Vajont, il Friuli Venezia Giulia valuta l’ingresso nella Fondazione: possibile posto nel Cda
In Commissione regionale torna il confronto sull’adesione: ipotesi di quota iniziale da 375mila euro, senza versamenti fissi negli anni successivi.
Il Friuli Venezia Giulia potrebbe entrare nella Fondazione Vajont 9 ottobre 1963 con un ruolo diretto nella governance dell’ente. È questo il punto emerso nel confronto ospitato dalla V Commissione del Consiglio regionale, dove si è tornati a discutere di una partecipazione formale della Regione a un organismo che custodisce e sviluppa il lavoro sulla memoria della tragedia.
Per il territorio friulano il tema non ha soltanto un valore simbolico. Il disastro del Vajont, per storia e conseguenze, riguarda da vicino anche il Friuli Venezia Giulia, e per questo l’eventuale adesione viene letta come un passaggio che potrebbe consolidare il legame istituzionale con le attività di studio, divulgazione e commemorazione portate avanti dalla Fondazione.
La proposta sul tavolo della Regione
L’ipotesi discussa prevede un apporto una tantum di 375mila euro. La somma, è stato spiegato nel corso dell’audizione, andrebbe a rafforzare il fondo di dotazione della Fondazione e non sarebbe destinata alla gestione ordinaria. L’obiettivo sarebbe quello di sostenere nel tempo le iniziative dell’ente attraverso i rendimenti del fondo.
Un altro elemento ritenuto centrale riguarda la rappresentanza. Con l’ingresso del Friuli Venezia Giulia tra i soci istituzionali, la Regione potrebbe indicare un proprio componente nel Consiglio di amministrazione, partecipando quindi alle scelte future dell’organismo.
Il confronto in V Commissione
La seduta, presieduta da Diego Bernardis, è stata convocata su richiesta del consigliere regionale Andrea Carli. In audizione sono intervenuti il nuovo presidente della Fondazione Claudio Barzan, il presidente uscente Roberto Padrin e il direttore generale Mauro Carazzai, chiamati a illustrare sia l’assetto attuale dell’ente sia i programmi in cantiere.
L’assessore regionale alla Cultura Mario Anzil ha confermato che la Giunta farà le proprie valutazioni sulla base degli elementi emersi nel passaggio consiliare, esprimendo comunque apprezzamento per l’attività svolta finora e per le linee di sviluppo presentate durante l’incontro.
Nel corso dell’audizione, Padrin ha richiamato il peso che la tragedia del 1963 ha avuto anche per il Friuli Venezia Giulia, ricordando che proprio su territorio regionale si trovano la diga e il versante coinvolto dalla frana. Da qui l’idea che una presenza della Regione nella Fondazione possa rafforzare un percorso comune di memoria tra comunità segnate dallo stesso evento.
I progetti che guardano oltre le commemorazioni
Tra i temi affrontati c’è stato anche il nuovo assetto statutario della Fondazione, aggiornato nei mesi scorsi per consentire l’ingresso di nuovi soci pubblici. Carazzai ha illustrato inoltre il lavoro già in corso nell’accompagnamento dei visitatori sulla diga, attività affidata a 43 informatori volontari. I numeri richiamati parlano di circa 25mila presenze nel 2024, 20mila nel 2025 e di una previsione di ritorno ai livelli del 2024 per quest’anno.
Accanto all’accoglienza dei visitatori, la Fondazione punta ad ampliare l’attività educativa per le scuole, a costruire una banca dati digitale gratuita con documenti e testimonianze sul Vajont e a promuovere un premio da 10mila euro per tesi universitarie. Sono stati citati anche i rapporti con gli atenei di Padova e Milano-Bicocca sui temi della prevenzione e della gestione del rischio.
Nel programma illustrato in Commissione compare inoltre un master in psicotraumatologia relazionale da organizzare a Longarone nel 2027, con un’impostazione dedicata ai traumi collettivi. La direzione indicata è quella di dare alla Fondazione un respiro più ampio, capace di affiancare alle cerimonie una produzione stabile di ricerca e formazione.
Le posizioni emerse durante la discussione
Sull’aspetto economico ha richiamato prudenza la consigliera Lucia Buna, che ha chiesto una verifica attenta della quota richiesta, anche alla luce delle risorse che la Regione ha già destinato negli anni alla valorizzazione della memoria del Vajont e del lavoro svolto dall’ente dalla sua nascita.
Di segno favorevole l’intervento di Carli, secondo cui l’adesione potrebbe rappresentare uno strumento utile per rendere più coordinate le iniziative e dare maggiore diffusione alle attività legate alla memoria della tragedia. Anche Markus Maurmair ha sottolineato che un eventuale ingresso del Friuli Venezia Giulia avrebbe senso se orientato a progetti concreti e condivisi, dentro un impegno istituzionale che la Regione considera già consolidato.
Per ora non c’è una decisione definitiva, ma il tema è tornato con forza nell’agenda regionale. Per il Friuli Venezia Giulia si tratta di capire se trasformare il legame storico con il Vajont in una presenza stabile dentro la Fondazione, con un ruolo non solo commemorativo ma anche operativo nelle scelte future.