Vajont, ingresso del Friuli Venezia Giulia nella Fondazione: Buna chiede garanzie anche per i territori coinvolti

In Commissione regionale la consigliera della Lega sollecita chiarimenti su costi, funzioni e ricadute per Comuni, scuole e iniziative legate alla memoria.

30 ottobre 2026 15:29
Vajont, ingresso del Friuli Venezia Giulia nella Fondazione: Buna chiede garanzie anche per i territori coinvolti -
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Prima di impegnare nuove risorse pubbliche, serve capire con precisione quale sarebbe il ruolo del Friuli Venezia Giulia dentro la Fondazione Vajont e quali effetti concreti potrebbe avere sui territori che da anni lavorano sulla memoria della tragedia. È la posizione espressa dalla consigliera regionale della Lega Lucia Buna, intervenuta durante i lavori della V Commissione.

Il tema riguarda da vicino anche l’area pordenonese, legata al Vajont per storia, percorsi della memoria e iniziative che nel tempo hanno coinvolto enti locali, associazioni e scuole. Per questo, nella discussione politica regionale, il nodo non è soltanto formale: pesa la necessità di capire se un eventuale nuovo assetto rafforzerebbe davvero il lavoro già costruito sul territorio.

La richiesta: prima i numeri, poi la scelta

Buna ha richiamato la necessità di avere un quadro completo dei contributi già assicurati dalla Regione e delle attività sostenute negli ultimi anni. Secondo la consigliera, prima di decidere un eventuale ingresso come socio nella Fondazione bisogna verificare con chiarezza quali impegni economici siano già in campo e come siano stati distribuiti.

Tra gli elementi ricordati c’è anche il sostegno annuale di 70mila euro destinato alla Fondazione dal Parco delle Dolomiti friulane per la gestione degli accessi sul coronamento della diga. Un contributo che, nella lettura della consigliera, conferma come il Friuli Venezia Giulia abbia già partecipato in modo concreto alla tutela e alla valorizzazione dei luoghi del Vajont.

Il costo dell’adesione e i dubbi sulle prospettive

Al centro dell’intervento c’è poi la cifra necessaria per entrare nella Fondazione come socio: 375mila euro. Per Buna si tratta di un passaggio che richiede un approfondimento politico e amministrativo serio, anche perché nel corso di due decenni molte iniziative sono già state sviluppate e oggi la questione è capire quale progetto ulteriore si intenda costruire.

La consigliera ha posto l’attenzione anche su un punto pratico: se la Regione aderisse, bisognerebbe chiarire se i percorsi oggi finanziati direttamente a favore di Comuni, associazioni e altre realtà continuerebbero con strumenti propri oppure verrebbero assorbiti nella programmazione della Fondazione. Il timore espresso è che le attività che arrivano alle comunità locali possano perdere efficacia o centralità.

Il peso dei Comuni e delle scuole nella memoria del Vajont

Nella discussione è stato richiamato anche il ruolo dei sindaci dei territori maggiormente interessati. Per Buna, ascoltare i Comuni è un passaggio necessario, perché sono le amministrazioni locali a custodire il rapporto più diretto con la storia dei luoghi e con le esigenze delle comunità che quella memoria la vivono da vicino.

Un altro aspetto riguarda il lavoro didattico. Negli anni, infatti, diversi istituti scolastici hanno promosso visite e progetti dedicati al Vajont, trasformando quei luoghi in uno spazio di conoscenza civile oltre che di ricordo. Anche questo patrimonio di esperienze, nella valutazione della consigliera, va tenuto presente prima di qualsiasi nuova adesione istituzionale.

Il messaggio politico emerso in Commissione è quindi quello della cautela: la memoria del Vajont, ha ribadito Buna, merita scelte trasparenti, ben motivate e fondate su una partecipazione equilibrata tra i soggetti coinvolti. Prima del sì a un ingresso nella Fondazione, la Regione è chiamata a definire con precisione costi, obiettivi e ricadute sui territori.

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