Caso cornacchia in via Damiani, il TAR cancella l’ordinanza del Comune
A Pordenone i giudici annullano il provvedimento che disponeva l’abbattimento: accolte le contestazioni sul metodo seguito dall’amministrazione.
Si chiude con uno stop netto del TAR del Friuli Venezia Giulia la vicenda della cornacchia di via Damiani, finita per settimane al centro del dibattito cittadino. Il tribunale amministrativo ha annullato l’ordinanza con cui il Comune di Pordenone aveva disposto l’uccisione dell’animale, ritenendo insufficiente l’impianto del provvedimento.
La decisione riguarda uno dei casi che più hanno diviso l’opinione pubblica locale tra richieste di intervento immediato e proteste delle associazioni impegnate nella tutela degli animali. A rivendicare l’esito della pronuncia è anche il Partito Animalista Italiano del Friuli Venezia Giulia, che parla di una bocciatura piena della linea scelta dall’amministrazione.
Per i giudici mancavano presupposti e motivazioni adeguate
Nel ricorso accolto integralmente, presentato dalla LAV tramite il legale Alessandro Sperotto, veniva contestata l’ordinanza n. 10/2026 firmata dal sindaco. Il collegio, presieduto dal Cons. Avv. Carlo Modica de Mohac di Grisì, ha ritenuto carente l’istruttoria e non sufficientemente motivata la scelta di arrivare all’abbattimento.
Tra i punti evidenziati nella sentenza c’è il mancato esame concreto di soluzioni alternative. Secondo il TAR, il fatto che un tentativo di cattura non abbia dato risultato non basta, da solo, a dimostrare che ogni strada non cruenta fosse impraticabile.
Un altro passaggio ritenuto decisivo riguarda l’identificazione dell’animale. Nel provvedimento comunale, osservano i giudici, non sarebbe stata chiarita con certezza la riconducibilità dei singoli episodi allo stesso esemplare, né sarebbe stata approfondita l’eventuale presenza di altri corvidi nella zona.
Il tema del nido e dei piccoli nella valutazione del tribunale
La sentenza richiama anche la necessità di considerare le conseguenze dell’intervento sui pulli dipendenti dall’adulto. Per il TAR, questo aspetto non è stato adeguatamente ponderato: eliminare la madre avrebbe potuto mettere a rischio la sopravvivenza dei nidiacei, rendendo la misura sproporzionata rispetto al contesto descritto.
Nelle motivazioni compare inoltre una lettura del comportamento dell’animale che si discosta dall’impostazione seguita dal Comune. Il tribunale richiama il profilo etologico della vicenda e osserva che la condotta della cornacchia andava valutata anche alla luce della difesa del nido e dei piccoli, più che come manifestazione di aggressività in senso proprio.
Le reazioni del fronte animalista a Pordenone
Irene Giurovich, portavoce regionale del Partito Animalista Italiano, definisce la pronuncia una vittoria piena per chi sostiene che la fauna selvatica non possa essere trattata con soluzioni sommarie. Nella sua lettura, il testo dei giudici smonta non solo l’ordinanza finale, ma l’intera gestione della vicenda.
Giurovich insiste in particolare su alcuni passaggi della sentenza dedicati ai tentativi di cattura falliti e alla diffidenza mostrata dal corvide. Da qui la critica politica all’amministrazione, accusata di aver affrontato il caso con leggerezza sia sul piano pratico sia su quello giuridico.
La portavoce del PAI invita ora il Comune ad aprire un confronto più stabile con le realtà animaliste, partendo proprio da quanto scritto dal TAR. Nel dibattito cittadino, il caso della cornacchia di via Damiani lascia così una traccia che va oltre il singolo episodio: il rapporto tra sicurezza urbana, gestione della fauna e scelte amministrative torna al centro della discussione pubblica a Pordenone.