Pianura pordenonese sotto stress idrico, il confronto tra tecnici e agricoltori su come salvare le colture

A La Magnolia una giornata di lavoro su riserve d’acqua, irrigazione di precisione e gestione di mais e soia nel quadro del progetto SISSAR 2026.

04 agosto 2026 16:04
Pianura pordenonese sotto stress idrico, il confronto tra tecnici e agricoltori su come salvare le colture -
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Nella campagna pordenonese il nodo dell’acqua non riguarda solo l’emergenza del momento, ma il modo in cui si riuscirà a tenere in equilibrio produzioni agricole, rese e consumi idrici durante estati sempre più difficili. Da qui il confronto promosso a Pordenone nell’ambito di SISSAR 2026, con una giornata tecnica ospitata dalla Società Agricola La Magnolia della famiglia Zille.

L’iniziativa ha riunito figure del mondo agricolo e della consulenza, con il supporto di ERSA e dell’Associazione dei Consorzi di Bonifica del Friuli Venezia Giulia. Al centro, soluzioni concrete per usare meglio la risorsa disponibile e limitare gli sprechi in una fase segnata da caldo prolungato e piogge insufficienti.

Pordenone, acqua e agricoltura: focus su irrigazione e siccità con il progetto SISSAR 2026

Acqua disponibile e tenuta del sistema irriguo

Uno dei passaggi più rilevanti del confronto ha riguardato la capacità del territorio pordenonese di reggere l’attuale pressione climatica grazie alla rete idrica costruita nel tempo. L’assessore regionale all’Agricoltura e all’Ambiente Mattia Tirelli ha richiamato il ruolo degli invasi montani, indicandoli come un elemento decisivo per sostenere il fabbisogno dei campi anche in una stagione povera di precipitazioni.

Il quadro, però, resta delicato. Le temperature elevate e la scarsità di pioggia continuano a pesare sulle colture della pianura. In questo contesto, l’uso di strumenti più avanzati per distribuire l’acqua in modo mirato viene considerato un passaggio necessario, non più solo utile, per affrontare gli effetti del cambiamento climatico.

Dalle esigenze delle colture alle tecniche in campo

La giornata di lavoro si è concentrata anche sugli aspetti più operativi. I tecnici hanno approfondito il monitoraggio idrico, la gestione dell’irrigazione nei seminativi e il fabbisogno delle diverse colture, con un’attenzione specifica a mais e soia e alle relative metodiche nutrizionali.

Il progetto SISSAR 2026 si muove proprio su questo terreno: fornire consulenza specialistica alle aziende agricole e accompagnarle verso una gestione più consapevole dell’acqua. Non solo teoria, quindi, ma indicazioni applicabili nelle scelte quotidiane delle imprese agricole del territorio.

La parte finale dell’incontro è stata dedicata alla visita dei campi prova e delle attrezzature aziendali. Un passaggio utile per mostrare come le tecnologie irrigue possano essere tradotte nella pratica e come venga osservata la risposta delle coltivazioni alle diverse condizioni stagionali.

Il valore degli invasi montani per il Pordenonese

Sul funzionamento della rete è intervenuto anche Valter Colussi, presidente dell’Associazione dei Consorzi di Bonifica della Regione Friuli Venezia Giulia. Il riferimento è andato al sistema degli invasi montani realizzato tra gli anni Cinquanta e Sessanta, ancora oggi considerato una scelta strategica per sostenere l’agricoltura della pianura.

Secondo quanto ricordato durante l’incontro, le piogge cadute tra maggio e i primi giorni di giugno hanno permesso di accumulare riserve sufficienti a mantenere l’irrigazione delle colture attraverso il Consorzio di Bonifica Cellina Meduna, nonostante un’estate che si sta confermando siccitosa.

Alla funzione produttiva si affianca poi quella ambientale. La disponibilità d’acqua contribuisce infatti sia all’alimentazione delle falde sia al mantenimento dei corsi d’acqua minori, con effetti ritenuti importanti per l’equilibrio del territorio e per la biodiversità locale.

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Dal confronto ospitato a Pordenone emerge così una linea chiara per il settore agricolo locale: difendere e valorizzare le infrastrutture esistenti, ma allo stesso tempo rendere più precisa la gestione nei campi. È su questo doppio fronte, tra opere idriche e innovazione tecnica, che si gioca una parte importante della tenuta agricola della pianura pordenonese.

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