Cani guida, da Pordenone parte la richiesta alla Regione: più risorse per ridurre le attese
Dopo la consegna di due cani a persone cieche, il Comune sostiene l’appello di associazioni e Uici per aumentare i fondi regionali.
Il nodo è quello delle risorse: senza un sostegno economico più ampio, in Friuli Venezia Giulia i cani guida disponibili continuano a non bastare rispetto alle domande. Da Pordenone arriva ora un impegno politico preciso, con il Comune pronto a portare il tema sul tavolo regionale.
L’iniziativa nasce dopo la cerimonia del 23 ottobre in Sala consiliare, quando Kim e Hope sono stati affidati ad Alessandra Piccolo e Marialaura Uberti. In quell’occasione l’assessora alle Politiche sociali Guglielmina Cucci e la consigliera delegata al Benessere animale Alessandra Marchi hanno raccolto la sollecitazione avanzata da A.N.Fa.Mi.V. APS-ETS e dall’Unione italiana ciechi e ipovedenti.
Il passaggio successivo sarà il confronto con l’assessore regionale alla Salute, alle Politiche sociali e alla Disabilità Riccardo Riccardi. La richiesta riguarda l’aumento dei finanziamenti destinati sia all’acquisto sia alla preparazione dei cani, un percorso che richiede tempi lunghi e competenze specialistiche.
Una necessità che riguarda tutto il territorio
Per il Pordenonese, il tema non è solo simbolico. La possibilità di avere un cane guida incide in modo concreto sulla vita quotidiana delle persone cieche o ipovedenti, dalla libertà negli spostamenti all’autonomia personale. Le associazioni che seguono questi percorsi segnalano però che le disponibilità attuali non sono sufficienti a coprire le richieste.
Durante l’incontro pubblico, la presidente di A.N.Fa.Mi.V. Edda Calligaris e il presidente provinciale dell’Uici Christian Toffolo hanno richiamato proprio questo squilibrio tra bisogno reale e numero di cani pronti per l’affidamento.
Quanto tempo serve per arrivare all’affidamento
La formazione di un cane guida inizia molto presto, già quando il cucciolo ha circa due mesi. Prima c’è una lunga fase di socializzazione in famiglie volontarie, che può durare da un anno a un anno e mezzo.
Solo dopo si entra nella fase dell’addestramento specifico, che richiede in genere altri sei-otto mesi. A questo si aggiunge il periodo di affiancamento con la persona destinataria, indispensabile per costruire un rapporto efficace e sicuro. È questo insieme di passaggi a rendere il progetto impegnativo anche sul piano economico.
Secondo Cucci e Marchi, sostenere questi percorsi significa investire in uno strumento che offre indipendenza, sicurezza negli spostamenti e una partecipazione più piena alla vita sociale. Da qui la decisione di dare seguito all’appello e di presentarlo in Regione.
La rete locale che ha già dato risultati
Accanto alle istituzioni, a Pordenone si è già mossa anche la realtà del volontariato organizzato. Il Lions Club Pordenone Host, attraverso iniziative come spettacoli teatrali e raccolte fondi, ha contribuito finora all’affidamento di sei cani guida.
L’obiettivo condiviso resta quello di allargare questa rete tra amministrazioni, associazioni e cittadini, così da offrire una risposta più concreta a chi è in attesa. Il passaggio in Regione, nelle intenzioni del Comune, punta proprio a trasformare una richiesta emersa sul territorio in un sostegno più strutturale.