Inps, da Trieste un messaggio che riguarda anche Pordenone: giovani, stipendi e tenuta sociale
Nel confronto regionale emergono temi che toccano da vicino il territorio pordenonese: lavoro stabile, fuga dei giovani e riforma della disabilità già estesa anche a Pordenone.
Per il Pordenonese il punto non è soltanto previdenziale. Nel confronto promosso dall’Inps a Trieste, la discussione si è allargata infatti a questioni che incidono direttamente anche sulla provincia di Pordenone: retribuzioni, possibilità offerte ai più giovani, calo demografico e organizzazione dei servizi legati alla disabilità.
L’incontro, svolto il 1 ottobre 2026, era pensato per studenti, lavoratori e nuove generazioni. Ma il significato del dibattito ha superato il perimetro tecnico delle pensioni, mettendo in evidenza un tema molto concreto per il territorio regionale: creare condizioni che rendano realistico restare, costruire un percorso professionale e immaginare qui il proprio futuro.
Il tema che pesa anche sulla provincia
Tra gli interventi, quello dell’assessore regionale al Lavoro Alessia Rosolen ha insistito su un nodo che interessa da vicino anche l’area pordenonese. Secondo l’assessore, non basta più affidarsi agli strumenti usati finora se non vengono affiancati da una responsabilità condivisa tra pubblico, imprese e sistema economico, con un’attenzione precisa anche al livello dei salari.
Il ragionamento parte da una constatazione: il Friuli Venezia Giulia mostra dati positivi su occupazione e disoccupazione, ma continua a fare i conti con tre fragilità strutturali. La prima è l’uscita dei giovani, la seconda è la denatalità, la terza riguarda stipendi che spesso non sono sufficienti a rendere davvero attrattiva la permanenza sul territorio.
Rosolen ha sottolineato che alle nuove generazioni non può essere lasciata una scelta forzata tra rimanere senza risposte adeguate oppure trasferirsi altrove. In questa lettura, il tema previdenziale si lega alla qualità del lavoro disponibile oggi: contratti, crescita professionale e sostenibilità della vita quotidiana diventano elementi decisivi tanto quanto le prospettive future.
Un confronto regionale rivolto a studenti e lavoratori
L’appuntamento triestino, coordinato dal direttore regionale Inps Marco De Sabbata, ha riunito esponenti istituzionali e del mondo previdenziale per discutere di trasformazioni del lavoro, ricambio generazionale, formazione e responsabilità tra età diverse. Erano presenti anche il presidente dell’Inps Gabriele Fava, il presidente della Covip Mario Pepe, il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza e il vescovo monsignor Enrico Trevisi.
Il taglio dell’iniziativa era divulgativo, con l’obiettivo di rendere più comprensibili ai giovani i cambiamenti che stanno modificando il mercato del lavoro e, di riflesso, gli equilibri del sistema pensionistico. Un passaggio che interessa anche una provincia manifatturiera come quella di Pordenone, dove il rapporto tra occupazione, salari e capacità di trattenere competenze ha un peso particolare.
Disabilità, la sperimentazione coinvolge anche Pordenone
Nel confronto è intervenuto anche l’assessore regionale alla Salute, politiche sociali e disabilità Riccardo Riccardi, che ha richiamato il ruolo dell’Inps nell’attuazione della riforma della disabilità. La collaborazione con l’Istituto, ha spiegato, rappresenta un passaggio centrale dentro un percorso già avviato in Friuli Venezia Giulia.
Riccardi ha ricordato che la sperimentazione regionale è partita da Trieste ed è stata poi allargata anche a Udine e Pordenone. L’obiettivo indicato è quello di far dialogare il nuovo sistema di valutazione con il progetto di vita della persona e con la rete dei servizi presenti nei territori.
Nel quadro delineato dalla Regione, il cambiamento dovrà puntare su maggiore autonomia delle persone e su una presa in carico coerente, costruita con regole uniformi e con il coinvolgimento delle strutture locali. Per il Pordenonese il valore del passaggio sta proprio qui: tradurre una riforma generale in risposte concrete, vicine ai cittadini, mentre sul fronte del lavoro resta aperta la sfida più ampia di offrire ai giovani motivi solidi per non andarsene.