Ospedale di Pordenone, debutta la denervazione renale: primi due trattamenti eseguiti in regione

La nuova procedura per l’ipertensione che non risponde bene ai farmaci è stata applicata il 13 ottobre dal team di Cardiologia dell’ospedale cittadino.

28 ottobre 2026 19:35
Ospedale di Pordenone, debutta la denervazione renale: primi due trattamenti eseguiti in regione -
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Per i pazienti della provincia che convivono con una pressione alta difficile da tenere sotto controllo, all’ospedale di Pordenone si apre una strada terapeutica in più. Il 13 ottobre la struttura sanitaria ha eseguito due denervazioni renali, interventi conclusi regolarmente e senza complicazioni.

Il dato ha un rilievo che va oltre il singolo reparto: si tratta infatti delle prime procedure di questo tipo realizzate in Friuli Venezia Giulia. A introdurle è stata la Cardiologia diretta da Daniela Pavan, con il lavoro dell’Emodinamica interventistica.

Un passaggio nuovo per la sanità del territorio

Per il Pordenonese l’avvio di questa tecnica significa poter contare su un’opzione specialistica in più all’interno del sistema sanitario locale, senza uscire dalla regione per accedere a un trattamento già impiegato in altri contesti clinici.

I due interventi sono stati effettuati da Stefano Cortesi, medico dell’Emodinamica interventistica coordinata da Andrea Pascotto. Determinante anche il contributo del personale infermieristico e la collaborazione con la Nefrologia, che ha seguito l’individuazione dei pazienti candidati alla procedura.

Quando i farmaci non bastano

La denervazione renale viene presa in considerazione nei casi di ipertensione resistente, cioè quando la terapia farmacologica non riesce a garantire un controllo soddisfacente dei valori pressori.

Il tema non è secondario, perché la pressione elevata resta uno dei principali fattori di rischio sul fronte cardiovascolare. È una condizione che favorisce l’aterosclerosi e che può aumentare la probabilità di eventi seri come ictus, infarto e danno renale.

Nel quadro richiamato da Asfo, le patologie cardiovascolari continuano a rappresentare una delle cause di morte più rilevanti nei Paesi industrializzati. L’azienda sanitaria sottolinea inoltre che chi non riesce a mantenere la pressione al di sotto di 140/90 mmHg ha un rischio più alto di sviluppare precocemente complicanze rispetto ai pazienti che rispondono bene ai medicinali.

Come funziona la procedura eseguita a Pordenone

Il trattamento agisce sui segnali nervosi coinvolti nei meccanismi che contribuiscono alla regolazione della pressione arteriosa. In particolare entra in gioco il sistema nervoso simpatico, che influenza il flusso di sangue ai reni, la ritenzione di sali e l’attività del sistema renina-angiotensina.

In alcuni pazienti proprio questi processi aiutano a mantenere alti i valori pressori. L’obiettivo della denervazione renale è quindi ridurre la trasmissione di tali impulsi, così da favorire un miglior equilibrio della pressione nel tempo.

Il ruolo del catetere e il percorso clinico

La tecnica viene praticata in sedazione profonda. Il medico accede attraverso un’arteria femorale e introduce un catetere ablatore che rilascia energia a radiofrequenza a livello delle arterie renali.

Non si tratta però di una procedura applicabile in modo generalizzato: la selezione dei pazienti è parte essenziale del percorso, ed è proprio su questo fronte che si inserisce il lavoro condiviso tra Nefrologia ed Emodinamica interventistica.

Per ora il risultato comunicato riguarda il buon esito tecnico dei primi due trattamenti eseguiti a Pordenone. La verifica degli effetti sul controllo della pressione richiederà invece il successivo follow-up clinico dei pazienti presi in carico.

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