Sequals e Spilimbergo rileggono l’eredità di Facchina: premio a due allieve della Scuola Mosaicisti
Nel bicentenario del maestro nato a Sequals, la Scuola Mosaicisti del Friuli ha dedicato una giornata alla sua figura. I lavori vincitori resteranno esposti in municipio.
Il nome di Gian Domenico Facchina torna al centro della vita culturale del territorio tra Sequals e Spilimbergo, nel bicentenario della nascita di una delle figure più importanti per la storia del mosaico. La Scuola Mosaicisti del Friuli ha scelto di dedicare una giornata di studio e memoria al maestro sequalese, chiudendo l’iniziativa con l’assegnazione del Premio Facchina 2026.
Il riconoscimento è andato a due studentesse oggi iscritte al secondo corso: Lisa Benini, di Campoformido, e Anastasia Smirnova, di Sovetskiy in Russia. Le due allieve si erano distinte nel saggio finale del primo anno con un lavoro eseguito in stile romano e con materiali naturali, ispirato a un ramoscello d’arancio tratto da una pittura antica.
La consegna del premio è stata affidata al sindaco di Sequals, Enrico Odorico. Come avviene tradizionalmente, le opere selezionate rimarranno esposte per dodici mesi nell’atrio del municipio sequalese, fino alla prossima edizione.
Un anniversario che unisce Sequals alla Scuola di Spilimbergo
La ricorrenza dei 200 anni dalla nascita di Facchina ha offerto l’occasione per rafforzare un legame che nel Pordenonese ha un valore storico preciso. Nato a Sequals il 13 ottobre 1826, Facchina è considerato uno dei protagonisti della modernizzazione del mosaico nell’Ottocento, non solo come artigiano ma anche come imprenditore e innovatore tecnico.
Durante l’incontro alla Scuola Mosaicisti del Friuli, la sua vicenda professionale è stata ricostruita da Leonardo Zecchinon, autore e studioso di storia locale, che ha ripercorso passaggi biografici, intuizioni tecniche e il profilo internazionale raggiunto dal maestro friulano. La giornata è stata accompagnata anche dalla proiezione di un documentario dedicato alla sua attività tra Friuli, Venezia e Francia.
Dal Friuli ai grandi cantieri europei
Il percorso di Facchina partì molto presto dal lavoro sul campo. Da ragazzo seguì uno zio come garzone, approfondì il disegno e poi si spostò a Venezia, dove entrò nei cantieri impegnati nel recupero di importanti apparati musivi, compresi quelli di San Marco.
Fu proprio l’esperienza nel restauro ad aprirgli nuove strade. Nel 1847 arrivò nel sud della Francia e negli anni successivi mise a punto, fino a brevettarle nel 1858, soluzioni per il distacco e la posa dei mosaici antichi senza comprometterne l’integrità. Un passaggio decisivo della sua carriera arrivò però a Parigi.
Nella capitale francese lavorò per l’architetto Charles Garnier e realizzò nel proprio laboratorio l’apparato musivo dell’Opéra voluta da Napoleone III. In quel contesto affinò la tecnica indiretta, basata sull’esecuzione a rovescio su carta in atelier e sul successivo trasferimento sulle superfici definitive: un metodo che alleggeriva i tempi di cantiere e che contribuì in modo determinante alla sua affermazione.
Un’eredità ancora viva nella formazione degli allievi
Dopo il successo ottenuto in Francia, Facchina divise la propria attività tra Venezia e Parigi. Nella città lagunare ebbe un laboratorio a Palazzo Labia e promosse anche una fornace per la produzione dello smalto, affidata ad Angelo Orsoni. In seguito si stabilì definitivamente nella capitale francese, dove morì a 76 anni e dove fu sepolto al Père-Lachaise.
Le sue opere lasciarono tracce in molti Paesi, da Londra a Chicago, da New York a Gerusalemme, fino a Lourdes, Kyoto, Algeri, Buenos Aires, L’Aia, Bucarest e San Pietroburgo. Una diffusione internazionale che spiega bene perché, ancora oggi, il suo nome venga indicato come un riferimento centrale nella storia del mosaico moderno.
Il presidente della Scuola Mosaicisti del Friuli, Stefano Lovison, ha richiamato il significato formativo dell’iniziativa per gli studenti. Il legame con Facchina, infatti, non è soltanto celebrativo: quando l’istituto fu fondato nel 1922, tra i docenti entrò Andrea Avon, che era stato suo collaboratore. Da allora l’insegnamento della tecnica indiretta è rimasto parte stabile del percorso didattico della scuola.
Le due allieve premiate hanno voluto ringraziare il Comune di Sequals, la Scuola Mosaicisti del Friuli e i maestri Francesco Anchora e Jonas Giubbini, che le hanno seguite nel primo anno di studi. In questo intreccio tra memoria, formazione e lavoro artigiano si legge anche il valore che il mosaico continua ad avere per il territorio pordenonese.