Azzano Decimo, truffa del falso figlio: bonifici per 30mila euro, parte del denaro recuperata
Un anziano del comune pordenonese ha versato quasi 30mila euro dopo messaggi ricevuti su WhatsApp. Due uomini denunciati, decisiva la segnalazione della banca.
Una serie di bonifici fuori dall'ordinario ha fatto scattare l'allarme in banca e ha evitato che il danno diventasse ancora più pesante. La vicenda riguarda un anziano di Azzano Decimo, convinto di stare aiutando il figlio e invece finito nella rete di una truffa costruita attraverso messaggi WhatsApp.
Il conto complessivo sfiora i 30mila euro. Parte della somma, però, è stata bloccata grazie agli approfondimenti avviati dopo le anomalie notate dall'istituto di credito e alla successiva attività dei Carabinieri di Azzano Decimo, coordinati dalla Procura di Pordenone.
Il sospetto nato in filiale
Prima ancora della denuncia, a far emergere il raggiro è stato il movimento inconsueto di denaro sul conto dell'uomo. I dipendenti della banca si sono trovati davanti a trasferimenti ravvicinati e di importo rilevante, incompatibili con la normale operatività del cliente.
Da lì è partita una verifica semplice ma decisiva: contattare il vero figlio. Il riscontro ha chiarito subito che quelle richieste di denaro non arrivavano affatto da lui. A quel punto ulteriori versamenti sono stati fermati e il caso è stato portato all'attenzione delle forze dell'ordine.
Come è stato raggirato l'anziano
Secondo quanto ricostruito, tutto era iniziato con un messaggio inviato da un numero sconosciuto. Dall'altra parte, qualcuno si era presentato come il figlio dell'anziano, sostenendo di trovarsi in difficoltà e di aver bisogno urgente di soldi per chiudere alcuni debiti.
L'uomo, credendo autentica la richiesta, ha eseguito più bonifici nel giro di pochi giorni. Il meccanismo ha puntato sul rapporto di fiducia familiare e sull'urgenza, due elementi che in casi simili spingono la vittima ad agire senza fare ulteriori controlli.
I conti raggiunti dal denaro
La denuncia, formalizzata nel mese di settembre, ha dato avvio agli accertamenti dei militari dell'Arma. Le verifiche si sono concentrate anzitutto sulla destinazione delle somme trasferite.
Dall'analisi bancaria sono emersi due conti correnti sui quali era confluito il denaro: uno intestato a un 24enne residente nel Casertano, l'altro a un 54enne domiciliato a Palermo. Entrambi sono stati denunciati per truffa aggravata in concorso. La loro posizione è ora all'esame dell'autorità giudiziaria, nel rispetto della presunzione di innocenza.
Utenza fittizia e prelievi documentati
Gli investigatori hanno esaminato anche il numero di telefono utilizzato per contattare la vittima. La sim risultava associata a un'identità anagrafica inesistente nei registri nazionali, circostanza che ha richiesto ulteriori approfondimenti.
Su delega della Procura sono poi state effettuate perquisizioni, mentre un altro tassello importante è arrivato dai filmati degli uffici postali. Le immagini hanno consentito di documentare i prelievi in contanti eseguiti poco dopo l'accredito dei bonifici, contribuendo al quadro investigativo.
Sequestro e somme da restituire
Per evitare che il denaro sparisse del tutto, i Carabinieri hanno eseguito un sequestro preventivo d'urgenza sul conto intestato al primo indagato. Il provvedimento è stato successivamente convalidato dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Pordenone.
Non è stato indicato l'ammontare preciso della cifra rimasta congelata, ma le somme sequestrate, una volta concluso l'iter giudiziario, saranno restituite all'anziano.
La vicenda di Azzano Decimo riporta l'attenzione su un tipo di raggiro che continua a colpire anche nel territorio pordenonese: quando una richiesta di denaro arriva da un nuovo numero e fa leva su un'emergenza familiare, il controllo più utile resta sempre uno, verificare direttamente con la persona interessata prima di disporre qualsiasi pagamento.