Alla Teresina Degan il design nato dagli scarti: i progetti del Galvani incontrano l’industria del mobile

Gli studenti della 5D del liceo artistico di Cordenons hanno presentato a Pordenone gli elaborati sviluppati con Santalucia Mobili su recupero e sostenibilità.

05 giugno 2026 16:54
Alla Teresina Degan il design nato dagli scarti: i progetti del Galvani incontrano l’industria del mobile -
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Alla Biblioteca Civica di Pordenone è andato in scena l’esito di un lavoro che unisce scuola, manifattura e attenzione ambientale. Nella Sala Teresina Degan, il 5 giugno, la classe 5D del Liceo Artistico Enrico Galvani di Cordenons ha mostrato i risultati di Frame, percorso costruito insieme a Santalucia Mobili.

Al centro dell’esperienza c’era una sfida concreta: immaginare complementi per la casa partendo da materiali residui delle lavorazioni industriali. Un esercizio progettuale che ha portato gli studenti a confrontarsi con un tema oggi decisivo per il comparto dell’arredo, quello del riuso intelligente delle risorse.

Un progetto che parla al distretto del mobile

Per il territorio pordenonese, dove il legame con il settore del mobile resta forte, l’iniziativa assume un significato che va oltre il lavoro scolastico. Il dialogo tra un liceo del territorio e un’azienda di Prata di Pordenone mette infatti in contatto formazione e filiera produttiva, in un passaggio in cui creatività e sostenibilità diventano competenze sempre più richieste.

Frame si è sviluppato durante l’anno scolastico con il coinvolgimento diretto dell’impresa. I ragazzi hanno visitato la sede di Santalucia Mobili per osservare da vicino processi e materiali, ricevendo poi indicazioni precise su cui costruire le loro proposte.

Il compito assegnato era chiaro: trasformare ciò che normalmente resta ai margini della produzione in oggetti nuovi, funzionali e capaci di avere una propria identità estetica. Un modo per avvicinarsi ai principi dell’economia circolare non in astratto, ma attraverso un progetto reale.

Il percorso seguito tra aula e azienda

L’attività è stata accompagnata dalla professoressa Manuela Agosto e da Marco Zen, studente di Design del Prodotto ed ex allievo del Galvani. Nel corso dei mesi ci sono stati anche gli incontri in istituto con Jacopo Galli, direttore generale di Santalucia Mobili, che ha approfondito con la classe il percorso dell’azienda, l’innovazione nei processi e il tema della responsabilità d’impresa.

Il lavoro si inserisce anche nell’identità della stessa Santalucia Mobili come Società Benefit, con un’attenzione dichiarata ai progetti che promuovono cultura della sostenibilità e collaborazione con scuole e realtà locali.

Per gli studenti della 5D l’esperienza ha rappresentato un banco di prova concreto. Non solo ideazione formale, dunque, ma confronto con vincoli, materiali disponibili e necessità di dare valore a ciò che nasce come scarto.

Pordenone, studenti del Galvani progettano arredi dagli scarti con Santalucia Mobili
Pordenone, studenti del Galvani progettano arredi dagli scarti con Santalucia Mobili

La presentazione pubblica a Pordenone

Alla restituzione finale è intervenuto anche l’assessore comunale Pietro Tropeano, con deleghe a Educazione, Istruzione, Formazione, Università e Politiche per la persona. Nel suo intervento ha ringraziato l’azienda per la collaborazione con le scuole del territorio, sottolineando l’importanza di investire sui giovani e riconoscendo nei progetti esposti fantasia, precisione e qualità esecutiva.

L’iniziativa è stata promossa con il Liceo Galvani diretto dal dirigente scolastico Enrico Quattrin. La giornata pordenonese ha così restituito il senso complessivo del percorso: mettere in relazione istituzioni, mondo della scuola e impresa attraverso un lavoro che tiene insieme tecnica, sensibilità progettuale e attenzione ambientale.

Gli elaborati presentati alla Teresina Degan mostrano come da materiali considerati residui possano nascere nuove idee di arredo. Per la città e per il suo territorio è anche un segnale preciso: quando la formazione incontra le aziende locali su obiettivi concreti, il risultato può diventare un investimento culturale oltre che produttivo.

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