Roveredo in Piano, teatro e confronto pubblico contro la violenza sulle donne

Il 7 novembre all’Auditorium comunale va in scena “Io mi chiamo”, seguito da un incontro con sanità, legali, forze dell’ordine e realtà del territorio.

28 ottobre 2026 11:27
Roveredo in Piano, teatro e confronto pubblico contro la violenza sulle donne -
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Un appuntamento che unisce scena e confronto civile arriva a Roveredo in Piano con un obiettivo preciso: riportare al centro parole, strumenti e riferimenti utili per riconoscere e contrastare la violenza di genere. Sabato 7 novembre, alle 20.45, l’Auditorium comunale ospiterà “Io mi chiamo”, lavoro di teatro sociale scritto da Luana Miol.

Dopo lo spettacolo è previsto un momento di dialogo aperto al pubblico, “I luoghi del dire”, pensato per mettere in relazione esperienze e competenze presenti anche nel territorio pordenonese. L’iniziativa è a ingresso libero ed è promossa dal Gruppo Teatro Parole Note con il patrocinio del Comune di Roveredo in Piano, in collaborazione con FITA – Federazione italiana del teatro e delle arti, Laboratorio del Diritto e Cooperativa sociale Itaca.

La serata si rivolge alla cittadinanza e agli organi di informazione, con una formula che non si ferma alla rappresentazione artistica ma prova a costruire un’occasione pubblica di consapevolezza. Al centro c’è il tema della violenza sulle donne, affrontato attraverso una narrazione scenica e poi approfondito con il contributo di professionisti e operatori.

Roveredo in Piano, “Io mi chiamo” porta a teatro il contrasto alla violenza di genere
Roveredo in Piano, “Io mi chiamo” porta a teatro il contrasto alla violenza di genere

Una scena essenziale per raccontare la perdita di sé

Il monologo prende forma in uno spazio volutamente ridotto all’essenziale: un abito bianco, una sedia, la luce che delimita il campo dell’azione. In questo ambiente si sviluppa il percorso della protagonista, segnato dal progressivo indebolimento dell’identità sotto il peso della violenza.

In scena ci sarà Carlotta Bortolin. Il lavoro intreccia la sua interpretazione con le voci di Carlotta Bortolin, Massimiliano Priverio, Alessandro Gennaro, Alfredo Grazioli e Michele Zanette. La regia porta le firme di Luana Miol e Alessandro Gennaro; quest’ultimo cura anche le luci, mentre Michele Zanette segue l’audio.

Il racconto accompagna il pubblico dentro un passaggio che parte dal dubbio, attraversa la paura e arriva al ripiegamento su di sé. La voce si restringe, il corpo si chiude, il silenzio si impone. È da lì che lo spettacolo prova poi a invertire la direzione.

Dal palco alla rete di aiuto

Al termine della rappresentazione, la serata proseguirà con la tavola rotonda “I luoghi del dire”, moderata da Luana Miol. L’idea è quella di affiancare al linguaggio teatrale una lettura concreta delle possibilità di sostegno e tutela disponibili, così da collegare il piano simbolico a quello operativo.

Tra gli interventi annunciati c’è quello della dottoressa Fabiana Nascimben, direttrice del Pronto Soccorso di San Vito al Tagliamento, che affronterà il tema del primo accesso ai servizi sanitari e del percorso di protezione delle donne. Sono previsti inoltre i contributi di una rappresentanza delle Forze dell’Ordine e dell’avvocato Alessio Pagnucco, consulente legale, sui profili della prevenzione e degli strumenti giuridici.

Il lavoro, le tutele e le pratiche di rispetto

Un altro versante toccato durante l’incontro riguarderà i luoghi di lavoro, spesso decisivi nel riconoscere situazioni di disagio o discriminazione. A portare questo punto di vista sarà Laura D’Ospina, referente pari opportunità e consigliera di fiducia della Cooperativa sociale Itaca.

Nel suo intervento troveranno spazio anche esperienze già strutturate, come lo Sportello per il contrasto delle discriminazioni e il Regolamento per l’Identità Alias. Strumenti diversi, ma accomunati dalla volontà di trasformare il rispetto, il riconoscimento dell’identità e le pari opportunità in pratiche effettive.

Roveredo in Piano, “Io mi chiamo” porta a teatro il contrasto alla violenza di genere
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Un’iniziativa che parla alla comunità locale

Nel titolo dello spettacolo c’è già il nucleo del messaggio: tornare a nominarsi, riaffermare la propria identità, riprendersi uno spazio di parola. È un passaggio che sulla scena diventa gesto teatrale, ma che nella vita quotidiana richiama la responsabilità di chi ascolta, accoglie e sa indirizzare verso un aiuto.

Per Roveredo in Piano e per l’area pordenonese la serata si presenta quindi come un momento culturale con una ricaduta pubblica precisa. Non solo uno spettacolo, ma un’occasione per tenere insieme arte, prevenzione e rete territoriale, mettendo a disposizione del pubblico riferimenti concreti e una riflessione condivisa su un tema che riguarda l’intera comunità.

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