Al Verdi di Pordenone la nuova prosa parte con Favino dietro la regia e Anna Ferzetti in scena
Il 23 e 24 ottobre il teatro cittadino apre la stagione 2026/2027 con “People, Places & Things”, prima versione italiana del testo di Duncan Macmillan.
La stagione di prosa del Teatro Verdi di Pordenone si apre con un titolo che porta in città un doppio elemento di richiamo: il debutto teatrale alla regia di Pierfrancesco Favino e l’arrivo sulle scene italiane di “People, Places & Things – Cose, posti e persone”, testo firmato dal drammaturgo britannico Duncan Macmillan.
L’appuntamento è fissato per venerdì 23 e sabato 24 ottobre alle 20.30, con uno spettacolo che segna l’avvio del cartellone 2026/2027 e mette subito al centro una drammaturgia contemporanea capace di affrontare temi complessi senza rinunciare alla forza della scena.
Un’apertura che dà il tono alla stagione
Per il pubblico pordenonese, il debutto al Verdi rappresenta anche il primo banco di prova della programmazione costruita con la consulenza artistica di Emanuele Aldrovandi. La linea scelta guarda a testi solidi, storie incisive e autori in grado di interrogare il presente.
In questo quadro si inserisce bene l’opera di Macmillan, autore tra i più riconosciuti della scena britannica contemporanea. Il suo testo affronta la dipendenza evitando schemi morali e cercando invece la complessità dei comportamenti, delle fragilità e dei rapporti umani.
Emma, il teatro e la frattura con la realtà
Al centro della vicenda c’è Emma, attrice che il pubblico incontra mentre interpreta Nina ne “Il gabbiano” di Čechov. In scena qualcosa si rompe: le battute si confondono con i pensieri, il personaggio e la persona finiscono per sovrapporsi, fino a rendere evidente un disagio che non può più essere nascosto.
Da lì prende forma il percorso successivo, che passa attraverso il ricovero in una struttura di riabilitazione e un confronto diretto con la dipendenza da alcol e droghe. Sedute collettive, resistenze personali e rapporti familiari difficili accompagnano una storia che mette al centro la possibilità, tutt’altro che semplice, di ripartire.
Il titolo richiama proprio ciò che resta addosso a una persona nel momento in cui prova a cambiare: oggetti, luoghi, relazioni. Sono presenze che pesano, condizionano, ma possono anche diventare parte di un nuovo equilibrio. Il testo procede così tra durezza, ironia e improvvisi scarti emotivi.
Il cast e la lettura di Favino
Ad accompagnare Anna Ferzetti nel ruolo principale c’è un gruppo di interpreti ampio, con Betti Pedrazzi, Thomas Trabacchi e Totò Onnis, insieme a Luca Massaro, Maria Giulia Toscano, Giorgio Stefani, Sofia Capo, Gabriele Badaglialacqua e Marta Virginia Morgavi. L’impianto corale è una parte essenziale dello spettacolo, perché il cammino della protagonista passa continuamente attraverso lo sguardo e la presenza degli altri.
Nelle parole di Pierfrancesco Favino, il lavoro tocca il bisogno contemporaneo di aderire a immagini di sé spesso irraggiungibili e il rischio di evitare un confronto autentico con le proprie ferite. La sua regia accompagna lo spettatore dentro una percezione instabile, dove il confine tra rappresentazione e vita vissuta si sposta di continuo.
Questa impostazione sostiene una messinscena che punta tanto sulla vulnerabilità della protagonista quanto sulla rete di relazioni che la circonda, restituendo il peso che gli altri possono avere in un percorso di recupero.
Informazioni utili per le serate al Verdi
Per chi raggiungerà il teatro prima dell’inizio dello spettacolo, il Caffè Licinio aprirà dalle 19 con possibilità di aperitivo o buffet pre-serata. La prenotazione del buffet può essere effettuata tramite la biglietteria del Teatro Verdi.
Per Pordenone, l’avvio della stagione con questo titolo significa ospitare un debutto atteso e una produzione che prova a unire richiamo artistico e densità tematica, offrendo al pubblico locale un’apertura di cartellone dal profilo nazionale.