Azzano Decimo, Eleonora Carrer racconta in un libro la sua sfida sulla panchina del basket maschile
Dal 16 ottobre esce il volume dedicato all’allenatrice che vive ad Azzano Decimo: una storia tra sport, stereotipi, maternità e rivincite conquistate in palestra.
Ad Azzano Decimo il suo nome è legato da anni al basket, ma ora la sua esperienza arriva anche in libreria. Dal 16 ottobre sarà disponibile “Il coach è lei. La mia storia di allenatrice nel basket dei maschi”, il libro in cui Eleonora Carrer ripercorre il cammino che l’ha portata a guidare una squadra senior maschile, caso raro in Italia e unico in Friuli Venezia Giulia secondo quanto indicato dall’editore.
Per il territorio pordenonese non è soltanto un’uscita editoriale di interesse sportivo. Il volume porta al centro una vicenda nata dentro il palazzetto di Azzano Decimo e sviluppata tra campionati, trasferte nel Triveneto e resistenze culturali che, ancora oggi, accompagnano una donna quando occupa un ruolo tradizionalmente attribuito agli uomini.
Una storia che parte da Azzano e arriva in libreria
Il libro è pubblicato da Ediciclo Editore, con uscita fissata per venerdì 16 ottobre 2026, ed è curato da Lorenzo Iervolino. In 240 pagine, al prezzo di 18 euro, Carrer mette insieme il lato tecnico del suo lavoro e quello più personale, spiegando che cosa significhi allenare in un ambiente dove il riconoscimento non è mai scontato.
Nata a Caorle nel 1983 e residente ad Azzano Decimo, Carrer è conosciuta anche per il suo percorso sulla panchina dell’Azzano Basket. Nel libro torna sui momenti decisivi della sua esperienza, compreso il ritorno in serie D maschile e la ricostruzione di un gruppo che, nonostante le difficoltà iniziali, è arrivato a vincere il campionato.
Pregiudizi, insulti e risultati da difendere ogni volta
Uno dei fili principali del racconto riguarda il modo in cui il suo ruolo veniva percepito durante le partite. Carrer descrive episodi in cui gli avversari si rivolgevano al suo vice pensando che fosse lui l’allenatore, oppure situazioni in cui dagli spalti arrivavano offese sessiste. Racconta anche di una chat WhatsApp creata per denigrarla.
La parte sportiva, quindi, non viene presentata solo come cronaca di risultati. Accanto alle vittorie e al lavoro con la squadra, emerge il peso di uno scetticismo costante: giocatori che faticavano ad accettare una guida femminile, risultati da dover legittimare più degli altri, ostacoli che non riguardavano la competenza ma il genere.
Nel volume anche la vita fuori dal campo
L’autobiografia si allarga poi oltre la palestra. Carrer racconta una relazione precedente segnata da controllo, paura e violenza, dalla quale è uscita grazie al sostegno delle persone vicine. In questo passaggio il libro assume il tono di una testimonianza più ampia, non limitata allo sport ma centrata anche sulla difficoltà di essere ascoltate e credute.
Un altro tema forte è quello della maternità intrecciata al lavoro in panchina. Carrer accetta la guida dell’Azzano Basket quando è incinta di quattro mesi e, dopo la nascita della seconda figlia, torna ad allenare. In alcune occasioni chiede di poter salire sugli spalti per allattare; in un’altra porta con sé in trasferta la figlia Ginevra, allora di sei mesi, ricevendo critiche da chi riteneva che una madre avrebbe dovuto restare a casa.
Dalla lettera dell’8 marzo al progetto editoriale
L’idea del libro prende forma anche da una lettera aperta diffusa in occasione di un 8 marzo su La Giornata Tipo e diventata virale in poche ore. Da quel testo è nato un progetto più ampio, costruito per raccontare non solo un percorso personale, ma anche i meccanismi di esclusione e di odio di genere che possono attraversare il mondo sportivo.
Anche il titolo scelto richiama una frase che le veniva ripetuta spesso a bordo campo, quando il suo ruolo non veniva riconosciuto immediatamente. “Il coach è lei” diventa così il riassunto di una carriera vissuta tra risultati, resistenze e affermazione personale. Per Azzano Decimo e per il basket del territorio, il libro rappresenta anche il racconto di una presenza che ha lasciato un segno ben oltre il tabellone finale.