Da Gemona un messaggio che arriva anche al Pordenonese: memoria del sisma e valore del “Modello Friuli”
Nel giorno dell’anniversario del terremoto del 1976, a Gemona le massime istituzioni dello Stato per l’omaggio alle vittime e alla ricostruzione friulana.
La lezione lasciata dal terremoto del 1976 continua a parlare a tutto il Friuli Venezia Giulia, anche ai territori che non furono l’epicentro della distruzione ma che si riconoscono in una stessa storia regionale. A Gemona, nel giorno dell’anniversario del sisma, la commemorazione ha riunito le più alte cariche dello Stato in uno dei luoghi più simbolici della memoria friulana.
Al cimitero cittadino è stata deposta una corona davanti al monumento che ricorda le vittime del 6 maggio 1976. Un gesto essenziale, ma dal forte significato pubblico, dedicato alle quasi mille persone che persero la vita in una tragedia rimasta impressa nella coscienza collettiva del Friuli.
Alla cerimonia hanno partecipato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il ministro Giancarlo Giorgetti e il presidente della Regione Massimiliano Fedriga, insieme ai rappresentanti istituzionali del territorio.
Una ricorrenza che riguarda l’intera regione
Per una testata del Pordenonese, la giornata di Gemona non è soltanto una pagina di cronaca istituzionale: è il richiamo a un passaggio che ha segnato l’identità dell’intero Friuli. La ricostruzione seguita al sisma, infatti, è diventata nel tempo un riferimento ben oltre i confini delle aree più colpite, fino a trasformarsi in un modello riconosciuto a livello nazionale.
Fedriga ha insistito proprio su questo aspetto, evidenziando come la presenza dei vertici dello Stato dia il senso del rilievo assunto da quella vicenda. Non solo il ricordo di una ferita profonda, ma anche il riconoscimento di una capacità collettiva che seppe rimettere in piedi paesi, servizi e legami sociali.
La premier Giorgia Meloni ha richiamato il valore del Friuli come esempio per il Paese, in una giornata costruita attorno alla memoria delle vittime ma inevitabilmente legata anche a ciò che accadde dopo: la scelta di reagire senza disperdere comunità e radici.
Il significato del “Modello Friuli”
Nel corso della commemorazione è tornato al centro il cosiddetto “Modello Friuli”, spesso evocato quando si parla di ricostruzione. Fedriga ne ha sottolineato il contenuto più profondo: non una semplice risposta edilizia o amministrativa, ma un percorso fondato su responsabilità dei territori, collaborazione tra istituzioni e partecipazione delle comunità locali.
È in questo quadro che il terremoto del 1976 ha assunto un valore che va oltre la cronaca storica. La ricostruzione non riguardò soltanto edifici, strade e abitazioni, ma anche la possibilità di restare, di ripartire e di dare continuità alla vita dei paesi colpiti.
Un messaggio che conserva peso anche oggi, perché lega memoria e futuro. Il riferimento all’autonomia e al decentramento, richiamato dal governatore, si inserisce proprio in questa lettura: la capacità di dare risposte vicine ai territori fu uno degli elementi decisivi di quella ripartenza.
Prima di tutto il ricordo delle vittime
Al centro della mattinata è rimasto comunque l’omaggio a chi non sopravvisse al sisma. Prima della narrazione della rinascita, c’è il dovere di fermarsi davanti ai nomi, alle famiglie spezzate, alle comunità che subirono perdite enormi in poche drammatiche ore.
La scelta di iniziare dal cimitero di Gemona ha dato alla ricorrenza un tono preciso: mettere in primo piano chi non c’è più e restituire alla memoria pubblica il volto umano di quella tragedia. Solo da lì prende senso anche il racconto della ricostruzione, che non cancella il dolore ma ne custodisce l’eredità.
La presenza di Mattarella, Meloni e Giorgetti ha rafforzato il profilo nazionale della commemorazione, ma il cuore della giornata è rimasto locale e friulano: il rapporto tra memoria, identità e responsabilità condivisa.
Un’eredità che parla anche alle nuove generazioni
A quasi cinquant’anni da quel 6 maggio, il terremoto del Friuli continua a essere raccontato non solo come un evento devastante, ma come un passaggio da cui nacque una nuova consapevolezza civile. È questa l’eredità che la commemorazione di Gemona ha voluto rilanciare.
Per tutto il territorio regionale, Pordenonese compreso, il significato della giornata sta proprio qui: nella capacità di trasformare il ricordo in un impegno concreto, custodendo l’esempio di una terra che seppe reagire unita e costruire di nuovo case, comunità e prospettive.
Nel raccoglimento del cimitero di Gemona, il messaggio emerso è stato netto: onorare le vittime significa anche non disperdere quella lezione di coesione e responsabilità che dal 1976 continua a rappresentare uno dei tratti più forti dell’identità friulana.