Sanità in Friuli Venezia Giulia, il rapporto Oasi promuove i risultati ma chiede più territorio e infermieri

Lo studio presentato a Udine segnala buoni livelli di assistenza e investimenti sopra la media, ma indica nodi aperti su prevenzione, rete ospedaliera e personale.

24 aprile 2026 17:22
Sanità in Friuli Venezia Giulia, il rapporto Oasi promuove i risultati ma chiede più territorio e infermieri -
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Il sistema sanitario del Friuli Venezia Giulia continua a collocarsi su livelli solidi per qualità delle cure e risultati di salute, ma il quadro non è privo di criticità. È quanto emerge dal Rapporto Oasi 2025 del Cergas-Sda Bocconi, presentato a Udine all’ospedale Santa Maria della Misericordia, dove l’analisi ha acceso l’attenzione su alcuni fronti considerati decisivi per i prossimi anni.

Tra gli aspetti messi in evidenza ci sono gli esiti complessivamente positivi dell’assistenza e un’aspettativa di vita favorevole. Il documento segnala inoltre che il finanziamento per paziente in regione supera di circa 60 euro la media nazionale, un dato che secondo i ricercatori impone una gestione ancora più accurata delle risorse disponibili.

I nodi su assistenza territoriale e prevenzione

Se da un lato il sistema regionale mostra basi robuste, dall’altro il rapporto indica con chiarezza le aree su cui intervenire. In primo piano ci sono l’assistenza territoriale e la prevenzione, considerate due leve fondamentali per alleggerire la pressione sulle strutture e migliorare la presa in carico dei cittadini.

Lo studio osserva che il tema non può essere ridotto soltanto alle liste d’attesa. Per governare meglio l’accesso alle cure, viene sottolineata la necessità di lavorare anche sull’appropriatezza delle visite e degli esami, così da contenere quella domanda non sempre giustificata che finisce per appesantire il sistema.

Rete ospedaliera e casi complessi

Un altro passaggio centrale riguarda l’organizzazione degli ospedali. L’indicazione emersa è quella di concentrare i casi più complessi negli hub, con l’obiettivo di aumentare la sicurezza clinica, rafforzare l’esperienza maturata dai professionisti sui casi trattati e rendere le strutture più attrattive anche per i giovani medici.

È un orientamento che si inserisce in un confronto più ampio, particolarmente sentito anche nei territori del Friuli Venezia Giulia, sul rapporto tra servizi sanitari, distribuzione delle strutture e risposta da garantire alle aree più periferiche.

Il peso del pubblico e i dati sulla non autosufficienza

Nel rapporto trova spazio anche il capitolo dedicato alla presenza del privato. Dall’analisi, il Friuli Venezia Giulia viene descritto come un sistema in cui la componente pubblica resta nettamente prevalente, mentre il ruolo dei soggetti privati viene indicato come più contenuto rispetto a molte altre realtà italiane e internazionali.

Tra i risultati più significativi segnalati dallo studio c’è poi l’assistenza alle persone non autosufficienti. L’investimento sulla residenzialità sociosanitaria e sociale arriva al 16%, contro una media nazionale dell’8%. Ancora più marcato il divario sull’Assistenza domiciliare integrata, dove la regione raggiunge il 73% a fronte del 31% italiano.

La questione infermieri resta aperta

Uno dei temi più delicati emersi durante il confronto è quello del personale, a partire dagli infermieri. I ricercatori hanno richiamato la necessità di rendere questa professione più attrattiva, intervenendo su stipendi, riconoscimento delle competenze e sostegno nei primi anni di attività lavorativa.

Sul punto è intervenuto anche l’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi, che ha ribadito come la carenza infermieristica rappresenti ancora una delle principali criticità anche in Friuli Venezia Giulia. Tra le azioni ricordate ci sono gli incentivi economici, il supporto alle università e il lavoro avviato con atenei esteri, in particolare in Argentina, per favorire allineamento dei titoli, mediazione linguistica, misure di welfare e ricongiunzione familiare.

Le reti cliniche come strumento di riorganizzazione

L’analisi comparata ha preso in esame, oltre al Friuli Venezia Giulia, anche Valle d’Aosta e Liguria. Dal confronto emerge che le reti cliniche rappresentano oggi uno degli strumenti più utili per superare rigidità organizzative e costruire percorsi di cura più coerenti tra i diversi livelli dell’assistenza.

Durante la presentazione è stato richiamato in particolare il caso della Rete oncologica regionale del Friuli Venezia Giulia, indicata come esempio di organizzazione efficiente. Secondo quanto illustrato, questo modello è stato utilizzato per ridisegnare soprattutto la chirurgia oncologica, riallocando attività e concentrando servizi sulla base di criteri tecnici come volumi, esiti e accessibilità.

Il quadro che esce dal Rapporto Oasi, quindi, è quello di una sanità regionale con punti di forza riconosciuti ma chiamata a una fase di aggiustamento e riorganizzazione. Per il Friuli Venezia Giulia la sfida sarà tenere alta la qualità delle cure, rafforzando allo stesso tempo territorio, prevenzione e capacità di attrarre professionisti indispensabili al funzionamento del sistema.

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