Province, il riassetto regionale passa in Commissione: per Pordenone restano aperte le questioni su confini e funzioni

Via libera agli articoli centrali del ddl 86. Nel dibattito pesano il ruolo delle Comunità di Comuni, il personale e la rappresentanza dei territori montani.

18 giugno 2026 01:53
Province, il riassetto regionale passa in Commissione: per Pordenone restano aperte le questioni su confini e funzioni -
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La futura Provincia di Pordenone entra più concretamente nel percorso di riforma delle autonomie locali del Friuli Venezia Giulia, ma il cantiere politico è tutt'altro che chiuso. In V Commissione consiliare, a Trieste, è arrivato il voto favorevole agli articoli dal 5 al 24 del disegno di legge 86, il blocco che imposta i rapporti tra Regione ed enti locali e rimette in piedi le Province di Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine.

Per il territorio pordenonese il passaggio ha un peso diretto, perché dalla definizione del nuovo assetto dipenderanno competenze, organizzazione e rapporti con i Comuni. Proprio su questi punti, però, durante la discussione sono emerse obiezioni e richieste di chiarimento da parte delle opposizioni.

La seduta del 17 giugno 2026, presieduta da Diego Bernardis, ha quindi segnato un avanzamento formale della riforma, senza però sciogliere i nodi politici più delicati. Sul tavolo restano la collocazione delle Comunità di Comuni, la gestione del personale e il tema dei territori montani, che interessa da vicino anche l'area pordenonese.

Riforma delle Province in Fvg: ok in Commissione agli articoli 5-24
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Il ritorno delle Province e i riflessi sul Pordenonese

Il disegno di legge conferma la scelta di ricostituire quattro Province riprendendo i confini storici. È una decisione che riguarda in modo diretto anche Pordenone, chiamata a ritrovare una propria dimensione istituzionale dentro un quadro che dovrà ancora essere definito nei dettagli operativi.

Proprio la questione dei perimetri è stata una delle più discusse. Massimo Moretuzzo, capogruppo del Patto per l'Autonomia-Civica Fvg, ha sostenuto che il ritorno ai vecchi assetti può avere una logica politica, ma non necessariamente risponde al bisogno di costruire un'organizzazione amministrativa più aderente alle caratteristiche dei territori.

Nel confronto è riemerso soprattutto il tema della montagna e delle aree interne, con il timore che realtà con esigenze specifiche restino distribuite tra enti diversi senza una rappresentanza abbastanza forte. Un punto che, per una provincia come quella di Pordenone, si intreccia con i collegamenti, i servizi di prossimità e la capacità di tenere insieme pianura e vallate.

Comunità di Comuni, il confronto resta aperto

Un altro fronte di discussione ha riguardato il posto che avranno le Comunità di Comuni nel nuovo impianto. Manuela Celotti del Partito democratico ha contestato il fatto che il testo non descriva in modo sufficiente il sistema oggi esistente, comprese le realtà montane, collinari e volontarie.

Secondo Celotti, una riforma che interviene sull'ordinamento locale dovrebbe chiarire meglio il rapporto tra i diversi livelli amministrativi ed evitare zone grigie. La preoccupazione riguarda in particolare le possibili sovrapposizioni tra le future Province e le Comunità, su funzioni e ambiti di intervento.

L'assessore regionale Pierpaolo Roberti ha replicato che le Comunità continueranno a operare e a ricevere sostegno dalla Regione, ma non saranno assimilate ai livelli istituzionali rappresentati da Comuni, Province e Regione. Una risposta che non ha esaurito il confronto politico.

Personale, uffici e macchina amministrativa

Tra i temi più concreti c'è quello dell'organizzazione interna dei nuovi enti. Moretuzzo e Serena Pellegrino di Avs hanno chiesto chiarimenti sul passaggio del personale e sulla struttura amministrativa che dovrà sostenere il ritorno delle quattro Province.

Il punto non è secondario: distribuire funzioni e dipendenti in enti ricostituiti comporta effetti su procedure, responsabilità e carichi di lavoro. Roberti ha spiegato che ogni Provincia dovrà avere un proprio ufficio del personale, pur potendo contare sul supporto regionale, che già oggi fornisce servizi analoghi a numerosi enti locali.

Nello stesso passaggio, Celotti ha richiamato anche il tema del welfare per i dipendenti del comparto unico, auspicando che la riorganizzazione non sia soltanto un'operazione istituzionale, ma anche un'occasione per affrontare le condizioni di lavoro del personale pubblico.

Consiglio provinciale, resta il nodo della governance

Durante l'esame degli articoli è stato affrontato anche il contenuto dell'articolo 20, dedicato al Consiglio provinciale. Celotti ha osservato che devono essere ancora precisati con maggiore nettezza obiettivi e funzioni delle future Province, soprattutto nel rapporto quotidiano con i Comuni.

Nel dibattito è entrata poi la figura del presidente del Consiglio provinciale. Marco Putto, del Patto per l'Autonomia-Civica Fvg, ha chiesto se tale ruolo debba essere considerato facoltativo. Roberti ha confermato che la scelta sarà affidata allo statuto di ciascuna Provincia.

Su questo aspetto Serena Pellegrino ha annunciato un emendamento per rendere obbligatoria la presenza del presidente del Consiglio provinciale in tutti gli enti, mentre Francesco Martines del Pd ne ha evidenziato l'utilità sul piano organizzativo. Il confronto, quindi, proseguirà anche sui meccanismi interni di funzionamento.

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Il voto in Commissione rappresenta dunque un passaggio importante, ma non conclusivo. Per Pordenone la partita vera sarà capire quali competenze avranno i nuovi organismi, come dialogheranno con i Comuni e in che misura sapranno rispondere alle esigenze dei territori più periferici, a partire da quelli montani.

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