Sanità in Friuli, privato o pubblico? Ecco la posizione dell’assessore Riccardi

La Conferenza delle Regioni chiederà al Governo di rivedere il decreto Milleproroghe, proponendo una norma per l’assunzione di medici in pensione.

12 gennaio 2026 21:21
Sanità in Friuli, privato o pubblico? Ecco la posizione dell’assessore Riccardi  -
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UDINE - La sanità friulana continua a essere uno dei temi più discussi nella politica regionale, e nelle ultime settimane si sono intensificati i dibattiti sul ruolo del pubblico e del privato nel sistema sanitario. Durante un incontro tenutosi nell’ambito della dodicesima edizione della Scuola di Politica ed Etica Sociale, Riccardo Riccardi, assessore regionale alla Salute e Politiche sociali, ha ribadito con forza la posizione della Giunta: la sanità deve rimanere saldamente pubblica, ma non può prescindere da un contributo privato che, secondo Riccardi, può rivelarsi utile senza compromettere il principio costituzionale del diritto universale alla salute.

Pubblico vs privato: un dibattito acceso

Il tema dell’integrazione tra pubblico e privato in sanità è da anni al centro di discussioni politiche e sociali. In risposta alle affermazioni della consigliera regionale di opposizione Manuela Celotti, secondo cui il Friuli Venezia Giulia stia progressivamente privatizzando il servizio sanitario, Riccardi ha esposto i dati relativi alla gestione del fondo sanitario regionale, smontando la tesi dell'opposizione. Secondo l'assessore, la percentuale del rapporto tra il valore affidato al privato accreditato e il fondo sanitario regionale nel 2024 è del 3,82%, rispetto al 3,65% del 2019. Una cifra ben lontana dalla media nazionale che supera il 9% e raggiunge il 10% nelle regioni governate da forze politiche di segno opposto a quello della Regione Friuli Venezia Giulia. "Il mantra che narra che in Friuli Venezia Giulia stiamo privatizzando non ha nessun riscontro nei dati", ha sottolineato Riccardi, evidenziando come la Regione stia seguendo una linea di gestione rigorosa e contenuta nell'affidamento dei servizi sanitari al privato.

Il sistema pubblico non si tocca, ma serve un approccio misto

Nonostante la difesa del sistema pubblico, Riccardi ha riconosciuto che, per come è strutturato, il pubblico presenta delle criticità che ne limitano l’efficienza. "Lo dobbiamo dire con chiarezza: il pubblico ha sacche di inefficienza e non ha la flessibilità che caratterizza il privato. Tuttavia, questo non significa che dobbiamo rinunciare al modello pubblico", ha affermato. Riccardi ha spiegato che il privato, pur essendo utile per la competitività e per l'efficienza del sistema, non può sostituire il ruolo del pubblico, che deve mantenere il governo e il controllo delle politiche sanitarie. Per l'assessore, la soluzione sta nell'integrare il pubblico con il privato, creando un sistema misto che valorizzi le peculiarità di entrambi, senza cedere ai rischi di una gestione puramente privatistica.

"Non sono contro il privato puro, ma vedo con favore un sistema misto", ha detto Riccardi, affermando che in questo scenario è essenziale che il pubblico stabilisca le regole, mentre il privato può intervenire solo nel rispetto dell'interesse collettivo. "L'importante è che il privato operi nell'ambito dell'interesse collettivo, senza trasformare la sanità in un sistema orientato solo al profitto", ha precisato. Una posizione che invita ad evitare derive ideologiche da una parte e dall’altra, cercando di costruire un modello che possa rispondere in modo equo alle esigenze dei cittadini, soprattutto in un contesto di forte cambiamento e di crescenti difficoltà nell’assicurare l'accesso alle cure per tutti.

Riorganizzazione della rete ospedaliera: appropriatezza e sicurezza delle cure

Un altro punto focale del dibattito è stato il tema della riorganizzazione della rete ospedaliera regionale. Riccardi ha evidenziato l’importanza di un riordino che non solo miri all’appropriatezza delle cure, ma anche alla sicurezza dei pazienti. Ha sottolineato che il sistema sanitario regionale deve essere strutturato in modo tale che gli ospedali di tipo hub, ossia quelli di maggiore complessità, possano concentrarsi su trattamenti ad alta intensità, mentre le strutture minori devono essere specializzate su interventi meno complessi, ma comunque di grande importanza per la comunità. Questo modello di differenziazione, ha spiegato Riccardi, deve essere basato sui flussi reali dei pazienti e sulle competenze disponibili, al fine di evitare sprechi e inefficienze.

Un altro aspetto cruciale della riorganizzazione riguarda la carenza di personale sanitario. Riccardi ha ribadito che il sistema sanitario regionale sta affrontando una difficoltà crescente nell'attrarre e mantenere i professionisti qualificati, un problema che affligge molte altre regioni italiane. "La mancanza di personale è una sfida enorme per il nostro sistema sanitario", ha affermato, sottolineando che non basta riorganizzare la rete ospedaliera, ma bisogna anche affrontare con urgenza le politiche di assunzione, formazione e retribuzione del personale.

Politiche del personale: investimenti concreti

Riccardi ha parlato con orgoglio delle politiche regionali in materia di personale, evidenziando come la Regione abbia deciso di aumentare gli stipendi dei medici, in particolare quelli che operano nelle aree più difficili e in ospedali in difficoltà. Questi investimenti, ha detto, stanno già dando i loro frutti e, a suo avviso, nessun'altra regione italiana può vantare risultati simili in termini di politiche retributive. Tuttavia, ha aggiunto che, nonostante questi miglioramenti, gestire la sanità richiede decisioni impopolari e scelte difficili, che non devono essere prese con l'obiettivo di inseguire il consenso, ma per garantire un servizio che sia sempre più efficiente ed equo.

La medicina generale e la nuova proposta per i medici in pensione

Nel suo intervento, Riccardi ha anche trattato il tema della medicina generale, che sta vivendo una fase di crisi legata alla difficoltà di attrarre medici giovani e alla crescente richiesta di assistenza sanitaria sul territorio. In un'ottica di risposta a questa emergenza, l'assessore ha annunciato che la Conferenza delle Regioni, nei prossimi giorni, approverà la richiesta al Governo di introdurre una norma nel decreto Milleproroghe che consentirà alle Aziende sanitarie di assumere medici di medicina generale che siano già in quiescenza. Una proposta che potrebbe essere un’importante soluzione per coprire le carenze di medici, soprattutto in quelle zone dove la presenza di professionisti è particolarmente scarsa.

Il governo pubblico della sanità non è negoziabile

Riccardi ha concluso il suo intervento ribadendo con fermezza che il governo pubblico della sanità è un principio non negoziabile, ma ha anche sottolineato la necessità di un dialogo costruttivo tra pubblico e privato, evitando ideologie che ostacolano l’adozione di soluzioni concrete. "Il pubblico deve continuare a governare il sistema sanitario, ma non possiamo ignorare la realtà dei fatti: la sanità ha bisogno di un'evoluzione che garantisca a tutti le cure necessarie, in maniera universale e sicura", ha dichiarato.

La posizione di Riccardi si inserisce quindi in un contesto più ampio di riforma della sanità regionale, che passa attraverso l’integrazione del pubblico con il privato, ma anche attraverso politiche efficaci sul personale e una riorganizzazione razionale della rete ospedaliera, che tenga conto delle risorse disponibili e delle reali necessità della popolazione.

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