Sanità territoriale, da Pordenone risale il caso dei gettonisti nelle Case di comunità
La segnalazione partita dal capoluogo rilanciata in Regione da Furio Honsell: sotto accusa costi, organici e squilibri rispetto ai dipendenti pubblici.
La discussione sulle Case di comunità in Friuli Venezia Giulia riparte da Pordenone. Al centro ci sono ancora una volta i medici e gli operatori a gettone, indicati dall'opposizione come il segnale di una rete territoriale che fatica a reggersi con personale strutturato.
A riportare il tema all'attenzione del Consiglio regionale è stato Furio Honsell, che ha richiamato la denuncia avanzata nei giorni scorsi da Elvia Micheli, consigliera comunale di Pordenone per Pordenone in salute. Il punto contestato riguarda il divario tra chi lavora stabilmente nel servizio pubblico e chi viene impiegato con incarichi esterni.
Il nodo sollevato dal capoluogo
La presa di posizione partita da Pordenone mette in fila due questioni: da una parte il costo del personale a gettone, dall'altra le condizioni riconosciute a queste figure rispetto ai dipendenti della sanità pubblica. Secondo Micheli, il sistema rischia di creare un'evidente disparità proprio dentro strutture pensate per rafforzare l'assistenza di prossimità.
Honsell ha fatto propria questa lettura, sostenendo che il problema non sia episodico ma legato al modo in cui viene gestito il personale nelle nuove strutture territoriali annunciate dalla Regione.
Le Case di comunità e il problema degli organici
Secondo il consigliere regionale, le Case di comunità non disporrebbero ancora di un numero sufficiente di operatori per funzionare a pieno regime. Da qui il ricorso ai gettonisti, considerato dall'opposizione una soluzione tampone più che una risposta strutturale.
Il ragionamento politico è netto: se ci sono fondi per pagare incarichi a gettone, quelle risorse potrebbero essere orientate a rendere più attrattivo il lavoro dei dipendenti pubblici, con l'obiettivo di trattenere professionalità e limitare le uscite volontarie dal sistema sanitario regionale.
Lo scontro sulle scelte della Regione
Nell'intervento di Honsell entrano direttamente anche le responsabilità politiche. Il consigliere chiama in causa il presidente della Regione Massimiliano Fedriga e l'assessore alla Salute Riccardo Riccardi, ritenendo che il modello adottato finora non abbia risolto il problema di fondo.
La critica riguarda soprattutto l'effettiva operatività delle strutture territoriali: formalmente avviate, ma secondo l'opposizione ancora dipendenti da personale esterno per garantire il servizio.
Per Pordenone, dove la segnalazione è partita in sede comunale, il tema ha un peso particolare perché tocca da vicino l'organizzazione della sanità di prossimità. Il confronto politico ora si sposta a livello regionale, ma la questione resta concreta: capire se le Case di comunità possano funzionare con organici stabili oppure continuare ad affidarsi, almeno in parte, al lavoro a gettone.