterebbe tra i poli amministrativi da valorizzare nell’organizzazione concreta. La proposta, nella relazione introduttiva, lega questa scelta all’idea di un Friuli riconosciuto come realtà storica e culturale unitaria, pur articolata al suo interno.

Due enti soltanto: Friuli e Trieste

Il progetto individua un confine netto tra le due aree vaste. Da una parte ci sarebbe l’ente del Friuli, dall’altra quello di Trieste, con limite amministrativo fissato alla foce del Timavo, sul corrispondente confine della Zona A del Territorio Libero di Trieste. Il capoluogo dell’area triestina coinciderebbe con la città di Trieste.

I promotori sostengono che una struttura di questo tipo consentirebbe maggiore semplificazione nell’ordinamento locale e anche una razionalizzazione dei costi. La loro impostazione parte dall’idea che il Friuli Venezia Giulia abbia una natura almeno duale e che questo debba riflettersi anche nella costruzione degli enti territoriali intermedi.

Funzioni, elezione diretta e organi

Quanto alle competenze, i due enti avrebbero funzioni proprie e ulteriori attribuzioni delegate dalla Regione. Le funzioni di base richiamate dalla proposta sono quelle che nel resto d’Italia fanno capo alle Province, secondo il Testo unico degli enti locali e la normativa successiva.

Il testo disegna anche l’assetto istituzionale: consiglio, giunta e presidente. Per il Friuli il numero dei consiglieri sarebbe calcolato in rapporto alla popolazione residente, con un seggio ogni 20 mila abitanti e arrotondamento all’unità superiore. Per Trieste, invece, i seggi previsti sono 20. Presidente e consiglio verrebbero scelti direttamente dai cittadini, con mandato di cinque anni rinnovabile una sola volta.

La giunta sarebbe composta dal presidente e da quattro assessori, selezionati tra gli eletti in consiglio. La proposta richiama inoltre il divieto del terzo mandato e rinvia, per molti aspetti del sistema elettorale e della forma di governo, alla disciplina statale e regionale applicata alle ex Province prima della loro soppressione.

Personale, risorse e fase di avvio

Un capitolo importante riguarda il personale. L’impostazione indicata dai promotori è quella di utilizzare in via prioritaria il personale regionale in eccedenza, evitando per quanto possibile nuove assunzioni che gravino sui conti pubblici. Il trasferimento verso i nuovi enti dovrebbe avvenire senza penalizzare il trattamento giuridico ed economico già maturato dai dipendenti coinvolti.

Sul piano finanziario, la proposta riconosce autonomia di entrata e di spesa ai due enti e stabilisce che la Giunta regionale debba proporre ogni anno il trasferimento di almeno un decimo delle compartecipazioni erariali regionali ricavate dai rispettivi territori nell’anno precedente. Alla Regione spetterebbe inoltre coprire i costi di prima istituzione e di avvio, comprese le spese elettorali.

Se la legge arrivasse all’approvazione, i nuovi enti subentrerebbero agli attuali Enti di decentramento regionale, che verrebbero soppressi. Nella fase iniziale sarebbe la Giunta regionale a nominare i commissari necessari fino all’elezione diretta degli organi.

I promotori e il passaggio del referendum

A firmare come promotori sono dieci cittadini elettori del Friuli Venezia Giulia: Luca Campanotto, Stefano Colussi, Giorgio Marchesich, Franco Zotti, Lucio Vincenzo Tonelli, Barbara Moratti, Fausto Brunello, Guido Germano Pettarin, Andrea Zilli e Claudio Antonio Boaro. La proposta è presentata come iniziativa popolare ai sensi dello Statuto speciale e della legge regionale del 7 marzo 2003, n. 5.

Nella relazione viene anche evidenziato un passaggio politico e istituzionale ritenuto necessario: un referendum consultivo regionale, in particolare sul territorio friulano compreso tra Livenza e Timavo, prima di una riforma che incide sugli attuali confini amministrativi. Per Pordenone il tema torna quindi al centro del dibattito locale, perché riguarda direttamente il posto che il territorio avrebbe nel futuro assetto del Friuli.

Aggiornamento

La raccolta firme è partita per una proposta di legge popolare che in Friuli Venezia Giulia prevede due soli enti di area vasta, uno per il Friuli e uno per Trieste. Il testo indica Aquileia come capoluogo dell’ente friulano, conferma sedi e uffici anche negli ex capoluoghi provinciali e colloca il confine con l’area triestina alla foce del Timavo.

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