A San Vito torna in scena il Seicento musicale: venerdì la presentazione dei Salmi di Arrigoni
All’Antico Teatro un nuovo appuntamento dedicato al compositore sanvitese: ingresso libero, interventi di studiosi e momenti musicali dal vivo.
San Vito al Tagliamento rimette al centro una delle sue figure culturali più significative. Venerdì 15 maggio, alle 19, l’Antico Teatro Arrigoni ospiterà la presentazione del volume dedicato ai “Salmi a tre voci concertate”, nuova tappa del percorso che sta riportando all’attenzione pubblica l’opera di Giovanni Giacomo Arrigoni.
L’incontro, a ingresso libero, è promosso dall’Accademia d’archi “Giovanni Giacomo Arrigoni” e si inserisce nel programma della Setemane de culture furlane. Per il territorio pordenonese è un appuntamento che intreccia ricerca, identità locale e valorizzazione di un autore nato proprio a San Vito nel Seicento.
Un libro che riapre le fonti originali
Il volume presentato in teatro propone in edizione moderna una raccolta pubblicata a Venezia nel 1663 da F. Magni. Il titolo completo dell’opera è “Salmi a tre voci concertate et alquanti con li ripieni ad libitum, con un Magnificant a cinque voci concertate & due violini […] Opera IX […]”.
Si tratta di un lavoro importante perché rende nuovamente accessibili pagine rimaste finora poco frequentate, offrendo a studiosi, musicisti e appassionati la possibilità di leggere e affrontare oggi una parte significativa della produzione sacra di Arrigoni.
A guidare il pubblico nella presentazione saranno il professor Mauro Vidoni, curatore delle trascrizioni, il professor Franco Colussi, presidente del Comitato scientifico, e il professor Luca Canzian, componente dello stesso Comitato.
Non solo studio: in programma anche gli intermezzi musicali
La serata non avrà un taglio soltanto accademico. Accanto agli interventi di approfondimento sono previsti tre momenti musicali, pensati per restituire il clima sonoro in cui nacquero queste composizioni.
Nel corso dell’appuntamento verranno proposti brani di Arrigoni insieme a musiche di Froberger, Frescobaldi e Pasquini. Una scelta che aiuta a collocare il compositore sanvitese dentro il panorama culturale del suo tempo, mostrando relazioni, affinità e riferimenti del Seicento europeo.
Il secondo passo di un progetto editoriale più ampio
Questa nuova uscita segue quella del 2022 dedicata ai “Concerti di camera”, stampati a Venezia nel 1635. Il lavoro editoriale su Arrigoni prosegue dunque con un secondo capitolo, inserito nel progetto “Giovanni Giacomo Arrigoni (1597–1675): musicista e compositore friulano tra San Vito al Tagliamento, Vienna e Venezia”.
L’obiettivo dichiarato è riportare in circolazione un autore oggi poco noto al grande pubblico ma ritenuto dagli studiosi una presenza di rilievo nel quadro musicale del suo secolo. La pubblicazione dei “Salmi” rappresenta un passaggio centrale anche perché documenta una fase matura della sua scrittura, capace di tenere insieme contrappunto e stile concertante.
Il progetto non si limita alla stampa dei testi musicali. Accanto alla ricerca musicologica e alla collaborazione con il mondo accademico, punta infatti a creare le condizioni perché queste opere possano tornare a essere eseguite e ascoltate.
Da San Vito alle corti europee
La figura di Arrigoni conserva un forte legame con San Vito al Tagliamento, ma il suo percorso artistico andò ben oltre i confini friulani. Dopo gli inizi come organista, il compositore ricoprì incarichi importanti a Vienna, presso la corte imperiale, per poi rientrare in Friuli negli anni Quaranta del Seicento.
Nel suo cammino ci fu spazio anche per l’attività teatrale, senza che venisse meno il lavoro compositivo. Le sue musiche circolarono inoltre fuori dall’Italia, comparendo in raccolte pubblicate in area germanofona accanto a nomi di primo piano della scena del tempo.
Per questo la presentazione di venerdì ha un significato che va oltre il semplice appuntamento culturale: è un nuovo tassello nella ricostruzione di una presenza friulana che ebbe respiro europeo. E per San Vito, che a questo musicista ha dedicato anche il proprio teatro, è un modo concreto per trasformare la memoria in patrimonio vivo e condiviso.