Rete di sfruttamento delle badanti, perquisizioni anche a Pordenone nell’inchiesta partita da Bolzano

L’operazione della Guardia di Finanza tocca anche il Friuli: 29 arresti, 95 perquisizioni e 101 indagati per documenti falsi e caporalato.

07 ottobre 2026 18:54
Rete di sfruttamento delle badanti, perquisizioni anche a Pordenone nell’inchiesta partita da Bolzano -
Condividi

C’è anche la provincia di Pordenone tra i territori interessati dalla vasta indagine coordinata dalla Procura di Bolzano su un presunto sistema di reclutamento illecito di assistenti familiari straniere. Il bilancio provvisorio dell’operazione parla di 29 arresti in flagranza, 95 perquisizioni e 101 persone denunciate.

Il filone investigativo, sviluppato dalla Guardia di Finanza, riguarda una rete che avrebbe favorito l’arrivo e l’impiego di donne georgiane come badanti attraverso identità alterate, documenti contraffatti e codici fiscali ottenuti con dati non veritieri. Tra le province raggiunte dagli accertamenti figura anche quella pordenonese, insieme ad altri territori del Friuli Venezia Giulia.

Il passaggio in Friuli nell’operazione nazionale

L’attività è scattata nelle prime ore della giornata con l’impiego di circa 220 militari in diverse regioni italiane. Oltre a Pordenone, i controlli hanno riguardato anche Udine e Gorizia, nell’ambito di un’inchiesta che si estende pure a Trento, Bolzano, Bologna, Pisa, Reggio Emilia, Reggio Calabria e Crotone.

Per il territorio pordenonese, al momento, il dato certo è l’inserimento della provincia nel perimetro delle perquisizioni disposte dagli inquirenti. Gli investigatori stanno acquisendo materiale e dispositivi ritenuti utili per ricostruire i rapporti tra i vari indagati e il funzionamento della presunta organizzazione.

Come avrebbe agito il gruppo

Secondo la ricostruzione investigativa, il nucleo dell’attività illecita sarebbe stato radicato in Alto Adige, con collegamenti in più zone del Paese. Al centro dell’indagine ci sarebbero due donne georgiane indicate come figure di riferimento per il reclutamento di connazionali in cerca di lavoro.

Le lavoratrici, una volta arrivate in Italia, sarebbero state inserite nel settore dell’assistenza domestica e familiare. Un cittadino italiano, secondo quanto emerso, avrebbe messo a disposizione alloggi per ospitarle prima del collocamento presso le famiglie.

L’agenzia usata come copertura apparente

Uno snodo importante, nelle contestazioni mosse dalla Procura, sarebbe rappresentato da un’agenzia di collocamento con sede a Merano. La struttura risultava formalmente in regola e questo, sempre secondo gli inquirenti, avrebbe contribuito a far apparire corrette le assunzioni agli occhi dei datori di lavoro.

La stessa Procura ha chiarito che le famiglie presso cui le donne venivano impiegate non sarebbero coinvolte nei reati contestati e avrebbero agito senza conoscere il meccanismo che stava dietro alle assunzioni. Diversa invece la posizione attribuita ai gestori dell’agenzia, ritenuti consapevoli della reale situazione delle lavoratrici.

Documenti falsi e norme aggirate

Il sistema, stando agli atti dell’indagine, si sarebbe fondato sulla manipolazione dei dati anagrafici e sulla produzione di documenti di identità falsi. In questo modo più di cento donne georgiane sarebbero state fatte passare per cittadine comunitarie, ottenendo così codici fiscali non corrispondenti alla loro effettiva posizione.

Per gli investigatori, questo stratagemma avrebbe consentito di superare i vincoli previsti per l’assunzione di lavoratori extracomunitari e di eludere i limiti fissati dal decreto flussi. È su questo presunto meccanismo che si concentrano diverse delle accuse formulate nell’inchiesta.

Le condizioni imposte alle lavoratrici

Dalle verifiche sarebbe emerso anche un quadro di forte dipendenza delle donne dalla rete che ne gestiva spostamenti e occupazione. In alcuni casi, secondo la Guardia di Finanza, i documenti personali sarebbero stati trattenuti e le lavoratrici trasferite da una famiglia all’altra senza una reale possibilità di scelta.

Alle difficoltà legate alla condizione di irregolarità si sarebbe aggiunta, sempre in base all’ipotesi accusatoria, la richiesta di consegnare una parte della paga oppure somme e regali in cambio dell’impiego e della finta regolarizzazione. Sono elementi che rientrano nella contestazione di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.

Arresti, indagati e fase del procedimento

Nel corso dell’operazione sono finite in arresto 29 persone trovate, secondo gli investigatori, con documenti falsi validi per l’espatrio. Quel materiale è stato sequestrato e sarà ora esaminato nell’ambito degli ulteriori approfondimenti disposti dall’autorità giudiziaria.

Nel complesso gli indagati sono 101. I reati ipotizzati comprendono caporalato, fabbricazione e detenzione di documenti di identificazione falsi, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e violazioni legate all’ingresso e alla permanenza irregolare nel territorio dello Stato. Il procedimento è nella fase preliminare e per tutte le persone coinvolte resta ferma la presunzione di innocenza fino a un eventuale accertamento definitivo in sede giudiziaria.

Segui Diario di Pordenone