Nel cuore di Pordenone una piazzetta per Luigia Tomadini, simbolo della città industriale

Accanto al municipio compare il nome dell’imprenditrice che raccolse l’eredità del pastificio di famiglia e ne guidò la crescita per decenni.

12 settembre 2026 22:53
Nel cuore di Pordenone una piazzetta per Luigia Tomadini, simbolo della città industriale -
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Nel centro di Pordenone c’è da oggi un nuovo luogo della memoria civile: l’area tra il municipio e via Rivierasca, poco distante da piazzetta San Marco, è stata dedicata a Luigia Tagliariol vedova Tomadini, figura che ha segnato in modo profondo la storia economica cittadina.

La scelta richiama una stagione in cui l’identità pordenonese si è costruita anche attorno alle fabbriche, al lavoro e a famiglie imprenditoriali capaci di lasciare un’impronta duratura. In questo quadro, il nome di Luigia Tomadini occupa un posto particolare.

Alla cerimonia hanno partecipato il sindaco Alessandro Basso, l’assessore Walter De Bortoli, amministratori comunali, rappresentanti delle istituzioni, il parroco di San Marco e i familiari. Nello spazio intitolato è stata collocata anche una storica macchina per la pasta, recuperata e restaurata dalla famiglia Tomadini.

Pordenone intitola una piazzetta a Luigia Tagliariol Tomadini, guida storica del

Un riconoscimento nato in città

L’intitolazione arriva da una proposta avanzata dalla sezione pordenonese della FIDAPA, poi recepita dal Comune. L’associazione aveva già riportato l’attenzione sulla figura di Luigia Tagliariol all’interno di un lavoro dedicato alle donne che hanno avuto un ruolo di primo piano nel territorio durante il Novecento.

Per l’amministrazione, la nuova piazzetta rappresenta anche un segnale pubblico: far entrare nella toponomastica storie femminili che hanno contribuito in modo concreto allo sviluppo della comunità. Non un omaggio solo simbolico, dunque, ma un riferimento quotidiano in una parte molto frequentata della città.

La presidente della FIDAPA di Pordenone, Romanina Santin, ha definito l’intitolazione un traguardo atteso da tempo, ringraziando il Comune e la commissione pari opportunità per aver sostenuto il percorso.

Dalla prova personale alla guida dell’azienda

Per molti pordenonesi era semplicemente “la signora Gigia”. Rimasta sola nel 1924, con cinque figli da crescere, assunse la responsabilità del pastificio fondato dalla famiglia Tomadini nel 1843. Da quel momento trasformò una vicenda personale difficile in una lunga esperienza di direzione imprenditoriale.

Nata nel 1890 in una famiglia locale attiva nel commercio di ferramenta e nella lavorazione del ferro battuto, entrò poi nella famiglia Tomadini con il matrimonio. Dopo la morte del marito, con la figlia più piccola nata da appena pochi giorni, prese in mano l’impresa e ne seguì direttamente l’evoluzione.

Per poter amministrare l’azienda si formò anche frequentando corsi serali. In quegli anni non era un passaggio scontato, soprattutto per una donna chiamata a reggere insieme famiglia, conti e organizzazione della produzione.

La crescita del pastificio e il legame con Pordenone

Negli anni Trenta trasferì l’attività nell’ex cartiera, puntando su una produzione più moderna e su una struttura capace di crescere. In seguito allargò ulteriormente l’orizzonte dell’impresa: negli anni Quaranta aprì anche un secondo stabilimento ad Arezzo, affidato a due dei figli, mentre il presidio di Pordenone restò al centro della storia aziendale.

Nel 1959 realizzò la centrale idroelettrica del Maglio, aggiungendola ad altri impianti energetici già nella disponibilità della famiglia, con l’obiettivo di rendere più autonoma un’attività che richiedeva grandi consumi di energia. Un passaggio che racconta bene il suo modo concreto di intendere l’industria.

Negli anni Sessanta arrivarono nuovi ampliamenti con il coinvolgimento di altri pastifici del territorio e, nel 1968, il trasferimento produttivo nel nuovo stabilimento di via Benedetto Marcello, allora considerato tra i più avanzati. In quella fase la pasta Tomadini aveva ormai raggiunto mercati anche fuori dall’Italia.

Il ricordo della famiglia e della città

A restituire un ritratto più personale è stato il nipote Luigi Tomadini, che porta il suo nome. Nel ricordo familiare, Luigia Tomadini rimase sempre presente in azienda, attenta alla produzione e all’andamento dei conti, fino agli ultimi anni della sua lunga attività.

Pordenone intitola una piazzetta a Luigia Tagliariol Tomadini, guida storica del

Il nipote ha ricordato anche il rapporto costruito nel tempo con i lavoratori, spesso legati alla famiglia da una consuetudine che andava oltre il semplice ambito professionale. Un tratto che ha contribuito a fissare nella memoria cittadina l’immagine della “parona”, come veniva chiamata.

Pordenone intitola una piazzetta a Luigia Tagliariol Tomadini, guida storica del

Luigia Tagliariol Tomadini guidò l’impresa fino a 84 anni, ottenne il cavalierato al merito del lavoro e morì nel 1979. Oggi il suo nome torna visibile in uno spazio del centro, legando la memoria di una donna alla storia produttiva che ha aiutato Pordenone a diventare la città che conosciamo.

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