Claut, alla Dolomiti Mountain School il cibo diventa leva per tenere viva la montagna

Nel comune della Valcellina una giornata di incontri ha messo insieme imprese, ricerca e tradizioni per discutere lavoro, paesaggio e comunità.

30 ottobre 2026 19:25
Claut, alla Dolomiti Mountain School il cibo diventa leva per tenere viva la montagna -
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A Claut il tema del cibo è diventato un modo concreto per parlare di futuro delle terre alte del Pordenonese. Nell'appuntamento della decima edizione della Dolomiti Mountain School, ospitato nella sala convegni dell'Albergo Dolomiti, il confronto ha intrecciato agricoltura, cucina, saperi locali e possibilità di impresa, con uno sguardo rivolto alla tenuta delle comunità di montagna.

Il punto di partenza non è stato la semplice gastronomia. Al centro della giornata c'era piuttosto il valore che una produzione locale, una coltivazione o una pratica tramandata possono avere per l'economia, per il paesaggio e per la permanenza delle persone in quota. Un tema che, in un'area come quella clautana e più in generale nella montagna della provincia, tocca direttamente il lavoro e i servizi.

Ad aprire l'incontro sono stati i saluti istituzionali di Pierpaolo Zanchetta del Servizio biodiversità della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia e del sindaco di Claut Federico Francesco Tomè. L'introduzione ai lavori è stata affidata a Gianpaolo Carbonetto, giornalista, studioso delle culture alpine e coordinatore della Dolomiti Mountain School.

Uno sguardo ai numeri e ai territori

Tra i passaggi più utili per leggere il presente della montagna friulana c'è stato l'intervento di Elisa Qualizza, responsabile dell'Ufficio Statistica della Camera di commercio Pordenone-Udine. La sua analisi socioeconomica ha offerto il contesto entro cui collocare opportunità e fragilità dei territori montani, mettendo in relazione dati e prospettive di sviluppo.

Irma Visalli, architetta esperta di paesaggio e governance territoriale partecipata, ha invece portato il discorso sul rapporto tra comunità, pratiche alimentari e trasformazione dei luoghi nelle Dolomiti Patrimonio Mondiale. Un passaggio che ha mostrato come il cibo non sia un elemento separato dal territorio, ma una chiave per comprenderne identità e cambiamenti.

Tradizioni, cucina e conoscenze da non disperdere

Il patrimonio culturale legato alla terra è stato richiamato dagli interventi delle antropologhe Iolanda Da Deppo e Daniela Perco. Il loro contributo ha riportato l'attenzione su conoscenze sedimentate nel tempo, spesso custodite nelle pratiche quotidiane e nelle cucine di montagna.

Su questo filone si è inserito anche l'approfondimento di Annalisa Bonfiglioli, vicepresidente della Cooperativa Cramars e autrice della biografia “Il mondo di Gianni Cosetti”. Il suo intervento, dedicato alla figura dello chef carnico, ha proposto una riflessione su una cucina capace di rinnovarsi senza recidere il legame con le proprie radici.

Alle erbe spontanee e al loro utilizzo tra alimentazione, benessere e sapere locale ha guardato invece Ursula Puntel, erborista, divulgatrice e socia fondatrice dell'Accademia delle Erbe di montagna. Un tema che, in un territorio ricco di biodiversità come quello delle vallate pordenonesi, richiama anche la necessità di saper riconoscere e valorizzare le risorse presenti.

Dalle sementi alle nuove attività in quota

Nel pomeriggio il programma si è spostato sul versante produttivo. Raffaele Testolin, già docente dell'Università di Udine ed esperto di genetica agraria e frutticoltura, ha affrontato la relazione storica tra uomo e piante. Giannandrea Mencini, storico dell'ambiente, giornalista e scrittore, ha poi sviluppato il tema della “battaglia dei semi”, mentre Pierpaolo Rovere, direttore tecnico della Fondazione Agrifood & Bioeconomy FVG, ha illustrato gli sbocchi dei prodotti innovativi collegati a cibo, foresta e bioeconomia montana.

La parte forse più vicina alla realtà locale è arrivata con le esperienze imprenditoriali. Carlo e Chiara Santarossa, agronomo e pastry chef dell'Azienda Agricola Saliet di Claut, hanno raccontato il lavoro sulle piante officinali coltivate in alta quota e il loro impiego in cucina. Francesco Ferraro, giovane imprenditore di Borgo Titol a Tramonti di Sopra, ha portato la sua testimonianza con “Dalle radici al futuro”, mentre Marica Freschi, che gestisce il Rifugio Pordenone a Cimolais, ha parlato dell'evoluzione della cucina nei rifugi.

La tavola rotonda conclusiva ha rimesso insieme i diversi spunti emersi durante la giornata: conservazione delle sementi, paesaggio, ristorazione, agricoltura e nuove attività. Da Claut è arrivata così un'indicazione chiara anche per la montagna della provincia di Pordenone: il cibo può diventare un fattore economico e culturale, capace di sostenere competenze, presidio del territorio e nuove occasioni per continuare ad abitare questi luoghi.

L'iniziativa si è svolta nell'ambito della decima edizione della Dolomiti Mountain School, con la collaborazione del Comune di Claut e degli enti che accompagnano il percorso della scuola.

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