Vajont, il richiamo di Conti arriva anche nel Pordenonese: memoria e difesa del territorio
Nell’anniversario del 9 ottobre 1963 la segretaria regionale del Pd Fvg collega il ricordo delle vittime alla prevenzione del dissesto e alla sicurezza del suolo.
Il Vajont continua a parlare anche alla provincia di Pordenone, per la vicinanza storica e geografica con uno dei luoghi simbolo della tragedia del 1963. Nel giorno dell’anniversario, la segretaria regionale del Partito democratico del Friuli Venezia Giulia, Caterina Conti, ha legato quel ricordo a un tema molto concreto: la tutela del territorio e la necessità di prevenire i rischi legati alla sua fragilità.
Il riferimento è alla notte del 9 ottobre 1963, quando il disastro travolse Longarone, Erto, Casso e altri centri dell’area, lasciando quasi duemila vittime. Un passaggio della memoria che, nelle parole della dirigente dem, non può fermarsi alla commemorazione, ma deve tradursi in scelte pubbliche capaci di ridurre i pericoli per chi vive in montagna, in pianura e nelle zone più esposte.
Un messaggio che riguarda da vicino anche la Destra Tagliamento
Per un territorio come quello pordenonese, che guarda da vicino alla montagna friulana e alle sue criticità, il richiamo assume un significato particolare. Conti sostiene che il ricordo del Vajont debba diventare una responsabilità politica precisa: usare gli strumenti istituzionali e normativi disponibili per rafforzare la sicurezza del suolo e contrastare il dissesto idrogeologico.
Il punto, nel suo intervento, è chiaro: la memoria delle vittime deve trasformarsi in una linea d’azione. Non un rito civile isolato, dunque, ma un impegno continuo sulla manutenzione, sulla prevenzione e sulla capacità di evitare che errori, trascuratezza o interessi sbagliati aggravino i rischi ambientali.
Il legame con gli eventi più recenti
Nel suo ragionamento, la segretaria regionale del Pd Fvg richiama anche quanto visto negli ultimi mesi, tra incendi e alluvioni. Episodi diversi tra loro, ma uniti dallo stesso campanello d’allarme: il territorio va protetto con attenzione costante, perché la sua vulnerabilità può avere conseguenze pesanti per comunità, infrastrutture e attività economiche.
Da qui l’insistenza sulla prevenzione, indicata come la strada necessaria per limitare i danni e ridurre il rischio che eventi estremi, o situazioni peggiorate dall’incuria, si trasformino in nuove emergenze. Un tema che tocca l’intero Friuli Venezia Giulia e che interessa da vicino anche la provincia di Pordenone.
La diga come simbolo di un errore da non ripetere
Nel passaggio più netto del suo intervento, Conti definisce la diga del Vajont “un monumento contro la cecità delle istituzioni e la logica del profitto anteposta al rispetto della natura e alla sicurezza delle persone”. Una lettura politica che riporta al centro il rapporto tra sviluppo, gestione del territorio e responsabilità pubblica.
Il significato attribuito all’anniversario va quindi oltre il solo ricordo storico. Il Vajont, per Conti, resta un monito attuale su ciò che accade quando la salvaguardia dell’ambiente viene messa in secondo piano rispetto ad altre priorità.
Nel Pordenonese, dove il legame con quell’area è ancora parte della memoria collettiva, il messaggio conserva un peso particolare. L’idea rilanciata dalla segretaria dem è che da quella ferita debba nascere un impegno concreto: più attenzione al territorio, più prevenzione e una sicurezza costruita con continuità, non soltanto evocata nelle ricorrenze.